Prodi gioca a fare il folletto elettorale

Romano Prodi si toglie la maschera. Dietro la quale mostra una faccia forse non nuova e sicuramente sospettabile.

Come potrebbe essere altrimenti per un campione dello statalismo burocratico nonché nostalgico del manierismo democristiano?
Dopo l’annuncio della fusione di Gaz de France con Suez, ha approfittato della situazione per mettere alla prova il nazionalismo stizzito di buona parte della opinione pubblica italiana e la capacità del nostro governo di fare sentire la voce grossa in Europa.

La mossa elettorale è senza dubbio azzeccata, visto che qualsiasi intervento in sede UE, seppure imperioso, non porterà ad alcun risultato, data la sudditanza della nostra politica allo strapotere dei maggiori partner continentali.

Prodi sostiene che si dovrebbe reagire con il metodo del pan per focaccia. Se la Francia ci fa lo sgambetto, dobbiamo fare altrettanto: ostacolare l’OPA Bnl da parte di Bnp Paribas, congelare i diritti di voto di EDF in Edison, non permettere che le aziende francesi facciano un sol boccone della grande distribuzione, fare una fusione tra ENI ed ENEL e così via. Un intervento degno del più smaccato protezionismo, una dichiarazione di guerra diplomatica.

Mi pare un comportamento, nella forma, assimilabile a quello di un ragazzino che, reagendo in modo isterico ed infantile allo sgarbo di un suo coetaneo che gli aveva rubato un giocattolo, glielo strappa di mano e lo distrugge.

Sì perché, in sostanza, di questo si tratta. Cioè di un’intenzione suicida.

Benedetto della Vedova dice le uniche cose giuste in questa situazione.

Parla, per un verso, della necessità di reagire a livello diplomatico, denunciare con forza la politica autarchica e le pratiche protezionistiche del governo francese e ribadire le regole e lo spirito del mercato unico che sono violate in barba alle più elementari esigenze di libera circolazione dei capitali e delle merci. In questo caso il fatto è ancora più scandaloso perché si tratta di un paese che, quando si muove all’estero e quindi anche in Italia, non ha remore a lasciare briglia sciolta ai suoi gruppi industriali di fare shopping selvaggio, magari in settori particolarmente protetti.

Questo comportamento, infatti, rischia di mettere la parola fine al mercato unico ed all’integrazione europea, già fiaccata dalla bocciatura costituzionale.

Ma…pensare che la strada sia la ritorsione che utilizza lo stesso metodo, quello protezionista che causerebbe un danno al consumatore, è pura follia.

La mossa di Prodi è propagandistica.

La soluzione non si può delineare in un’improvvisa chiusura politica alla concorrenzialità dei mercati ma, semmai, proprio nell’atto coraggioso di proclamare e perseguire le libertà di circolazione e le concorrenzialità a favore del cittadino.

Se prendiamo ad esempio l’Opa di BNL e ci immaginiamo che questa banca non passi sotto le ali di BNP o di qualsiasi altro istituto di credito di maggiori dimensioni ed efficienza, non dobbiamo poi lamentarci per i poveri utenti, per i risparmiatori e per le imprese che continuerebbero a pagare il prezzo di imprese creditizie inefficienti, esose e pronte ad approfittare di un settore protetto e poco competitivo. Lo stesso discorso vale per la GDO, la grande distribuzione, nella quale, i maestri francesi, hanno introdotto nuovi modelli di business, a vantaggio loro ma anche del consumatore: vogliamo forse tornare alle micro botteghe inefficienti e costose? Crediamo di no.

Dovremmo invece prendere l’esempio della Gran Bretagna, l’economia più dinamica del continente i cui governi hanno già da tempo deciso che ogni operazione aziendale, condotta secondo certe regole e che porti dei vantaggi per l’economia, non vada ostacolata neanche nel caso che permetta l’entrata di gruppi stranieri nel mercato britannico. Forse che qualcuno ha avuto da ridire quando l’americana Ebay si è fatta un sol boccone di Skype che rappresenta il futuro delle telecomunicazioni?

In tutti questo rumorio di polemiche, la cosa forse più stupefacente è il comportamento del quotidiano il Riformista, il cui vice-direttore, Oscar Giannino, è conosciuto come un liberale incallito: domani, infatti, usciranno con un articolo a favore delle posizioni prodiane, degno del più scalmanato dei tifosi. Ma, si sa, anche i migliori hanno un prezzo: quello delle elezioni, visto che il direttore Polito sarà in quota proprio alla Margherita.

Peccato, un’altra occasione di libertà mancata.

Internet e censura totalitaria.

Di Michelle Malkin ho già scritto.

Per me rappresenta il simbolo dell’occidente intellettuale coraggioso, femminile, destinato ad essere uno dei pochi baluardi di difesa della modernità sociale e culturale laica.

E’ americana ma di origine asiatica e quindi incorpora la fusione di civiltà ed il multiculturalismo che vorrei, nel quale si fondono i lati migliori di due continenti per dare vita ad un nuovo soggetto, che supera quelli precedenti e che permette un salto in avanti alla nostra civiltà. L’esempio che ispira agli altri ad elevarsi, ad evolvere.

Quando avevo scritto di lei, si trattava di una semplice segnalazione del fatto che il provider presso il quale è ospitato il suo blog era stato oggetto di attacchi da parte di hacker, presumibilmente di area medio orientale.

Qualche giorno dopo, alcuni suoi lettori che vivono negli Emirati Arabi Uniti, le hanno mandato delle mail informandola che il suo sito non era più consultabile.

È emerso che ora non è più visibile da quegli stati e che ciò è reso possibile dall’utilizzo del software “Smart Filter” che i governi obbligano ad installare agli ISP fornitori di accesso ad Internet.

Smart Filter è prodotto da una azienda degli Stati Uniti, la Secure Computing che ha dichiarato di non avere mai venduto le sue licenze in paesi “proibiti” dall’amministrazione americana.

Purtroppo la Tunisia non è fra questi e una copia licenziata del software è arrivata proprio lì. Si suppone che, debitamente crakkata, abbia cominciato a fare il giro del Medio Oriente tanto che adesso il fenomeno si sta propagando all’Iran, al Sudan, alla Siria e, appunto, alla UAE.

La possibilità di controllo degli accessi e quindi della consultabilità di qualsiasi sito è quasi totale in tutti gli stati medio orientali dove, per ovvi motivi di “liberta di espressione”…, gli ISP sono, quasi sempre, di proprietà o controllati dallo stato.

La Malkin non è l’unica vittima di questo stato di cose: in realtà la censura islamica di Internet esiste già da tempo ma è stata fin’ora limitata ai siti pornografici.

La novità è che alle peculiarità sessuofobiche tipiche della cultura musulmana (ma non solo…) adesso si aggiungono quelle anti-libertà-di-espressione, visto che della Malkin tutto si può dire tranne che sia un editore porno.

Ma anche se escludiamo il mondo a luci rosse, scopriamo che, da pochi giorni, la bella Michellenon è più sola.

A raggiungerla nell’universo dei siti bannati è ora “Boingboing” la cui visione è impedita perché considerato un sito che contiene nudità. Ne ho verificato i contenuti ma di nudità ne ho trovate ben poche; il sito è un normale blog, probabilmente ben visitato tanto che tutte le pagine propongono un certo numero di banner pubblicitari, alcuni dei quali portano, ebbene sì, a siti non proprio per chierichetti.

Dopo il tempo del porno proibito è iniziato quindi quello del “tutto proibito”.

Il dilagare di questa pratica ci insegna una cosa fondamentale: i regimi totalitari, le teocrazie religiose e tutti i gruppi di potere che impongono con la forza le loro ideologie hanno paura della comunicazione e dell’informazione.

Pannella e i Radicali hanno versato molto sangue in nome di un santo principio: “Informare per deliberare”. Internet è oggi il mezzo di comunicazione più libero, quello che dà a chiunque la possibilità di scegliersi la fonte, l’orientamento ideologico e il genere di autore ed è per questi motivi che è più difficilmente controllabile.

Tutto ciò dimostra quanto sia fondamentale il bombardamento mediatico verso i paesi che costituiscono una minaccia per la pace mondiale e quanto possa essere efficace per creare e far maturare a popoli oppressi una consapevolezza di libertà.

Quindi, scriviamo, scriviamo e scriviamo di libertà. Ne siamo malati ed è una malattia contagiosa, per il bene della nostra salute e delle generazioni che verranno.

Occidentali fessi?

Guardate un po’ qui.

Alcuni sopravvissuti al terremoto nel Kashmir, hanno dato fuoco ad una bambola raffigurante il Presidente Americano George W. Bush, durante una protesta contro la pubblicazione delle vignette raffiguranti il Profeta Maometto. Questo succede nella città di Muzzaffarbad (regione del Kashmir amministrata dal Pakistan), devastata dal terremoto.” 24 Febbraio 2006 – REUTERS.

Questo è il ringraziamento che gli americano ricevono per questo:

“….Il Comando Militare Centrale americano ha coordinato dal 10 Ottobre 2005, lo sforzo umanitario di 63 paesi in Pakistan fornendo cibo, medicinali, trasporti ed ogni altra sorta di aiuti tipici di una situazione post disastro come questa…

Più di 1.200 membri dell’esercito americano e 25 elicotteri sono stati impiegati in Pakistan nel momento di maggior sforzo della missione umanitaria…

Circa 650 membri dell’esercito continuano a prestare servizio, fornendo mezzi aerei e assistenza medica e logistica nell’area colpita dal terremoto. E 12 elicotteri da trasporto CH-47 Chinook continuano ad assistere la missione di soccorso in Pakistan…

Ad oggi, l’aviazione ha compiuto nell’area più di 4.000 missioni, fornito più di 11.000 tonnellate di aiuti e trasportato più di 18.000 persone nelle operazioni di soccorso…

Gli Stati Uniti hanno donato circa 6 milioni di dollari di attrezzature per la logistica, l’assistenza medica e la fornitura di carburanti…

Le attrezzature mediche includono più di 3 milioni di dollari di ospedali mobili, impianti per le anestesie, ventilatori e attrezzature per gli esami a raggi X…”

Nonostante tutto, noi continuiamo.

Non aderisco

Io non aderisco.
Perchè?
Perchè sono un liberale non cattolico e non-teista.
Non passiamo dalla padella alla brace, please.
Consiglio a tutti di leggersi, al proposito, i post di Wellington, Marcopaolemili, Liberissimo, Oggettivista e Jim Momo.

La “madonna musulmana” minacciata di morte

DEEYAH, la popstar musulmana è stata minacciata di morte per essersi tolta in un suo video li burka ed avere mostrato il suo corpo sensuale in bikini.Deeyah ha inciso la canzone “What will it be” che parla dei diritti delle donne nell’ambito della società musulmana e dei movimenti per la loro emancipazione e per la libertà di espressione.

La cantante, nata 28 anni fa in Norvegia, dopo essere emigrata in Gran Bretagna a causa dell’isolamento nel quale di era trovata nella comunità musulmana, è stata costretta a cancellare un certo numero di concerti e ad assoldare una squadra di guardie del corpo a causa delle reazioni rabbiose dell’ambiente musulmano britannico.

La “Madonna musulmana” ha dichiarato che: “Non posso più fare un passo senza le mie guardie del corpo. Devo ammettere che le manifestazioni di odio e di violenza da parte degli integralisti religiosi mi stanno terrorizzando” .

Il network televisivo asiatico B4U ha rinunciato alla messa in onda del video dopo avere ricevuto innumerevoli proteste. Un dipendente della televisione ha dichiarato che “ Abbiamo mostrato la clip un paio di volte e poi abbiamo rinunciato. Abbiamo ricevuto tali minacce che non potevamo non prendere sul serio”.

Qui il video.

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