Danimarca: un brutto segno
Proprio un brutto segno. Qui stiamo parlando della negazione di una delle libertà fondanti della persona nel nostro sistema democratico occidentale, stiamo parlando della libertà di espressione.In occidente, in nome di questo principio, ormai tolleriamo quasi tutto. Uno scrittore può scrivere libri infamanti, un giornalista articoli calunniosi, un regista può girare un film zeppo di falsità e, nonostante tutto, dobbiamo riconoscere che è proprio la possibilità data a tutti noi di comunicare e confrontarci con il pensiero di ogni compagno di avventura su questo pianeta, che ci fornisce una bella dose di linfa vitale.
Spesso non siamo d’accordo con ciò che ascoltiamo alla televisione, abbiamo dei moti di rabbia leggendo opinioni distanti dal nostro sentire, ma anche questo, paradossalmente, ci fa fare un passettino verso un mondo migliore perché apre un piccolo spiraglio nel muro impenetrabile delle nostre idee e delle nostre opinioni.
Questa libertà è un fatto dato per scontato. E’ pure sempre fonte di dibattiti, di accese dispute ma, alla fine, pur inconsapevoli, ne godiamo in ogni momento della giornata; la mattina accendiamo la radio e possiamo scegliere tra una rassegna stampa nazionale ed un notiziario sull’estero, a pranzo ascoltiamo il tiggì sul canale preferito, anche di un’ emittente satellitare, la sera scegliamo tra la satira politica, comica, i talk-show, i film intellettualmente impegnati o i dibattiti di approfondimento sportivo.
Ci siamo mai chiesti come potremmo vivere senza la libertà di pensiero e di opinione? Male, anzi malissimo.
In questi giorni, per lasciarcela, qualcuno vorrebbe fare pagare un prezzo altissimo ai nostri vicini danesi. E non solo a loro.
Le vignette apparse sul quotidiano danese Jillands-Posten sono un esempio di satira socio-religiosa. Una satira che il mondo musulmano non accetta. Hanno reagito tutti, stavolta, ma proprio tutti. Hanno iniziato le autorità di alcuni importanti paesi musulmani con la chiusura delle ambasciate e il richiamo dei funzionari dalla Danimarca; altri hanno minacciato non ben chiare ritorsioni; si è proseguito con le maggiori organizzazioni musulmane anche europee, che hanno diramato comunicati minacciosi; infine si è arrivati alla violenza, quella dei palestinesi che hanno fatto irruzione nella sede della UE a Gaza. Perfino Al Quaeda ha fatto sentire la sua voce.
Ci sono aspetti di questa faccenda che ci lasciano perplessi. In una delle vignette un guardiano vestito da ulema, in piedi su una nuvola, dice a due kamikaze bruciacchiati che devono interrompere il loro cammino verso il paradiso di Allah perché là hanno finito la scorta di vergini. Certo è che per un musulmano può essere un’immagine offensiva. Ma la comunità musulmana, nella sua maggioranza, non ci aveva rassicurati sul fatto che questi pazzi che si fanno saltare in aria uccidendo vite innocenti non sono dei veri musulmani? Che danno un’interpretazione sbagliata del Corano? Evidentemente è così finchè non li si descrive in termini dissacranti. Forse che dobbiamo scoprire che, in fondo in fondo, sono dei martiri e quindi “sacri”?
Vogliono le scuse, vogliono che riconosciamo che, Rushdie docet, l’Islam è un argomento del quale gli occidentali possono parlare solo in termini di massimo rispetto e venerazione.
Non solo, ma tutto l’occidente, governi compresi, è ritenuto responsabile di quello che hanno fatto un paio di redattori ed il direttore di un giornale. Si chiama “responsabilità oggettiva”. Un principio che, se per reciprocità valesse anche per il mondo musulmano, porterebbe alla condanna e all’incarcerazione (o peggio) di quasi tutti i leader politici di quella fede, viste le eroiche gesta dei kamikaze.
Ekmeleddin Ihsanoglu, segretario generale dell’ Organizzazione per la Conferenza Islamica, tira in ballo la Chiesa Cattolica e addirittura afferma: “Il silenzio del Vaticano contrasta con il desiderio di un dialogo tra le religioni. Se questo dialogo non è caratterizzato in primo luogo dal rispetto dei profeti, non ci sarà ragione di continuarlo” E ammonisce: “…difendere gli atti blasfemi porterà solo estremismo e vendetta”. Una pre-fatwa, anzi forse una fatwa in piena regola.
Anche questa volta possiamo scegliere: o prepararci alle sventure che ci deriveranno dalle scuse premurose del direttore del giornale e dalle manovre in difesa dei soliti interessi socio-politico-economici; o affermare con vigore che l’occidente mai e poi mai rinuncerà alla sue poche ma preziose conquiste.
Il Presidente danese si è rammaricato per l’accaduto ma ha dichiarato che, come governante, non si può scusare. La UE gli ha dato sostegno. Ma per i toni con i quali questo è avvenuto, per adesso, come ha rilevato ieri Il Foglio, il test di libertà di espressione, sta andando malissimo.


s1m0ne ha scritto:
ciao, se ti interessa ho scritto un articolo-rivelazione sulle Bestie di Satana…
Pubblicato il 01-Feb-06 alle ore 20:25 | Permalink