Internet e censura totalitaria.

Di Michelle Malkin ho già scritto.

Per me rappresenta il simbolo dell’occidente intellettuale coraggioso, femminile, destinato ad essere uno dei pochi baluardi di difesa della modernità sociale e culturale laica.

E’ americana ma di origine asiatica e quindi incorpora la fusione di civiltà ed il multiculturalismo che vorrei, nel quale si fondono i lati migliori di due continenti per dare vita ad un nuovo soggetto, che supera quelli precedenti e che permette un salto in avanti alla nostra civiltà. L’esempio che ispira agli altri ad elevarsi, ad evolvere.

Quando avevo scritto di lei, si trattava di una semplice segnalazione del fatto che il provider presso il quale è ospitato il suo blog era stato oggetto di attacchi da parte di hacker, presumibilmente di area medio orientale.

Qualche giorno dopo, alcuni suoi lettori che vivono negli Emirati Arabi Uniti, le hanno mandato delle mail informandola che il suo sito non era più consultabile.

È emerso che ora non è più visibile da quegli stati e che ciò è reso possibile dall’utilizzo del software “Smart Filter” che i governi obbligano ad installare agli ISP fornitori di accesso ad Internet.

Smart Filter è prodotto da una azienda degli Stati Uniti, la Secure Computing che ha dichiarato di non avere mai venduto le sue licenze in paesi “proibiti” dall’amministrazione americana.

Purtroppo la Tunisia non è fra questi e una copia licenziata del software è arrivata proprio lì. Si suppone che, debitamente crakkata, abbia cominciato a fare il giro del Medio Oriente tanto che adesso il fenomeno si sta propagando all’Iran, al Sudan, alla Siria e, appunto, alla UAE.

La possibilità di controllo degli accessi e quindi della consultabilità di qualsiasi sito è quasi totale in tutti gli stati medio orientali dove, per ovvi motivi di “liberta di espressione”…, gli ISP sono, quasi sempre, di proprietà o controllati dallo stato.

La Malkin non è l’unica vittima di questo stato di cose: in realtà la censura islamica di Internet esiste già da tempo ma è stata fin’ora limitata ai siti pornografici.

La novità è che alle peculiarità sessuofobiche tipiche della cultura musulmana (ma non solo…) adesso si aggiungono quelle anti-libertà-di-espressione, visto che della Malkin tutto si può dire tranne che sia un editore porno.

Ma anche se escludiamo il mondo a luci rosse, scopriamo che, da pochi giorni, la bella Michellenon è più sola.

A raggiungerla nell’universo dei siti bannati è ora “Boingboing” la cui visione è impedita perché considerato un sito che contiene nudità. Ne ho verificato i contenuti ma di nudità ne ho trovate ben poche; il sito è un normale blog, probabilmente ben visitato tanto che tutte le pagine propongono un certo numero di banner pubblicitari, alcuni dei quali portano, ebbene sì, a siti non proprio per chierichetti.

Dopo il tempo del porno proibito è iniziato quindi quello del “tutto proibito”.

Il dilagare di questa pratica ci insegna una cosa fondamentale: i regimi totalitari, le teocrazie religiose e tutti i gruppi di potere che impongono con la forza le loro ideologie hanno paura della comunicazione e dell’informazione.

Pannella e i Radicali hanno versato molto sangue in nome di un santo principio: “Informare per deliberare”. Internet è oggi il mezzo di comunicazione più libero, quello che dà a chiunque la possibilità di scegliersi la fonte, l’orientamento ideologico e il genere di autore ed è per questi motivi che è più difficilmente controllabile.

Tutto ciò dimostra quanto sia fondamentale il bombardamento mediatico verso i paesi che costituiscono una minaccia per la pace mondiale e quanto possa essere efficace per creare e far maturare a popoli oppressi una consapevolezza di libertà.

Quindi, scriviamo, scriviamo e scriviamo di libertà. Ne siamo malati ed è una malattia contagiosa, per il bene della nostra salute e delle generazioni che verranno.

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Commenti (1) lasciato to “Internet e censura totalitaria.”

  1. InVisigoth ha scritto:

    è il problema della censura: si inizia, magari anche con nobili intenti (ma proibire una possibilità scelta può mai essere “nobile”? mah), e poi si finisce con l’estenderla a tutto ciò che è “scomodo”.

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