Turchia: giornaliste in ginocchio


Aliye Cetinkaya

Aliye Cetinkaya, giornalista del quotidiano turco Sabah, mentre stava facendo un reportage sulle proteste causate dalle caricature del Profeta Maometto, è stata presa a sassate nella cittadina di Konya.

I dimostranti hanno giustificato questo atto di violenza con il fatto che la giornalista non aveva il capo coperto ed era in un atteggiamento “provocatorio”.

I suoi colleghi hanno fortunatamente fatto in tempo a trascinarla via dopo che le pietre l’avevano colpita sulla testa e sulle spalle.

La provocazione è stata definita dai dimostranti di tipo “sessuale” appunto per il fatto che Aliye era sprovvista di un foulard che le coprisse la testa.

Per inciso la protesta, chiamata “Lealtà per il Profeta”, era organizzata da un gruppo dal nome di “Gruppo per la ricerca sull’educazione e l’aiuto”…con base a Konya (regione dell’He_da_der in Turchia).

Il fatto si è svolto mentre la reporter era seduta su un bus.

Improvvisamente un gruppo di persone che protestavano l’hanno obbligata a scendere dal mezzo con la scusa che stava provocando la folla.

In quel momento qualcuno ha cominciato a recitare il Corano al microfono.

Circa 30 persone hanno quindi cominciato a tirare pietre alla Cetinkaya mentre era seduta fuori dal bus a prendere appunti e con le gambe a penzoloni. Hanno cominciato a sostenere che i suoi vestiti e la postura nella quale era seduta non era appropriata proprio nel momento in cui si stava leggendo il Corano e hanno cominciato ad insultarla.

Dopo il salvataggio operato dai suoi colleghi la Cetinkaya ha dichiarato: “Stavamo facendo il nostro solito lavoro ma apparentemente alcune persone hanno ritenuto che le mie vesti fossero provocanti. Mi hanno dato della blasfema mentre ero seduta sul bus. Mi hanno tirato scarpe e pietre. Mi vergogno di essere una reporter di Kona”.

Le giornaliste islamiche non hanno di che preoccuparsi. Nessuno, per adesso, pare interessarsi al loro lavoro. Nessuno teme che possano rivendicare una diversa dignità per il loro status di donne oppresse. Specialmente in Turchia, nazione che molti vorrebbero nella UE e che, con pochi (…) correttivi al proprio atteggiamento per il rispetto dei diritti umani, è ormai considerata un paese musulmano laico e moderato.

L’indipendenza e la libertà d’espressione per le rappresentanti del sesso femminile paiono quindi garantite: basta che si mettano il velo e che, invece di stare sedute con le gambe a penzoloni, si mettano in ginocchio.

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