Quasi quasi ci penso…
Berlusconi è un tipo un pochino vanitoso. Forse lo sa, forse no. Comunque è un pò vanitoso. Per questo fa fatica a pensarci: a cosa succederebbe se, a meno di 3 mesi dalle elezioni, prendesse una decisione shock per la quale dovrebbe rinunciare al suo status. Parlo di concordare con i suoi alleati un personaggio politico diverso da lui che prenda subito in mano la leadership della CDL e che sia il candidato premier in caso di vittoria.
Certo che lasciare il posto, auto-licenziarsi sperando che, se tutto andrà bene, potrà poi risalire al Quirinale, non è cosa da tutti i giorni per il Cavaliere. Dovrebbe fare un ritiro solitario e meditare in modo approfondito su cosa succederebbe in questo paese se la CDL perdesse e se la coalizione “sinistra” riuscisse a stare in piedi per 5 anni.
Cinque lunghissimi anni di Bertinotti, Pecoraro, Rizzo, Diliberto, Finocchiaro, Angius, Salvi, Di Pietro, Rosi Bindi, Castagnetti e, ovviamente, di Prodi e di tutti gli altri; con contorno di magistrati, sindacati, corporazioni varie, poteri forti, le coop e le banche. Sempre che non ci si metta pure Pannella che mi sta pure simpatico.
Non ci resterebbe che emigrare, a noi e a lui.
Pare sia abbastanza chiaro che siamo fuori tempo massimo per la vittoria. Rove o non Rove, sembra proprio difficile che una riproposizione di contratti con gli elettori e di campagne mediatiche contro l’avversario comunista, possano riportare il Berlusca nel cuore degli elettori indecisi, quelli che nel 2001 un passo l’avevano fatto: votarlo per il cambiamento, per rivoltare il paese come un calzino. Ma i cambiamenti, si sa, fanno correre rischi e forse non se ne sono corsi abbastanza.
In ogni caso, se di cambiamenti vogliamo parlare, l’elettorato sul quale si dovrebbe puntare è quello che li vuole in senso liberale. Più libertà intesa come meno dipendenza da un sistema statale e privato che ci fa vivere tra gli scioperi Alitalia, le proteste no-TAV, i vagoni ferroviari lerci, i blocchi delle autostrade, gli sprechi nella sanità, nel sistema pensionistico, i privilegi delle corporazioni e così via.
E chi potrebbe rappresentare un’alternativa che non ci faccia rimpiangere il Cavaliere?
Proviamo a fare la conta.
Casini: troppo democristiano. Fini: troppo a destra. Tremonti: troppo antipatico. Pisanu: troppo basso e troppo sardo. Moratti: teniamocela a Milano, sennò finisce male pure lì. Formigoni: troppo rischioso se si scopre che ha messo lo zampino nell’affare Oil for Food. Letta: troppo impomatato. Maroni: troppo leghista. La Malfa: fa troppo 1a Repubblica. Alemanno: no, è praticamente un ex-comunista. Buttiglione: non se ne parla, ci perdiamo i voti gay. Castelli: parla solo brianzolo.
Io penso che varrebbe la pena scegliere un outsider. Uno bravo, inattaccabile, con un curriculum di tutto rispetto, i risultati alla mano, un profilo culturale ed umano altissimo e con un modo di porsi rassicurante; last but not least, un liberale D.O.C., sennò che rivoluzione è?
Scommetterei sul Prof. Antonio Martino, Ministro della Difesa, mi farei da parte e gli lascerei carta bianca.
Per me vinciamo alla grande.


albatroferito ha scritto:
Berlusconi crede di essere Unto dal Signore … e questo lo sappiamo.
Ma sai qual’è il problema oggi? Il vero problema è che Prodi crede di essere Berlusconi!
Se lui non esce da questa condizione, non sono poi così sicuro che si vinca.
Pubblicato il 27-Gen-06 alle ore 13:01 | Permalink