Non tutti i terroristi ci azzeccano

Mohammad Reza Taheriazar.Questo nome è salito alla ribalta delle cronache americane degli ultimi giorni per un fatto tanto grave quanto insolito.
Si potrebbe definire il primo atto di terrorismo accaduto negli USA dopo l’11/9 ma in realtà non è proprio così.
Questo giovanotto, di origine iraniana e di religione musulmana, ha “graduated” nel 2005 al Chapel Hill College, North Carolina. Le persone che lo conoscono lo descrivono come un personaggio anti-sociale, con pochi amici: un cosiddetto “lupo solitario”. Era spesso dedito al consumo di droga ed alcool, nonostante la sua appartenenza religiosa.
La sua colpa, per la quale rischia fino a 16 anni di carcere, è quella di avere affittato “il più grosso SUV che abbia trovato” e di essere deliberatamente piombato ad alta velocità in un gruppo di studenti che stavano tranquillamente bivaccando nel campus dell’Università.
Fortunatamente non ci sono stati decessi ed i 9 feriti, ricoverati all’ospedale, si rimetteranno in pochi giorni.
Reza Taheriazar, all’ingresso dell’aula del tribunale ove è stato portato per la prima udienza, ha accolto le persone che lo stavano ad aspettare con grandi sorrisi e saluti. Interrogato ha dichiarato che “era grato per l’opportunità che la situazione gli dava di diffondere la volontà di Allah”.
Dopo l’assegnazione di un avvocato d’ufficio ed a seguito delle domande del procuratore, ha ammesso di avere preso in affitto una Jeep Grand Cherokee e di averla giudata ad alta veloità contro gli studenti nel “Pit”, un’area centrale del campus della UNC-CH, l’Università di North Carolina. La polizia del Campus ha inoltre riferito che Reza Taheriazar, subito dopo l’incidente ha dichiarato che “aveva agito per vendicare la morte di musulmani nel mondo”.
Il ragazzo era di famiglia ricca, aveva un buon titolo di studio ed un lavoro. Questo dimostra che la povertà non gioca un ruolo fondamentale nelle azioni terroristiche e violente di stampo islamico. Il problema principale è quello della “legittimazione sociale” e di uno scollamento tra i valori e certe cattive abitudini degli occidentali (come l’alcool e la droga, quando sono eccessivi) ed i precetti della religione musulmana.
Quando questi estremi diventano insopportabili, si crea un senso di vuoto e l’interpretazione estrema di certi dogmi religiosi può portare a commettere questi atti.
Possiamo chiamarlo un atto di terrorismo perché il suo obbiettivo è stato quello di uccidere e di spargere terrore tra la popolazione indifesa.
D’altra parte, le abitudini di vita di Reza Taheriazar ed il modo con cui ha condotto l’incursione che dimostra di non averla pianificata con cura, fanno pensare che si sia trattato di un episodio isolato e non di un atto scaturito dalla strategia di una cellula terroristica.
Ciò che dovrebbe fare riflettere è di rilevare come il modello terrorista che ci aspetteremmo di ritrovare solo in contesti medio orientali fortemente islamizzati, sia presente anche in una tranquilla cittadina dell’est degli Stati Uniti: Reza Taheriazar lo ha dimostrato quando ha detto che non voleva un legale perché “la verità è il mio avvocato” e quando, alla domanda se aveva l’intenzione di uccidere, ha risposto di “sì”.
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