Scacco al re in una mossa
Possiamo dividerci sull’opportunità di avere intrapreso quella che molti definiscono una “guerra” ed altri una “missione” ma su una cosa risulta difficile non trovare un punto di incontro: se l’abbiamo fatta, l’abbiamo fatta bene. Bene nel senso che il governo, sotto la sapiente regia del Ministro della Difesa, Antonio Martino, ha mantenuto un comportamento lineare e coerente nella gestione fattuale e mediatica di questo processo.
L’unico vero incidente è stato l’attentato che ha provocato la morte di nostri connazionali a Nassirija che, forse, si poteva evitare. Per il resto e nonostante l’ostilità ed i pregiudizi di buona parte del mondo politico, dell’opinione pubblica, degli inviati di ONG italiane e di parte dei media, gli italiani hanno centrato gli obbiettivi che si erano posti, hanno mantenuto una posizione equilibrata, senza comportamenti scandalosi come in Somalia, rispondendo in modo ordinato ed efficiente agli attacchi ed hanno fornito alla popolazione ed alle neo-insediate autorità irachene un sostegno positivo e concreto per la ricostruzione del paese. Non ultima, va rilevata una insospettabile capacità di relazionarsi alle autorità religiose sciite, senza il cui supporto non si sarebbe potuto fare così tanto.
In tutto questo scenario, Martino ha sempre tenuto un profilo basso, accorto, attento a non esporsi eccessivamente e, ben conscio del fatto che, avendo la maggioranza degli italiani contro, non era sul terreno della discussione politica che avrebbe giocato la partita ma su quello dei fatti. E i fatti gli hanno dato ragione.
Adesso che siamo in fine di legislatura Martino ci mostra che non è stato solo capace di gestire al meglio una situazione difficilissima ma che, anche da un punto di vista politico e mediatico, è in grado di sfidare gli avversari. A campagna elettorare avviata, piazza un uppercut politico alla sinistra e annuncia che ritireremo le truppe entro la fine del 2006.
Questa decisione ed il suo annuncio ben gestito dal un punto di vista della comunicazione, di fatto espropriano la sinistra di uno dei temi principali sui quali basare l’assalto alla CDL in vista delle elezioni. Martino non ha voluto fare lo stesso errore di Aznar e mette il suo partito ed i suoi alleati in condizione di affrontare il giudizio dell’urna con la gestione del problema Irak nelle proprie mani. D’altronde sarebbe stato un grosso errore prendersi tutti i riflessi negativi della missione e lasciare all’Unione e soci la possibilità di presentarsi trionfanti agli elettori, con i meriti di chi conclude per il meglio un’avventura considerata fallimentare.
Se il Centro-Sinistra vincerà le elezioni non potrà più utilizzare i primi “100 giorni” per togliere facilmente consensi agli avversari sul terreno della politica estera, anzi, non potrà fare a meno di affrontare problemi anche più scottanti di quell’area, come quello Iraniano e Palestinese. Vedremo che ne dice Bertinotti.


Scrivi un commento