TTT: i veri pericoli socio culturali dell’Occidente


Le tre T sono “TOLERANCE”, “TIRADES e “TERRORISM”. Sostantivi che descrivono bene tre eventi accaduti recentemente nelle università americane, che hanno provocato forti reazioni partigiane e riempito i notiziari dei media e le pagine dei blog.

TOLERANCE (tolleranza), fa riferimento alla vicenda successa alla famosa Università di Yale, nella quale si è scoperto che Sayed Rahmatullah Hashemi, un ex-ambasciatore, allora 22enne, del regime talebano è stato ammesso a frequentare gli studi ed è stato accreditato di una borsa di studio. Costui ha dichiarato di sentirsi particolarmente fortunato di essere arrivato nella prestigiosa università rispetto a molti suoi vecchi compagni d’arme che si sono ritrovati a guardarlo in televisione da una cella del carcere di Guantanamo.

Nel 2001, poco prima degli attentati al WTC, Hashemi fu intervistato dal Wall Street Journal, nella sede del quotidiano di NY situata proprio di fronte alle due torri. Il suo tour di allora aveva lo scopo di spiegare e giustificare alla comunità internazionale i motivi che avevano portato al bombardamento delle statue di Buddha nel suo paese. Inoltre aveva fatto un’interessante affermazione su Osama Bin Laden, ospitato dal regime talebano, sostenendo che “non c’è una chiara evidenza che si tratti di un terrorista”.

Fin’adesso lo staff dell’università si è trincerata dietro ad un “no comment”.

(Hat tip Wall Street Journal)

TIRADES (filippica), fa riferimento a Jay Bennish, un professore di geografia della Overland High School, in un sobborgo di Denver, che è stato registrato da Sean Allen, un suo studente di 16 anni, mentre dava lezione di demagogia anti-imperialista non proprio geografica, paragonando, tra l’altro, George W. Bush ad Hitler. Il professore è stato subito allontanato dall’insegnamento e ora, con l’aiuto di un avvocato, sarà reinserito nei ranghi avendo promesso che, ogni volta che dovesse esprimere delle opinioni geo-politiche, si premurerà di illustrare anche dei punti di vista opposti; si è comunque dichiarato”per niente pentito” ed anzi, si è rammaricato di non avere scelto il dittatore più opportuno.

(Hat tip Cnn e, se avete tempo, la registrazione audio della lezione, interessantissima!).

TERRORISM (terrorismo), si riferisce invece alla vicenda di Mohammad Reza Taheriazar, un insospettabile studente di origine iraniana che ha pensato di balzare alle cronache investendo e ferendo con un grosso SUV 9 studenti in un campus universitario di una tranquilla cittadina di provincia. Di lui ho scritto giorni fa.

(Hat tip Cnn ).

Sicuramente questi sono episodi sconcertanti, quantomeno perché sono accaduti in un paese come gli Stati Uniti. Da noi, in Europa, avrebbero causato meno scalpore, sarebbero volutamente stati ignorati da una buona parte dei media e non avrebbero provocato altri sentimenti se non una certa indifferenza.

Negli USA invece, hanno acceso un forte dibattito, che ha diviso gli americani in due fazioni: da una parte coloro che hanno condannato il dubbio ed ingenuo atteggamento arrendevole delle elites universitarie nei confronti di possibili concessioni all’integrità del loro corpo insegnante ed ai criteri di rilascio di borse di studio e dall’altra quelli che in nome della libertà di espressione e proclamando il trionfo del multi-culti, hanno difeso Yale e tutti i professori che ritengono sia loro diritto raccontare qualsiasi cosa gli frulli per la testa durante le lezioni.

Solo il caso del “terrorista dilettanteTaheriazar, non ha lasciato dubbi sulla liceità di un attentato, seppure casereccio, che avrebbe potuto fare un certo numero di morti: anche qui, però, qualcuno ha cercato di spiegare che, al di là del fatto in sé, certamente da condannare, sia necessario riflettere sulle ragioni, sicuramente non sono riconducibili a fattori economici o di emarginazione, che hanno portato il giovane a compiere quel gesto.

Questi eventi dovrebbero tuttavia fare sorgere alcuni interrogativi.

Che opinione possiamo farci, per il futuro dei nostri figli, quando un’università prestigiosa nonché culla degli insegnamenti del diritto, non si fa scrupolo di accogliere un importante ex-esponente di un regime totalitario e sanguinoso, di accordargli una borsa di studio e di non degnarsi neanche di “commentare” l’accaduto, pur se sotto una forte pressione di gran parte dell’opinione pubblica?

Che opinione possiamo farci, per il futuro dei nostri figli, se un insegnante si arroga il diritto di indottrinare con teorie demenziali i suoi studenti, dando una versione smaccatamente faziosa del passato e del presente della nostra civiltà occidentale della quale ci dovremmo vergognare e sentire colpevoli?

E come potranno, in questo modo, le generazioni presenti e future trarre un’ispirazione dalla storia per costruire per un mondo migliore, fatto di nobili aspirazioni?

Infine: quando ci decideremo a riconoscere le vere origini psico-patologiche di certi atti di violenza e di terrorismo, invece di ricercare continuamente la loro origine e causa nei nostri comportamenti colonial-imperialisti?

Ciò che dobbiamo fare è uno sforzo di onestà intellettuale e di pragmatismo; ne abbiamo il dovere se vogliamo dare un nostro contributo genuino alla costruzione di un mondo più libero e più sicuro.

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Comments (2) lasciato to “TTT: i veri pericoli socio culturali dell’Occidente”

  1. Wellington ha scritto:

    Purtroppo è già storia vecchia. Le università americane sono diventate già da un pezzo delle roccaforti radical da fare spavento. David Horowitz di Frontpagemag fa critica al vetriolo sulla faccenda da anni. Io ho letto articoli da far paura sull’argomento.

  2. Cantor ha scritto:

    Trattasi della sindrome da arroganza intellettuale accademica che colpisce soprattutto i sinistro-liberal

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