Dichiarazioni “fini”, dichiarazioni per cretini

Ieri FINI e PISANU hanno fatto rapporto al parlamento sulle vicende dei disordini in Libia e sul conseguente presunto coinvolgimento dell’ex-ministro Calderoli.

FINI ha dichiarato, in buona sostanza, che “se non ci fossero state le “dichiarazioni” di Calderoli, probabilmente questo incidente non si sarebbe verificato”.

Tutti sappiamo quanto l’attuale governo si sia adoperato per creare un buon rapporto di vicinato con la Libia e quindi con il suo dittatore, Gheddafi. Tutti sappiamo che il motivo principale di questo presunto riavvicinamento sia dovuto a motivi di opportunità politica ed economica.

L’Italia soffre di una dipendenza energetica vitale dai paesi estrattori di materie prime e la Libia è uno dei principali sostenitori dei nostri fabbisogni. Le aziende italiane, poi, possono fare ottimi affari con un paese affamato di prodotti industriali e di beni di prima necessità a condizione che i nostri rapporti godano di una buona copertura politica. Infine c’è il problema dei barconi carichi di poveri immigrati che partono dai porti libici e, arrivando sulle nostre coste in condizioni drammatiche, provocano giganteschi problemi sociali e d’ordine pubblico, impossibili da gestire se non con degli accordi chiari e reciproci con questo paese.

E’ quindi interesse di entrambi costruire un partenariato politico ed economico che si fondi su un solido equilibrio.

Ci chiediamo quindi quali siano i motivi che hanno spinto Gheddafi a fare scatenare l’ira di un gruppo di scalmanati, di permettergli di assaltare la nostra ambasciata e di reprimere questi comportamenti con morti e feriti. Nonostante il fatto che si tratti di un dittatore e di un individuo dai tratti genetici spregiudicati e violenti, non vogliamo certo insultare la sua intelligenza pretendendo che la sua decisione sia stata motivata da dichiarazioni non certo nuove o dal fatto che un Ministro della Repubblica abbia mostrato per pochi secondi un capo del suo abbigliamento intimo raffigurante l’immagine del Profeta.

Se facciamo un’analisi più generale del problema, ci possiamo rendere conto che nel caso libico, come in quelli siriani, iraniani, libanesi o afghani, le rivolte, le proteste e gli atti di violenza nulla hanno a che vedere con l’eventuale offesa della suscettibilità religiosa del popolo musulmano.

La verità su questa faccenda trova la sua genesi nel momento in cui le famigerate vignette sono state pubblicate nel lontano Ottobre 2005 su un quotidiano egiziano senza che ciò abbia provocato la benché minima reazione e nella conseguente montatura operata da un astuto imam di stanza in Danimarca che ha fornito a molte organizzazioni estremiste e a molti governi uno strumento di lotta politica.

In buona sostanza le vignette non sono state una bomba ma una miccia. E la miccia non l’abbiamo accesa noi.

Ma il punto dolente non sono solamente i comportamenti opportunistici ed ambigui di una buona parte della galassia musulmana ma le reazioni sconcertanti e deboli dei nostri governanti europei.

Fini, oggi, ci ha dato la conferma di appartenere a quella risma di politicanti che, per un probabile calcolo pre-elettorale, preferiscono un atteggiamento di “appeasement” oggi ad una ferma condanna di un attacco istituzionale ad una nostra ambasciata domani.

L’immagine dell’Italia all’estero non ne soffrirà. Non per il giudizio politico che si può dare alla politica estera nei confronti del problema Islam ma per il fatto che non esiste proprio una politica islamista.

Non c’è una comprensione del problema, non c’è una conoscenza delle motivazioni che spingono molti paesi a preferire i morti per le strade agli appelli per l’ordine e la pace sociale e non c’è una consapevolezza del fatto che non sono pochi facinorosi a prendere queste rischiose iniziative ma si tratta di una rete di coperture da parte di governi islamici e di organizzazioni che manipolano poveri esaltati per mandare all’incasso azioni dimostrative con il fine di distogliere il mondo occidentale e le popolazioni interne dai problemi veri.

Dobbiamo infatti notare che la presa del potere da parte di Hamas in Palestina, il pericolo nucleare in Iran o il j’accuse nei confronti della Siria per gli attentati destabilizzatori in Libano sono ormai relegati a qualche trafiletto nell’agenda dell’opinione pubblica occidentale.

In questo contesto ben si situano le dichiarazioni del nostro Ministro degli Esteri.

Cosa avrebbe dovuto fare un governo per affermare la propria sovranità e l’irrinunciabilità dei fondamenti di libertà di una costituzione occidentale?

Avrebbe dovuto riflettere sulle eventuali azioni di fanatici quanto astuti dittatori alla Gheddafi. E visto che l’Italia in Libia è il paese più esposto, se non altro perché è l’unico ad avere un’ambasciata, avrebbe dovuto prevenire quello che è successo.

Silvio Berlusconi ha fatto una telefonata “riappacificatrice” quando ormai i buoi erano scappati dalla stalla.

Ai buoi avrebbe invece dovuto telefonare per tempo per dire che l’Italia non tollera qualsiasi tentativo di violare la sua sovranità di stato, neanche in una sua ambasciata. Avrebbe dovuto magari inviare qualche nave da guerra a pattugliare le acque internazionali in prossimità delle coste libiche, giusto così per mostrare che, nel caso, si fa sul serio.

Avrebbe dovuto ordinare al suo ambasciatore in Libia di chiedere un colloquio con i vertici libici affinchè spiegasse che l’atteggiamento del governo non è di facciata ma che, proprio per motivi elettorali, una certa parte politica ha l’intenzione di mostrare i muscoli per distinguersi dalla parte opposta, a malapena capace di escludere dalle liste elettorali noti fiancheggiatori politici dei terroristi e dei dittatori anti-americani di tutto il mondo.

Questo ci aspettavamo.

Invece abbiamo dichiarato, in pubblico, che ci scusiamo per il fatto che qualcuno ci abbia assaltato l’ambasciata e poi, in Parlamento, che è tutta colpa nostra, che un Ministro ha perso il controllo e che abbiamo preso subito provvedimenti, dimettendolo.

La Lega ha fatto il suo dovere. Ha estratto dal cilindro il coniglio magico che le permetterà di portare a casa un buon numero di voti di molti elettori indecisi. Buon per lei.

Fini no. Lui ci ha fatto un danno.

Che non tolleriamo.

P.S. Ecco qui le conseguenze delle scuse e delle dichiarazioni. Conseguenze immediate.

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