Italiani alla canna del gas

Gerhard Schroeder ha smesso i panni di politico per indossare quelli di business man.

Ma da alcuni giorni ci stiamo accorgendo che non è esattamente così. Tutti sappiamo della sua decisione di entrare come consulente nelle fila del gigante russo dell’energia, Gazprom, 547 miliardi di metri cubi di gas nel 2005, e tutti ci possiamo immaginare i compensi stellari dei quali Gerhard beneficerà.

Però non è tutto qui. Infatti il suo peso politico ha fatto sì che la Germania, anche per effetto della Grosse Koalition che include la SPD nella maggioranza di governo, sia l’unico paese europeo al quale il gigante russo non ha mai ridotto le forniture di energia. E non stiamo parlando di un piccolo principato con qualche migliaio di abitanti ma della principale economia europea, assetata di gas in questo rigido inverno.

Gli altri paesi europei stanno soffrendo di una diminuzione delle forniture che, per alcuni, ha raggiunto negli ultimi giorni percentuali a due cifre.

Pare che l’Italia sia il paese che sta soffrendo di più. E pare che per questo, alla fine dei conti, dobbiamo ancora una volta ringraziare la nostra spiccata tendenza al protezionismo, allo statalismo ed alla conservazione delle posizioni di rendita.

Vediamo perché.

Nel nostro paese il principale fornitore di gas è l’ENI. Si approvigiona principalmente dalla Russia e, in misura minore, anche dall’Algeria. In entrambi i casi la materia prima è trasportata attraverso dei gasdotti.

Una volta arrivato in Italia, il 65% di tutta la rete di distribuzione, che ha una certa capacità, è di Snam Rete Gas, società controllata da ENI.

ENI quindi ha una posizione dominante nell’approvigionamento e nella distribuzione del gas e chiunque voglia fare altrettanto deve fare in conti con la sua rete di distribuzione, cosa che ENI, per ovvi motivi, non apprezza.

La politica del nostro colosso dell’energia è stata quella di limitare gli investimenti per il reperimento di maggiori quantità dalla zona nord africana in quanto ha ritenuto che ci fosse un eccesso di offerta di questa materia prima verso il nostro paese e che non si corressero particolari rischi di restare a secco (sigh!).

Tempo fa, Gazprom decide di entrare direttamente in Italia ma si trova il cammino sbarrato dall’Antitrust con la scusa che in un settore così strategico non è possibile “aprire alla concorrenza” senza che siano osservate alcune regole fondamentali, tipicamente quelle di una “gara” con tutti i crismi.

Adesso siamo al rede rationem.

Gazprom si vendica e ci fa mancare il gas e l’Italia, grazie alle protezioni di cui ha goduto ENI, non si trova nella condizione di aprire altri sufficienti rubinetti perché, semplicemente, non ce ne sono.

Il gas non è come il petrolio che si può trasportare con semplici modalità attraverso gli oleodotti o con le petroliere.

Anche il gas si può trasportare con le navi, direte voi.

È vero ma, a differenza del petrolio, che le navi scaricano ai terminali attaccando un tubo, il gas, per essere depositato e stoccato sulla terra ferma, deve prima passare dallo stato liquido naturale a quello gassoso in un impianto, il “RIGASSIFICATORE”.

In Italia, paese che per la sua connotazione geografica e per le migliaia di km di coste è particolarmente adatta alla costruzione di questi impianti, ne ha uno solo di modeste dimensioni vicino a La Spezia, ovviamente di proprietà della SNAM.

Ci sono 5 progetti per costruirne altri lungo le nostre coste e anche off-shore ma tutti incontrano enormi difficoltà, sia da parte delle comunità costiere che da parte della lobby che difendono il monopolio di ENI.

Un caso tipico è quello di Monfalcone, dove un referendum popolare ha sancito la morte precoce di uno di questi terminali con il voto favorevole del 62% della popolazione.

Un altro esempio è quello di Brindisi, progetto di British Gas, la cui portata prevista sarebbe di ben 8 miliardi di metri cubi di gas movimentati da 110 navi ogni anno ma, come sappiamo, l’amministrazione della CDL con il governatore Fitto non è stata in grado di concludere il progetto e adesso che c’è Vendola

Le difficoltà burocratiche e le lobby protezioniste non solo stanno provocando all’Italia danni ingenti ma rischiano anche di lasciarci tutti al freddo. I nostri media preferiscono infarcire i loro notiziari con le immagini dei polli morti a causa del virus dell’influenza aviaria invece di spiegarci che, o ci diamo una mossa o saremo noi a restarci secchi.

Questa vicenda sta cominciando a dare un po’ la sveglia ai politici. Tremonti ha detto chiaramente che, se la CDL vincerà le elezioni, la costruzione dei rigassificatori sarà una priorità nell’agenda di governo.

Speriamo solo che, le multinazionali, pronte ad investire centinaia di milioni di euro (un impianto ne costa almeno 500), non si trovino davanti allo sbarramento di Pecoraro e Fausto, sicuramente ben attenti a non scontentare i loro elettori “ambientalisti”. Se così fosse potremmo pagare ancora una volta lo scotto dell’esclusione a favore di paesi come la Spagna o magari dell’Albania o della Croazia il che sarebbe un vero disastro per le tasche dei cittadini.

L’Italia ha ancora la possibilità di diventare un importante snodo della distribuzione del gas nel sud dell’Europa ma i tempi sono strettissimi.

Questa vicenda è l’ennesimo esempio della nostra incapacità ad affrontare in chiave di concorrenza e di liberalizzazione un fattore strategico per la vita del nostro paese.

Un appello a tutti i liberali d’Italia: salvateci!.

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Comments (3) lasciato to “Italiani alla canna del gas”

  1. santaopposizione ha scritto:

    sono d’accordo.
    l’italia è alla canna del gas. servono liberali. quelli veri.

  2. Cantor ha scritto:

    Infatti, ma non certo quelli come te!

  3. abr ha scritto:

    All’Italia servono scelte intelligenti lungimiranti; meno ideologismi e posizioni da rendite elettoralistiche di corto respiro, stile no-tav, no-rigassificatori, nimbay (not in my backyard), enric (e non rompeteci i cogl..) etc.etc.
    Bel post, fatti non parole, complimenti.
    ciao, Abr

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