Week end di ironie

Dopo lo scioglimento delle Camere, Montecitorio riapre i battenti per un telefonino rubato, quello dell’ex Ministro Giovanna Melandri. A seguito della denuncia di furto fatta dalla Melandri, sono stati coinvolti il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, il Ministro della Giustizia Castelli, il Presidente della Camera Casini e la giunta di Montecitorio…
E poi si lamentano perché non è passata la legge sulle quote rosa…Coalizione di Centro Sinistra: Rutelli dice che non vuole alleati che vogliono forzare gli accordi (La Rosa nel Pugno); Boselli accusa la Margherita di essere il difensore delle idee della Chiesa.
Ma lo sanno che il 9 Aprile ci sono le elezioni?

Intervista all’Ambasciatore Israeliano, Ehud Gol in merito alla candidatura per le elezioni politiche da parte di Rifondazione Comunista del rappresentante per l’Italia dell’OLP, Ali Rashid: “Rashid è un rivoluzionario da albergo a cinque stelle. Come Arafat, un altro grande rivoluzionario…da un albergo all’altro. Ridicolo. È in Italia dal 1971 e che ha fatto per la Palestina, Ali Rashid? Ha vissuto qui a Roma per trentacinque anni e vivere qui, in Italia, questo è aiutare la Palestina?”
In verità non ci risulta che la missione dell’OLP sia mai stata di aiutare la Palestina, non capiamo di cosa si lamenti Gol….che continua:
“Sarà candidato da italiano! In due minuti, come un instant cofee, gli è stata data la cittadinanza”.
Che i terroristi avessero cittadinanza in Italia, questo lo si sapeva da tempo.

Ciampi ai giudici: non apparite faziosi.
I giudici non sono certo persone poco serie né tantomeno frivole: per loro non è una questione di apparire ma di essere.

Blitz sulla Fiat, indagati i vertici dell’Ifil.
Che l’operazione di Swap fosse un po’ strana l’avevamo già capito. Di che copertura godessero i vertici Fiat con l’Avvocato in vita, lo abbiamo capito solo adesso.

Giuliano Amato sui finanziamenti illeciti presi dai partiti della sinistra: “I contributi illegali li hanno presi anche loro. Non siamo tutti accomunati dalla vergogna? Non ha sbagliato anche Berlinguer?”
A parte che sarebbe un po’ difficilino fare un processo ad un morto, in quanto a vergogna, ci dica: dove era lei, Sen. Amato, quando si consumava la Caporetto del suo partito e di un’intera classe politica? Noi crediamo che lei sia fuori tempo massimo e che se ne debba stare zitto.

Sul Governissimo di coalizione tedesco: l’ex Ministro degli Esteri Ruggiero dichiara che: “sarebbe auspicabile importare in Italia il modello tedesco”.
Vista l’armonia nei rapporti tra gli schieramenti e il rispetto politico e personale dei protagonisti della coalizione di governo e dell’opposizione….adesso capiamo perché Ruggiero è stato cacciato dal suo incarico: per manifesta incompetenza estera.

In Sicilia il numero uno nelle liste dell’UDC sarà Totò Cuffaro, il numero due Calogero Mannino. In quelle di Forza Italia il numero uno sarà Antonio Martino e la numero due Stefania Prestigiacomo.
Boh, vedete un po’ voi…

Dopo gli incidenti degli ultimi giorni e le moschee distrutte, l’appello di Bush agli iracheni: “Restate uniti”. George sei un vero genio. Dovresti brevettare i tuoi slogan pro-guerra-civile.

Michael Walzer, uno dei massimi filosofi liberali americani dichiara: “Fare dell’Iraq un altro Libano. Per questo hanno colpito Samarra”.
Non mi sembra che i due paesi si assomiglino. In Irak prima si gasavano e adesso si massacrano. In Libano prima si divertivano e adesso pure.

Molti dei nostri esemplari politici di sinistra hanno sostenuto i democratici americani in occasione delle ultime elezioni presidenziali, vinte da George W. Bush. Lo hanno fatto soprattutto in antitesi alla guerra in Irak. Adesso i democratici candidano alle prossime “elezioni di mezzo termine” 100 veterani, cioè dei soldati.
Tanto basta per capire quanto una certa parte ci azzecchi con la politica americana.

Oliviero Diliberto querela Yasha Reibman, portavoce della Comunità ebraica di Milano. E poi, molto agitato, dichiara”…Ho criticato il Governo di Israele e continuerò a farlo. Così come continuerò a manifestare per uno stato palestinese indipendente. E poi sono stato perfino ricevuto dalla Knesset.”
Forse lo hanno ricevuto per mostrare agli israeliani che aspetto ha uno al quale è caduto in testa un mattone del Muro di Berlino.

Venduta la villa di Gore Vidal: la meravigliosa residenza sulla costiera amalfitana è stata comprata da un gruppo di investitori privati per trasformarla in un albergo.
Anche l’ultimo degli agenti americani del KGB, se ne è andato. Che tristezza.

Italiani alla canna del gas

Gerhard Schroeder ha smesso i panni di politico per indossare quelli di business man.

Ma da alcuni giorni ci stiamo accorgendo che non è esattamente così. Tutti sappiamo della sua decisione di entrare come consulente nelle fila del gigante russo dell’energia, Gazprom, 547 miliardi di metri cubi di gas nel 2005, e tutti ci possiamo immaginare i compensi stellari dei quali Gerhard beneficerà.

Però non è tutto qui. Infatti il suo peso politico ha fatto sì che la Germania, anche per effetto della Grosse Koalition che include la SPD nella maggioranza di governo, sia l’unico paese europeo al quale il gigante russo non ha mai ridotto le forniture di energia. E non stiamo parlando di un piccolo principato con qualche migliaio di abitanti ma della principale economia europea, assetata di gas in questo rigido inverno.

Gli altri paesi europei stanno soffrendo di una diminuzione delle forniture che, per alcuni, ha raggiunto negli ultimi giorni percentuali a due cifre.

Pare che l’Italia sia il paese che sta soffrendo di più. E pare che per questo, alla fine dei conti, dobbiamo ancora una volta ringraziare la nostra spiccata tendenza al protezionismo, allo statalismo ed alla conservazione delle posizioni di rendita.

Vediamo perché.

Nel nostro paese il principale fornitore di gas è l’ENI. Si approvigiona principalmente dalla Russia e, in misura minore, anche dall’Algeria. In entrambi i casi la materia prima è trasportata attraverso dei gasdotti.

Una volta arrivato in Italia, il 65% di tutta la rete di distribuzione, che ha una certa capacità, è di Snam Rete Gas, società controllata da ENI.

ENI quindi ha una posizione dominante nell’approvigionamento e nella distribuzione del gas e chiunque voglia fare altrettanto deve fare in conti con la sua rete di distribuzione, cosa che ENI, per ovvi motivi, non apprezza.

La politica del nostro colosso dell’energia è stata quella di limitare gli investimenti per il reperimento di maggiori quantità dalla zona nord africana in quanto ha ritenuto che ci fosse un eccesso di offerta di questa materia prima verso il nostro paese e che non si corressero particolari rischi di restare a secco (sigh!).

Tempo fa, Gazprom decide di entrare direttamente in Italia ma si trova il cammino sbarrato dall’Antitrust con la scusa che in un settore così strategico non è possibile “aprire alla concorrenza” senza che siano osservate alcune regole fondamentali, tipicamente quelle di una “gara” con tutti i crismi.

Adesso siamo al rede rationem.

Gazprom si vendica e ci fa mancare il gas e l’Italia, grazie alle protezioni di cui ha goduto ENI, non si trova nella condizione di aprire altri sufficienti rubinetti perché, semplicemente, non ce ne sono.

Il gas non è come il petrolio che si può trasportare con semplici modalità attraverso gli oleodotti o con le petroliere.

Anche il gas si può trasportare con le navi, direte voi.

È vero ma, a differenza del petrolio, che le navi scaricano ai terminali attaccando un tubo, il gas, per essere depositato e stoccato sulla terra ferma, deve prima passare dallo stato liquido naturale a quello gassoso in un impianto, il “RIGASSIFICATORE”.

In Italia, paese che per la sua connotazione geografica e per le migliaia di km di coste è particolarmente adatta alla costruzione di questi impianti, ne ha uno solo di modeste dimensioni vicino a La Spezia, ovviamente di proprietà della SNAM.

Ci sono 5 progetti per costruirne altri lungo le nostre coste e anche off-shore ma tutti incontrano enormi difficoltà, sia da parte delle comunità costiere che da parte della lobby che difendono il monopolio di ENI.

Un caso tipico è quello di Monfalcone, dove un referendum popolare ha sancito la morte precoce di uno di questi terminali con il voto favorevole del 62% della popolazione.

Un altro esempio è quello di Brindisi, progetto di British Gas, la cui portata prevista sarebbe di ben 8 miliardi di metri cubi di gas movimentati da 110 navi ogni anno ma, come sappiamo, l’amministrazione della CDL con il governatore Fitto non è stata in grado di concludere il progetto e adesso che c’è Vendola

Le difficoltà burocratiche e le lobby protezioniste non solo stanno provocando all’Italia danni ingenti ma rischiano anche di lasciarci tutti al freddo. I nostri media preferiscono infarcire i loro notiziari con le immagini dei polli morti a causa del virus dell’influenza aviaria invece di spiegarci che, o ci diamo una mossa o saremo noi a restarci secchi.

Questa vicenda sta cominciando a dare un po’ la sveglia ai politici. Tremonti ha detto chiaramente che, se la CDL vincerà le elezioni, la costruzione dei rigassificatori sarà una priorità nell’agenda di governo.

Speriamo solo che, le multinazionali, pronte ad investire centinaia di milioni di euro (un impianto ne costa almeno 500), non si trovino davanti allo sbarramento di Pecoraro e Fausto, sicuramente ben attenti a non scontentare i loro elettori “ambientalisti”. Se così fosse potremmo pagare ancora una volta lo scotto dell’esclusione a favore di paesi come la Spagna o magari dell’Albania o della Croazia il che sarebbe un vero disastro per le tasche dei cittadini.

L’Italia ha ancora la possibilità di diventare un importante snodo della distribuzione del gas nel sud dell’Europa ma i tempi sono strettissimi.

Questa vicenda è l’ennesimo esempio della nostra incapacità ad affrontare in chiave di concorrenza e di liberalizzazione un fattore strategico per la vita del nostro paese.

Un appello a tutti i liberali d’Italia: salvateci!.

Danni da vignette: un bilancio

Per quanto possano essere provvisori, possiamo provare a fare un bilancio sintetico dei danni materiali fatti fin’ora dalle reazioni e contro-reazioni (cristiane) alla pubblicazione delle vignette danesi.

Questo tentativo è, per definizione, obsoleto già nel momento della sua pubblicazione perché le novità arrivano ogni ora.

MORTI: sono stati almeno 90 e i feriti almeno 280. Tuttavia possiamo considerare questo numero poco preciso per via delle frammentate informazioni sui numeri che ci arrivano da molti paesi. Questi numeri includono i 69 morti, tra musulmani e cristiani, in Nigeria nello scorso week-end anche se l’Associazione dei Cristiani in Nigeria sostiene di averne contati un numero maggiore della Croce Rossa. Inoltre molti feriti giacciono in condizioni gravissime.

Oltre ai morti nigeriani, 3 persone (incluso un bambino di 8 anni) sono state uccise in Pakistan, almeno 10 in Libia durante l’assalto all’Ambasciata Italiana; la polizia ha ucciso 4 persone in Afghanistan durante un tentativo di assalto ad una base americana.

Gli scontri con le forze di polizia sono stati imponenti anche in altre località. In Palestina 300 persone hanno attaccato una missione di osservatori internazionali a Hebron; tafferugli vi sono stati tra le forze dell’ordine e 10.000 dimostranti in Bangladesh; in Kenya spari della polizia hanno ferito un dimostrante.

PERSECUZIONI dei CRISTIANI: purtroppo i cristiani che dimorano nei paesi a maggioranza musulmana, sono divenuti uno dei bersagli preferiti di questa continua violenza. Oltre all’assassinio dei prete italiano in Turchia, dobbiamo segnalare gli incendi di una chiesa a Sukkur nel sud del Pakistan, e di altre 15 a Maiduguri in Nigeria.

MINACCE DI MORTE: i vignettisti sono vittime di minacce di morte da più direzioni. Un religioso musulmano pakistano ed i suoi seguaci hanno recentemente offerto una taglia di 1 milione di dollari a chiunque uccida un vignettista danese. La prima fatwa religiosa è stata emanata in India a Lucknow e recita così: “La morte è l’unica punizione possibile per i vignettisti che hanno disegnato le caricature blasfeme del Profeta”.

ATTACCHI AD AMBASCIATE e CONSOLATI: un certo numero di ambasciate e consolati occidentali sono stati attaccati. In Iran i manifestanti hanno lanciato bombe molotov all’ambasciata Britannica, a causa delle vignette blasfeme e dell’opposizione verso il programma nucleare iraniano. L’ambasciata Danese è stata bruciata a Beirut ed attaccata a Damasco. Conosciamo tutti poi la vicenda della nostra ambasciata a Bengasi.

DANNI alle PROPRIETÀ: gli attacchi si sono concentrati su particolari simboli occidentali, come in Pakistan dove sono state distrutti alcuni esercizi di Pizza Hut, Holiday Inn, di alcune stazioni di Benzina di proprietà di multinazionali occidentali ed una statua di Ronald McDonald.

SUPPORTO PER AL-QUAEDA: centinaia di studenti hanno dimostrato contro le vignette in Afghanistan inneggiando all’organizzazione di Bin Laden e minacciando di diventarne membri se l’Islam sarà nuovamente insultato.

Questo per la cronaca.

Possiamo dissertare sul fatto che questo prezzo, fin qui pagato da altri, sia equo se paragonato alla difesa del nostro diritto alla libertà di espressione. Di certo non era intenzione di nessun vignettista di accendere una miccia.

Quello che i nostri media non devono fare è di perdere l’attenzione su questi fatti che, per adesso non accennano a diminuire. I governi di alcuni paese islamici hanno infatti interesse a tenere alta la tensione per distrarre la popolazione da problemi ben più gravi. Questo almeno finchè non vi sarà qualche altro evento importante che potrà catalizzare l’attenzione dei loro sudditi: in alcuni blog mediorientali si sostiene che ciò avverrà in coincidenza con i prossimi Campionati del Mondo di calcio.

Robe da matti.

P.S. 24/02/06: Il bilancio dei morti è già drammaticamente aumentato. Questo è l’ultimo aggiormanento. Altri non ne seguiranno.

Vignette: ecco la prima fatwa

Un tribunale islamico ha emanato la prima (di molte, temiamo) FATWA nei confronti dei vignettisti che hanno disegnato le 12 caricature sul Profeta Maometto.Il Mufti Abu Irfan, di stanza in India, l’ha così giustificata:

La morte è l’unica punizione possibile per i vignettisti che hanno disegnato le caricature blasfeme del Profeta” ha detto il capo religioso del tribunale.

Irfan ha aggiunto che nel libro sacro dei musulmani, il Corano, è scritto chiaramente che chiunque offenda il Profeta si è guadagnato una punizione e che la fatwa può essere applicata ovunque vivano i musulmani.

Ecco, per i vignettisti, adesso, la vita si fa dura.

Durante il periodo nazista, si poteva almeno fuggire nel momento in cui erano chiari i primi segni di pericolo.

Ma oggi dobbiamo chiederci: c’è un posto dove non vivano musulmani?

I vignettisti ci hanno mostrato con il loro comportamento che al giorno d’oggi è possibile mettere in pericolo la propria vita ogni volta che si offende il capostipite della “Religione di Pace”.

Se si fossero resi conto che viviamo in un periodo storico come questo, la paura gli avrebbe certamente impedito di tirare la prima riga.

Rose Flemming, il redattore del Jillands Posten responsabile della pubblicazione, si trova in questo momento negli Stati Uniti e dovrà adesso guardarsi le spalle per tutta la vita dagli appartenenti della “Religione di Pace”.

Tutto ciò accade nel terzo millennio dalla nascita di Cristo per avere voluto fare un test su come il multiculturalismo, così auspicato dai nostri politici europei, abbia influenzato la libertà di espressione.

Cerchiamo di essere chiari: non viviamo più in un mondo libero e chi lo nega, mente. Sia che lo faccia per stupidità o per convenienza.

Chavez fa il dittatore, ma i venezuelani non scherzano

Da un blog venezuelano:
Hugo Chavez ha avuto una brutta settimana. Ovunque si sia recato è stato oggetto di proteste, solo che questa volta si è trattato di proteste da parte dei suoi sostenitori, non degli oppositori. E Chavez ha reagito con intolleranza verso i dissidenti, proprio come fa con gli oppositori, dicendo che se ne devono stare zitti in nome della “rivoluzione” e del rispetto che gli devono.”

“Rivoluzione”? Credevo che fosse stato eletto nell’ambito di una elezione democratica…

“Mentre i contadini facevano un sit-in per tutta la settimana davanti al suo Palazzo Presidenziale, Chavez se ne è andato in giro per il paese solo per ricevere ovunque lo stesso genere di proteste. A Zulia la gente ha chiesto di avere una cosa dove vivere. I dimostranti hanno mostrato cartelli che chiedevano di parlare al Presidente. Ma hanno tutti incontrato la sua ira. Ha detto loro di starsene zitti perchè stava parlando il “leader”.

Questa scena si è ripetuta altre volte durante la settimana.

Una volta ha perfino minacciato di andarsene se le proteste fossero continuate. Anche davanti a studenti che protestavano, ha detto pure a loro che o la smettevano oppure se ne sarebbe semplicemente andato.

Intanto nell’area di Catia, a ovest di Caracas, tradizionalmente favorevole a Chavez, i mezzi pubblici si sono fermati per un giorno intero a causa di una protesta per l’uccisione di un autista da parte di una banda di criminali. Il Presidente dell’Assemblea Nazionale ha accusato la CIA di avere fomentato le proteste e il capo del sindacato dei trasporti pubblici di Catia ha dichiarato di non conoscere nessuno della CIA ed ha sfidato il Presidente dell’Assemblea a farsi una passeggiata a Catia senza guardie del corpo garantendogli che sarebbe stato rapinato.”

La vita è dura, anche per un dittatore.

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