La Palestina come l’Algeria?
Si dibatte intensamente in queste ultime ore sulla vittoria a sorpresa di Hamas nelle elezioni palestinesi. In verità il risultato, pur essendo andato oltre le attese, era da prevedere anche perchè ci sono stato dei precedenti illustri come quello dell’ Algeria.
Siamo negli anni ‘80, l’Algeria è un paese ricco di risorse, controllato da una oligarchia di burocrati che hanno creato, nell’alveo dell’Africa maghrebina, una società con connotati abbastanza laici. La religione dominante è l’Islam ma c’è una netta separazione tra stato e potere religioso. Nelle moschee non ci sono fermenti integralisti. L’influenza di una classe alto-borghese e degli intellettuali, accademici universitari, è molto forte. Così pure dell’esercito, ben organizzato, pagato e conscio della vittoria nella battaglia anti-colonialista.
Ma c’è un elemento che mina la convivenza sociale. Uno di quei malcostumi che, se vanno oltre certi limiti, creano un risentimento nella massa della popolazione e diventano una potenziale mina per il futuro pacifico del paese: la corruzione.
La ricchezza è in mano a pochi, la burocrazia fa pesare i suoi privilegi permeando ogni aspetto della vita dei cittadini. In questo contesto qualcuno trova lo spazio per creare ampi consensi. E’ il FIS, organizzazione fortemente finanziata dall’Arabia Saudita, che, rapidamente, trova consensi tramite l’utilizzo di una strategia che solo oggi ben comprendiamo.
Questa si basa su alcuni pilastri, chiari e precisi: fornire assistenza ed un aiuto economico e sociale ai poveri, assicurandosene il supporto ed il voto in caso di elezioni; fare delle campagne di lotta alla corruzione; utilizzare il Corano come punto di riferimento certo per indottrinare la popolazione; creare luoghi propri di aggregazione, le moschee; risvegliare nella popolazione un sentimento di orgoglio nazionale, sull’onda della vittoria nella battaglia colonialista.
Alle elezioni del 1991 il FIS trionfa. Il governo, con il supporto di buona parte degli intellettuali e con l’esercito al fianco, dichiara l’organizzazione fuori legge e annulla il voto. Il FIS cala la maschera e, nei 6 anni seguenti, la guerra civile provocherà 150.000 - 200.000 morti.
La palestina ha avuto, fin’ora, un cammino simile. Con alcune differenze.
La prima è che l’ANP non aveva al suo fianco l’esercito. Anzi, l’esercito non c’è proprio in Palestina, ci sono solo un paio di poliziotti e dei guerriglieri. La seconda è che Hamas non è stata assistita e finanziata solamente da governi arabo-musulmani e neanche in modo tanto segreto. Ha ricevuto aiuti economici, ideologici, politici e di solidarietà da varie parti del mondo occidentale, anche in modo istituzionale. La ragione è che c’è di mezzo Israele e, si sa, quando è così i moti anti-sionisti possono riservarci delle sorprese. La terza è che chi deteneva il potere prima non era una oligarchia ma un dittatore che non ha permesso la creazione di una borghesia influente nè di una classe di intellettuali.
Inoltre il FIS non dava segni di potere essere un’organizzazione armata. Per lo meno non in modo così chiaro come Hamas. E questa è la cosa più grave: i palestinesi, al contrario degli algerini, sapevano di dare il voto ad un’organizzazione terroristica e sanguinaria.
Ma ciò che accomuna queste due situazioni è la domanda che ci dobbiamo porre circa un certo concetto di democrazia: possiamo accettare che organizzazioni palesemente terroristiche o che acquisiscono consensi al di fuori delle leggi possano partecipare ad elezioni democratiche? E come pensare di potere mettere al bando assciazioni politiche se inizialmente partecipano alla vita del paese in modo legittimo?
Io credo che, nel caso di Hamas, bisognava farlo, prima. Era legittimo per la democrazia palestinese, quella reale, non formale. In questo sono d’accordo con Magdi Allam e con Paolo di Lautreamont: l’ascesa (democratica) al potere di queste organizzazioni legittima formalmente la democrazia ma rischia di distruggerla nella realtà.
Dobbiamo ricordarci che Hamas per arrivare al successo ha utilizzato due strumenti illegittimi da un punto di vista giuridico e politico: lo scambio di voti con la popolazione (ti do aiuto, ti do soldi, mi dai il voto) e la promessa di uno stato palestinese senza Israele.
Ma forse la ragione vera della vittoria di Hamas sta da un’altra parte. E’ stata la debolezza dell’ANP, eredità diretta di quel dittatore di Arafat. Per Hamas è stato un gioco da ragazzi promettere più legalità, meno corruzione ed un riscatto. Lo potremmeo definire un populismo armato.
Qualcuno ha sostenuto che adesso non c’è più posto per le ambiguità, nè per noi (UE), nè per Hamas.
Ma chi è pronto a scommettere che sia veramente possibile interagire senza ambiguità per due modelli geneticamente ambigui? Stiamo parlando di qualcosa di reale o di un desiderio formale?


deborah fait ha scritto:
Bellissima analisi , Cantor. Complimenti. Da aggiungere che alle spalle di Hamas sta qualcuno ancora piu’ pericoloso dell” Arabia Saudita. L’Iran con i suoi hezbollah.
Pubblicato il 29-Gen-06 alle ore 7:20 | Permalink
Cantor ha scritto:
Già, hanno dietro l’Iran. E hanno vinto e sono al potere. Tempi duri.
Pubblicato il 29-Gen-06 alle ore 11:51 | Permalink