Sosteniamo questo sciopero
I sostenitori della necessità di abbandonare qualsiasi velleità bellica per liberare i popoli oppressi, dovrebbero scendere in piazza in questi giorni e protestare. Dovrebbe essere una protesta vibrante, accesa, dai toni minacciosi. La minaccia dovrebbe essere rivolta a tutti quei mass media del mondo occidentale che fanno gli struzzi ogni volta che potrebbero pubblicare, dandone pure un certo risalto, notizie tanto care ai soloni del politically-correct: essa dovrebbe contenere il rifiuto a guardare i loro programmi o a leggere i loro articoli.Quindi, in definitiva, dovrebbero protestare contro sé stessi e contro i loro amici e colleghi della televisione e della carta stampata che, presi da un tumulto, si sono affrettati a lavorare sulle immagini e sui pezzi che descrivono gli orrori di AbuGhraib o sulle notizie dei disordini che ci arrivano dal mondo islamico per la questione vignette (cito solo alcuni esempi).
Ne consegue che nel caso in questione ed anche in tante altre occasioni, nonostante abbiano la possibilità di dimostrare con i fatti il loro sdegno ed il loro disaccordo, questi sostenitori non possono protestare e non protestano.
A protestare invece ci pensano, guarda un po’, quelli che potrebbero anche fare a meno di osservare le vicende di qualche povero autista di autobus musulmano: parlo della “piccola” borghesia americana, fotografata da un giornalista durante una manifestazione davanti all’”Iran Interest Section” il 15 Febbraio scorso a Washington.


Per chi non lo avesse capito, stiamo parlando dello sciopero degli autisti di autobus iraniani, del trattamento che gli sta riservando il regime e del motivo di questa protesta: la richiesta di scarcerazione del leader del loro sindacato.

Tutto ci saremmo aspettati fuorché uno sciopero in Iran. Sì perché lì, per molto meno, si rischia l’amputazione di un arto, la fustigazione o addirittura la pena capitale.
L’opinione pubblica occidentale sta facendo, con buone ragioni, molto chiasso per i comportamenti del regime di Teheran in relazione alla ripresa del programma nucleare. In compenso l’attenzione sui problemi interni della popolazione è quasi nulla a partire dal processo “democratico” con il quale si sono svolte le elezioni, precedute dalla messa fuorilegge di un gran numero di partiti, associazioni e gruppi di cittadini dissidenti, dissenzienti e contrari al regime teocratico e alle leggi della sharia.
La questione dello sciopero è molto semplice: dalla fine di gennaio, il regime ha iniziato una repressione, operando con incredibile brutalità centinaia di arresti di scioperanti e costringendo molti di loro a desistere sotto la minaccia di un immediato licenziamento.
Chiunque voglia dimostrare la sua solidarietà, può firmare qui una petizione.
Nessuno di noi auspica che la definitiva liberazione di tutti i popoli dalle tirannie sia ottenuta solo attraverso degli interventi bellici. Se ci sono strade pacifiche, dobbiamo per perseguirle.
Purtroppo ci pare che proprio coloro che predicano un mondo di pace, siano alquanti impermeabili alle istanze di cittadini pronti a mettere in gioco la propria incolumità attraverso uno sciopero per innescare un qualche processo di trasformazione della società oppressa e di rovesciamento pacifico di un regime.
Non è sempre possibile che le situazioni evolvano come all’epoca della caduta del Muro di Berlino o della rivoluzione arancione in Ucraina. Dovremmo invece fare uno sforzo collettivo per alimentare qualsiasi movimento pacifico di destabilizzazione degli impianti dittatoriali, utilizzando i mezzi che i nostri tempi ci mettono a disposizione: primo fra tutti quello mediatico ed anche quello delle proteste pubbliche. Questo per fare sentire a coloro che lottano per la sopravvivenza della loro libertà e dignità che l’occidente, già libero, non è indifferente e non antepone le proprie convenienze economiche e politiche al loro sostegno morale e materiale.
Proviamo a pensare dove saremmo oggi se gli U.S.A., l’Europa ed anche Israele avessero speso i miliardi di euro, fino ad oggi versati alla Palestina (e finiti chissà dove), per una continua azione di informazione e di propaganda mediatica sui valori di libertà e di rispetto dei diritti dell’uomo e della donna tipici della nostra civiltà…
Invece dobbiamo assistere a questo atteggiamento di indifferenza che neanche l’articolo del Washington Post sullo sciopero iraniano, pubblicato però solo in occasione della protesta americana, può cancellare.
Per fortuna qualcuno ha inventato i blog, le uniche voci indipendenti e libere.


Gabibbo ha scritto:
aderito.
ti spiace se copio/incollo qualche pezzetto del tuo post e ti rilancio da me?
non ho tempo stasera per scrivere una cosa originale
Pubblicato il 17-Feb-06 alle ore 18:50 | Permalink