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Mario Scialoja: un mito laico


Mario Scialoja lo abbiamo visto in televisione. È stato ospite di Porta a Porta in molte puntate che trattavano argomenti legati alla vita dell’Islam e delle popolazioni musulmane.

Romano, 68 anni, convertito all’Islam nel 1987, è stato più volte ambasciatore italiano. Il suo ultimo incarico si è svolto in Arabia Saudita, la patria sacra della religione maomettana.

La sua conversione risale al periodo nel quale rappresentava il nostro paese all’ONU.

Oggi dirige la sezione italiana della Lega Musulmana Mondiale che ha sede a Roma presso il Centro Culturale Islamico della grande Moschea ed è membro della Consulta Islamica nominata dal nostro Governo.

Quando ho letto la notizia di agenzia che riportava la sua reazione all’apertura del cardinale Martino sull’insegnamento della religione Coranica nelle scuole pubbliche italiane, ho cambiato gli occhiali togliendomi quelli da miope e ho indossato quelli da presbite, avvicinandomi al monitor: non ero per niente convinto di avere letto bene.

“Ringrazio il cardinale Martino e il Vaticano per la sua apertura, ma sarebbe meglio istituire un’ora di storia delle religioni”.

Ho pensato che quello che si dice in giro sui musulmani moderati e cioè che esistono, corrisponde a verità. Ho pensato anche che, al contrario di quello che si dice in giro, e cioè che se esistono non si fanno mai sentire, questa volta è falso. Non solo si fanno sentire, in generale, ma in particolare in questo caso a parlare è un rappresentante di spicco, per di più non sospettabile di ambiguità genetiche tipiche di una certa razza, visto che è italiano.

Scialoja prende le distanze in modo pacato ma chiaro dall’UCOII che ha chiesto l’introduzione dell’insegnamento religioso.

“Il mio pensiero è diverso: l’Italia è uno stato laico (leggo e ….gulp!), la sua scuola è laica (gulp! gulp!) e nei programmi scolastici dovrebbe essere prevista un’ora di storia delle religioni” (gulp!gulp!gulp!)

A questo punto ho fatto uno sforzo di memoria e sono andato al tempo in cui, bambino, ero alle scuole elementari di una laicissima scuola linguistica di Milano, nella quale, precorrendo i tempi visto che sono tornato agli anni ’60, si studiava una seconda lingua. Lì i bambini erano educati secondo i principi del cattolicesimo cristiano ed è stata proprio la scuola che mi ha insegnato il catechismo, mi ha introdotto ai sacramenti e mi ha insegnato chi era il bambin Gesù. Ma è stata anche la scuola che non ha mai introdotto i suoi alunni all’esistenza di altre religioni, monoteiste o meno. Insomma, in fatto d’Islam, Buddismo, Ebraismo, Induismo e delle altre scuole cristiane la mia generazione è rimasta nella più profonda ignoranza.

Scialoja continua e dice: “Non possiamo cominciare a chiedere un’ora di religione islamica, i buddisti farebbero lo stesso, gli induisti lo stesso e così via“.

Giusto. E se così fosse come potremmo negare agli appartenenti alle altre religioni il diritto all’insegnamento?

Penso che l’insegnamento della religione islamica per gli studenti musulmani, spetti alle famiglie ed eventualmente a scuole private islamiche riconosciute e parificate“.

Incredibile, una posizione lineare da vero laicista. La religione non è affar di Stato e quindi neanche della scuola di Stato ma un affare privato, familiare o ad appannaggio delle scuole private che le famiglie scelgono, liberamente e personalmente, per l’insegnamento di questa materia.

Scialoja conclude: “L’insegnamento facoltativo della religione cattolica costituisce una questione a parte perché è seguita dalla grandissima maggioranza degli italiani.”.

Un vero signore, equidistante, rispettoso delle esigenze delle minoranze ma soprattutto delle maggioranze.

Se tutti gli appartenenti a tutte le religioni ed in primis i politici, ragionassero così, avremmo risolto definitivamente il problema.

Non ci sarebbero più alibi per imporre con i più fantasiosi metodi la supremazia di questo o di quel credo, né ci sarebbe spazio per sovrapposizioni ambigue dei precetti religiosi con altre materie di insegnamento, aspetto questo che rende alquanto problematica e praticamente incontrollabile la presenza della materia islamica nelle scuole.

Dopo i primi momenti di euforia, devo ammettere che mi ha preso lo sconforto.

Parte dall’osservazione della realtà italiana e non solo.

Siamo divisi tra una fazione che pone la difesa dell’”identità” e delle “radici”cristiane alla base della nostra civiltà e che, tra l’altro, tende a porre delle barriere e dei confini ben precisi alla presenza d’altre convinzioni religiose all’interno della propria società. Si dice che noi, qui, siamo cristiani d’origine, di cultura e di storia e che nessuno può permettersi di entrare nei nostri confini perché non gli sarà permesso. Questo ragionamento è ammantato dalla difesa della conservazione della nostra libertà a proclamare e a difendere questa identità, a condizione che libertà per noi significhi meno libertà per coloro che vogliono convivere nel nostro mondo culturale.

Dall’altra parte, invece, si schierano i buongustai del minestrone “democratico religioso”, nel quale si confondono e si mischiano tutti i confini, quelli dello stato, della costituzione, dei diritti e dei doveri. Una specie di oceano melmoso nel quale nessuno più capisce quali siano i limiti tra laicità e religione, tra rispetto delle leggi ed espansionismo ideologico, tra supremazia degli stati e dettami religiosi.

E sì che la soluzione di principio sarebbe alquanto semplice: da una parte abbiamo degli stati, regolati dalle proprie carte costitutive e dalle proprie leggi e dall’altra proprio questi stati includono, come fatto personale, la libertà di professare la propria religione.

Le dichiarazioni di Scialoja non avranno seguito se non perché sarà accusato di apostatismo da una frangia di musulmani e sarà attaccato dai clerico-cattolici perché mette in crisi una presa di posizione del Vaticano.

La strada verso un’autentica convivenza pacifica tra le religioni è ancora lunga.

L’abbiamo iniziata noi occidentali con il loro superamento ideologico e molti ci hanno seguito. Galileo, Newton, gli eretici e molti altri hanno pagato con il loro sangue e sembra che la storia continui.

Ma noi non ci arrendiamo perché crediamo che la difesa delle libertà dell’individuo venga prima di ogni cosa e che valga la pena resistere ai tentativi oscurantisti.

All’inizio abbiamo inventato Dio, adesso dobbiamo guardarci dai suoi nipotini.

Comments (6) lasciato to “Mario Scialoja: un mito laico”

  1. Bernardo ha scritto:

    E noi dobbiamo guardarci dai falsi razionalisti che, irrazionalisticamente, affermano che Dio è un’invenzione dell’uomo.
    A suo tempo feci giustizia, logica cartesiana alla mano, di questa vecchia sciocchezza.
    Il resto del post è la solita, trita “fuffa” radicale, propaganda spicciola e semplicistica che non merita particolare attenzione.

    Bernardo

  2. Nessie ha scritto:

    Non sono affatto d’accordo col card. Martino e l’ora di Corano. E’ un discorso da oratorio multiculturalista e relativista. Una volta tanto sono d’accordo con Scialoja e perfino con capezzone. Se ci mettiamo a mettere imam e preti a scuola non la finiamo più con le sottane. Non è così che si difende l’identità del nostro Paese. No alle quote religiose!

  3. cooper ha scritto:

    Bellissimo post, il primo che non mi ha fatti incazzare

  4. Cantor ha scritto:

    Bernardo, ti ringrazio. Il tuo post è il miglior complimento per me.
    E, nonostante il fatto che il mio non meriti attenzione, grazie per l’attenzione.
    Salutami Dio quando lo vedi.
    Ciao.

  5. Bernardo ha scritto:

    Prego, figurati. :) )
    Il fatto è che non serve vedere Dio per dimostrare che nessun uomo è in grado di affermare che Dio è un’invenzione degli uomini, basta Cartesio, come dicevo.
    Ma, sempre come dicevo, non è roba per te. ;)

    Bernardo

  6. Cantor ha scritto:

    Ah beh se non è roba per me, scusa tanto, prometto che mi asterrò.
    Non vorrei che la mia ignoranza ti provocasse dei turbamenti.

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