Hamas! Hamas! Hamas

Hamas, Hamas e ancora Hamas. Dopo la sua deflagrante vittoria, non si parla d’altro. E i commentatori si dividono in due fazioni: chi è pro-trattative e riconoscimenti e chi è contro.

Tra i primi Emma Bonino, la quale, nell’intervista sul Corriere fa autogol già nelle primissime affermazioni: “Hamas ha vinto e in campagna elettorale ha fatto promesse che dovrà mantenere”: e chi l’ha detto che dovrà mantenere qualcosa? Forse che improvvisamente Hamas è diventata un’organizzazione con una genesi fortemente democratica, abituata a confrontarsi con il giudizio dell’elettorato? Non mi pare. Emma, poi continua: “…e avrà bisogno di riconoscimento internazionale…”: perché forse non è già riconosciuta? Non intendiamo in quanto organizzazione terroristica ma come interlocutore dell’occidente. Non per niente nessuno ha messo in questione la sua legittimità di partito politico in queste elezioni.
Bonino, ancora: “Credo che con questi signori che hanno usato ed usano il terrorismo, si debba discutere, ponendo condizioni molto precise”. Emma non fa un riferimento preciso a quelle che dovrebbero essere le condizioni, anche se, nel seguito dell’intervista, parla di “mantenimento della tregua con Israele”. Se le condizioni si riducono a quello, ci sentiamo di dissentire completamente. L’unica vera condizione dovrebbe essere l’espressa rinuncia, nelle intenzioni e nei fatti, alla volontà di distruggere il paese loro vicino, senza la quale nessuno dovrebbe poter essere legittimato.

Magdi Allam, come sempre ben coerente sulle sue posizioni, è tra quelli che sostengono l’inopportunità di trattare. Nell’editoriale sul Corriere, non lesina pesanti critiche all’occidente, reo di continuare ad assumere atteggiamenti contradditori da un punto di vista politico e di mostrare debolezza nei confronti del terrorismo, perdonando ad Hamas centinaia di morti.

Ma la considerazione più interessante ed al tempo stesso più allarmante, è che qualsiasi organizzazione terroristica o criminale adesso sa che è sufficiente presentarsi come interlocutore politico, vincere un’elezione e assumere il potere: se questo processo si inserisce in un contesto formalmente democratico, sa anche che l’occidente non avrebbe nulla da obiettare. Infine Allam fa una affermazione inquietante: Hamas non potrà mai evolvere pacificamente e l’intenzione di distruggere Israele ne è una comprova. Conclude quindi che l’unico atteggiamento corretto sia quello di non trattare e di sostenere quegli interlocutori palestinesi che possano promuovere una società compatibile con i valore dell’occidente.

Angelo Panebianco, invece, non si schiera né da una parte o né dall’altra. Ci descrive due possibili scenari per il futuro. Cito solo il primo perché, nei fatti immediatamente successivi alla vittoria politica, Hamas già mostra di confermare: il governo palestinese terrà un atteggiamento apparentemente conciliante, responsabile, lascerà momentaneamente alle spalle i propositi terroristici e manterrà la tregua con Israele. Tutto ciò per consolidare la sua posizione governativa ed aspettare giorni migliori per rilanciare l’offensiva armata.

Credo che Panebianco abbia colto nel segno.

Hamas è già all’opera. Ci fa sapere che sono “desiderosi di dialogare con l’Europa e addirittura con gli Stati Uniti, sempre che….

Come Allam ha più volte sottolineato, i problemi principali nel processo di dialogo con molte organizzazioni arabo-islamiche, come, per esempio, i Fratelli Musulmani, sono la loro infinita ambiguità ed il loro dogmatismo tetragono.

Per questo non ci meraviglia sapere che, dopo la presa democratica del potere, Hamas abbia già teso le prime imboscate alle forze di polizia del proprio paese. Un perfetto esempio di ambiguità.

Se il buongiorno si vede dal mattino, non c’è nulla di buono da aspettarsi.

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Comments (6) lasciato to “Hamas! Hamas! Hamas”

  1. Maralai ha scritto:

    La situazione ti dice che l’obiettivo prioritario dell’occidente è quello di disarmare Hamas; ha vinto le elezioni. Con Hamas disarmata e pacifica, trattare non si può; si deve.

  2. Cantor ha scritto:

    Lo sai che hanno già cominciato a sparare? E pure sui loro concittadini?

    Io non ho nulla incontrario a disarmarli e a trattare e dialogare. Almeno in linea di principio. Alle fine è solo una questione di realismo. Non di formalismo.

  3. Leachor ha scritto:

    Cantor, grazie!
    Finalmente ho trovato un blog per me.
    A parte i commenti aval ma la’asot?

  4. Cantor ha scritto:

    Prego Leachor.
    Ma che vuol dire quella espressione dialettale? Se va male la sotto?
    Boh!!!
    Illuminami!
    Io sono di Milano, sai, un cittadino borghese che non hai mai parlato nessuno dialetto. Sigh!

  5. Leachor ha scritto:

    Ciao Cantor, no, questa e’ una frase in ebraico e significa “che cosa vuoi fare”? Ti saluto

  6. Cantor ha scritto:

    Se la domanda è cosa farei io in questa situazione, beh, non sarà bello da dire ma credo che l’unico modo per ragionare con quel popolo, (perchè bisogna parlare di popolo - Hamas e ANP non sono altro che il suo specchio), è di tenerli “per le palle”.

    Per esempio ormai sono abituati a vivere sulle spalle degli Usa, UE e Israele che gli danno una sfracassata di soldi.
    Ecco, comincerei da li, dai soldi.
    E subito.
    Senza aspettare ulteriori mosse diplomatiche di Hamas.

    Poi si vedrà.

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