Giudici prevedibili e politica impreparata
Chiamiamole coincidenze. Chiamiamola indipendenza della magistratura. Chiamiamola logica dei tempi giudiziari. All’avvicinarsi di eventi politici rilevanti, sono tutti fattori prevedibili.I comportamenti della magistratura italiana di questi giorni sono stati definiti da Sergio Romano, ironicamente, “Imprevisti giudiziari“.
Romano non rappresenta precisamente il mio modello di giornalista ma nell’articolo scritto sul Corriere di Sabato 11 Marzo, egli lancia un grido di dolore, un allarme condivisibile.
I destinatari non sono solo le belle anime garantiste ma il paese tutto, nel quale egli comprende anche le forze della sinistra.
I fatti sono noti: solo per citare i casi più eclatanti e per lasciare da parte quelli meno conosciuti che si consumano nelle procure di provincia a danno di poveri amministratori di secondo piano, tutti di Centro Destra, andiamo dalla richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi (affare Mills), alla vicenda Moffa, sottosegretario di Alleanza Nazionale, al thriller di spionaggio che vede protagonista l’ormai ex-ministro Storace ed all’accusa di associazione a delinquere per il neo segretario dell’UDC Cesa.
Solo la Lega, per adesso, esce indenne dall’attacco frontale dell’armata dei magistrati che, ormai, al posto della bandiera italiana, sventolano quella nera con il teschio e le ossa incrociate.
Nonostante il pericolo di un effetto boomerang, le procure di tutta Italia, al comando degli ayatollah di Milano, insistono nel volere surrogare la libera opinione degli elettori con colpi di mano giudiziari, nella migliore tradizione di un organismo che, da più di un decennio, in nome dei proprio privilegi e del potere che ormai nessuno gli può più togliere, si arroga il diritto di sostituirsi alla classe politica nel governo del paese.
L’aspetto tecnico che ai più sfugge è che esiste una sproporzione tra l’effetto virtuale e mediatico delle decisioni dei PM e l’effetto della ricaduta puramente giuridica sulle loro vittime.
Si tratta infatti di provvedimenti che probabilmente avranno il loro effetto giudiziario in tempi successivi al voto del 9 Aprile ma che ne hanno uno ben maggiore nell’arena politica. Si vedrà se poi, a conti fatti, toglieranno consensi al Centro Destra o aumentaranno nell’elettorato moderato l’effetto quadrato intorno al Premier ed i suoi alleati.
Quando un Pubblico Ministero inizia un’indagine, lo fa senza che gli indagati siano informati del suo operato. Entro sei mesi questa fase dovrebbe concludersi ma ciò non avviene mai, anzi, i magistrati hanno l’autonomia e godono di scappatoie procedurali che gli permettono di rendere pubblici gli esiti del loro operato nei tempi che essi ritengono più opportuni. Questo meccanismo spiega i motivi che ci spingono a considerare gli avvenimenti di questi giorni come delle vere e proprie bombe ad orologeria.
Non si spiegherebbe altrimenti il perché solo oggi sia stato richiesto il rinvio a giudizio di Berlusconi per fatti accaduti quasi 10 anni fa o, nel caso di Moffa, addirittura nel 1994.
A nulla serviranno le interrogazioni di parlamentari esperti di giustizia perché le conseguenze che si volevano ottenere sul piano mediatico e politico, travalicano l’effettivo impatto giudiziario che sarà, presumibilmente, uguale a zero.
Intanto le vicende di Fiorani e Consorte sono andate nel dimenticatoio. Uno è ancora in galera e l’altro si prepara a godersi i suoi 60 milioni scudati, standosene comodamente seduto nel salotto di casa propria e, magari, facendosi retribuire lauti compensi per qualche intervista giornalistica. E dire che i reati per i quali sono indagati, sono praticamente gli stessi.
Ormai pretendere che la campagna elettorale sia disintossicata dalle richieste inquinanti e tenute in serbo per anni e depositate in edicola prima che in cancelleria, è un’utopia.
Il danno è fatto e, in verità, non sapremo mai quanto tutto ciò abbia influito sul risultato finale.
Certo è che, come giustamente ha fatto notare Romano, quale che siano gli esiti che emergeranno dalla prossima tornata elettorale, anche il Centro Sinistra dovrebbe ormai essere consapevole che questa anomalia non può e non deve essere relegata ad un semplice appostamento sulle rive del fiume nel quale scorrono i cadaveri degli avversari politici.
L’alterazione del rapporto tra potere politico, l’unico che dovrebbe essere considerato come tale, ed il potere della magistratura, che dovrebbe essere al servizio del primo e dei cittadini, è un fattore che dovrà essere affrontato in modo approfondito e determinato indipendentemente dallo schieramento che governerà il nostro paese.


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