“Liberalizziamo” fa rima con “Gliele suoniamo”
La Voce.info è una comunità virtuale poco conosciuta al grande pubblico ma molto apprezzata dagli addetti ai lavori.
La qualità dei redattori e dei collaboratori di questo think tank è indiscutibile e basterebbe trarre ispirazione da molti dei loro articoli pubblicati sul sito o su organi di informazione della carta stampata per gestire in modo efficace innumerevoli e variegati aspetti della vita politica nel nostro paese.
Cosa si propongono questi sopraffini intellettuali?
Il sito lo dichiara in modo molto preciso e trasparente: “…informare ed offrire uno strumento d’approfondimento per chi non si accontenta del giudizio sommario e delle parole d’ordine…Vogliamo essere competenti nella critica, provocatori nei contenuti ed equilibrati nelle proposte.”
Una dichiarazione autenticamente “liberal”.
In effetti la lettura attenta degli articoli ci conferma che le intenzioni corrispondono alla realtà e possiamo tranquillamente sostenere che vi sia uno spirito “liberale” ed “indipendente” che muove la penna di questi economisti.
Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina sono due tra i più illustri esponenti di questo gruppo. Giavazzi fa parte del corpo accademico di una delle più importanti università italiane di economia, l’Università Bocconi di Milano ed è editorialista per il Corriere mentre Alesina è professore ad Harvard e scrive sul Sole24Ore.
Cito i due perché in momenti diversi, anche se ravvicinati, hanno scritto due articoli con contenuti molti simili.
L’articolo di Giavazzi apparso sul quotidiano di via Solferino il 25 Novembre 2005 fa pendant con quello di Alesina sul Sole di ieri in prima pagina. Il primo è stato steso sotto forma di “suggerimento” per le misure da adottare nei primi 100 giorni ad un prossimo governo Prodi, quasi come se il risultato delle elezioni politiche fosse già scontato. E, probabilmente, i sondaggi di quel periodo gli davano ragione. Il secondo, scritto dopo che in breve tempo gli eventi e gli umori hanno cominciato a destabilizzare l’elettorato “indeciso”, suona un po’ come una campana a morte per l’Unione e per il suo programma. Di sicuro traspaiono nello scritto del buon Alberto una certa tristezza, delusione ed una chiara stroncatura. E non senza buone ragioni.
Il programma dell’Unione è una comica.
Fausto Bertinotti, poche ore prima della sua pubblicazione, ha fatto una dichiarazione televisiva nella quale ha giustificato la corposità del documento nella necessità, per una coalizione che ambisce al governo del paese, di offrire un serio e completo punto di riferimento a tutti gli elettori per le risposte a qualsiasi necessità della loro vita quotidiana. Ha detto quindi che chiunque abbia un problema, sfogliando il programma, può trovarne la soluzione. Perfetto.
Peccato che la percentuale dei cittadini che faranno lo sforzo disumano di documentarsi (mi pare siano 281 pagine), sia un’equazione tendente allo zero, il che rende le intenzioni di governo del Centro-Sinistra incomprensibili ai più e l’utilizzo del programma da parte dei cittadini una chimera.
Quindi votare Prodi è, oggi ancor più di ieri, un atto di fede basato su una Bibbia scritta in aramaico.
I partiti del Centro-Destra dovrebbero tenerne buon conto e pare che Berlusconi, pur rinunciando a malincuore al suo bene amato “contratto”, punti ad un programma sintetico, basato su pochi punti.
Ed è qui che i due scienziati della materia economico-politica potrebbero tornare utili.
Le argomentazioni salienti sui quali si basano i loro due articoli sono un “Inno alla libertà”, proprio come il titolo del mio blog.
Primo: mettere le centrali del mondo accademico in concorrenza fra di loro per aumentare la qualità del corpo docente ed attrarre il maggior numero di studenti.
Secondo: introdurre la concorrenza all’interno delle libere professioni ed eliminare gli albi.
Terzo: privatizzare e liberalizzare, liberalizzare e privatizzare, sciogliere la Cassa Depositi e Prestiti e collocare in Borsa le azioni delle società da essa detenute.
Quarto: aprire il mondo del lavoro ad una autentica concorrenza eliminando il tabù del licenziamento ed introducendo il modello danese di solidarietà per i disoccupati.
Quinto: ridurre in modo drastico i costi amministrativi e burocratici per le imprese, il miglior incentivo per incrementare la produttività del nostro sistema industriale.
Sesto: mandare a casa tutti i burocrati di stato che non abbiano le qualità e l’indipendenza per dirigere le cosiddette “authorities” (misura in parte già attuata con la dipartita di Fazio).
È chiaro che ci sono dei principi fondanti in queste linee guida: quelli della concorrenza e della liberalizzazione che generano maggiori libertà ed efficienze per il cittadino-consumatore (a questo proposito consiglio di leggere un bellissimo articolo di Jim Momo), ma allo stesso tempo c’è un carattere di solidarietà e di etica che potrebbe differenziare una cultura europea da quella anglosassone.
Non possiamo certo pensare che pochi punti possano bastare per delineare un intero programma elettorale e di governo; ciò nonostante qualcuno dovrebbe azzardare un programma molto sintetico, dal quale declinare poi l’azione propositiva ed esecutiva del governo, in contrapposizione al fiume di demagogismi e populismi dell’asse di Centro-Sinistra. Insomma un’enunciazione fatta per “principi” liberali e rigoristi per spiazzare l’opposizione, un blitz degno del miglior stratega militare.
La CDL annuncia un programma in dieci punti. Non sono certo comparabili con il “maremagnum” degli amici “sinistri”: speriamo solo che i punti siano pochi, ma buoni.


vfiore ha scritto:
il times ha definito il programma “il biglietto d’addio di un suicida piu’ lungo che sia mai stato scritto”… ciao - v.
Pubblicato il 22-Feb-06 alle ore 22:46 | Permalink
Cantor ha scritto:
Ciauz!
Pubblicato il 23-Feb-06 alle ore 12:30 | Permalink