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Riformiamo l’Islam. No, riformiamoci.

Nell’Afghanistan post talebano la Costituzione si ispira alla Sharia, la legge coranica.

Questo fatto, già di per sé, spiega come sia estremamente difficile la riforma dall’esterno di uno stato governato nel passato dai talebani e che si trova oggi in una situazione migliore ma dove dominano ancora leggi e consuetudini illiberali e la mancanza di separazione tra stato e religione.

Il giudice afghano Asrarullah, protagonista della condanna a morte del convertito cristiano Abdul Rahman (da non confondersi con Abdul Rahman Yassin, uno degli attentatori delle WTO del ’93, ancor oggi latitante), ha dichiarato che nel suo paese nessuno è contro le altre religioni ma che, in base alle leggi, la conversione non è permessa e quindi la condanna sarebbe inevitabile. Il caso si concluderà senza la pena capitale perché il Procuratore Sarinzal Zamari ha deciso che se una perizia psichiatrica dimostrerà che l’accusato reo confesso è malato di mente, egli potrà essere perdonato.

L’inosservanza delle leggi della Sharia è quindi punita con l’impiccagione o, nell’ipotesi migliore, con il manicomio. Secondo l’ordinamento afghano, quindi, oltre 4 miliardi di esseri umani, tanti sono coloro che non si ritrovano nella religione islamica, dovrebbero essere appesi per il collo o, quantomento, considerati pazzi.

L’ipocrisia dei commis islamofscisti, condita all’ignoranza ed ad un persistente carattere di ambiguità, ha fatto salire ancora una volta alla ribalta il problema Islam in una chiave non certo nuova.

Ci hanno pensato il Ministro degli Esteri Fini, il suo collega tedesco ed il Dipartimento di Stato americano a promuovere nell’opinione pubblica occidentale la discussione di questo caso che, al contrario, sarebbe probabilmente passato inosservato in mezzo a tutte le centinaia di atti di repressione o di uccisione di cristiani nel mondo per mano di terroristi musulmani o di leggi repressive e liberticide.

Il motto “tolleriamo tutto ma non ciò che va contro l’Islam” è diventato l’alibi preferito di coloro che pensano di potere mettere da parte i diritti fondamentali della persona come la libertà di coscienza e le scelte religiose.

Sbaglia il Corriere a scrivere che sia il Corano a prevedere che la pena capitale debba essere inflitta a chi abbandona l’Islam; questa è solo un’interpretazione data da una parte dei musulmani e cioè dal radicalismo teologico. Purtroppo in questa fase storica, convenienze e circostanze stanno determinando il rafforzamento di questa linea su quella della maggioranza dei musulmani che non la accetta.

L’emerito senatore Cossiga ed il Ministro Buttiglione concordano e chiedono a gran voce al Governo Italiano di ritirare immediatamente il nostro contingente militare dall’Afghanistan per non legittimare e sostenere un regime che, dopo avere ammaliato l’Occidente e molti poveri suoi concittadini, sta dimostrando di non essere in grado di garantire i più elementari diritti del popolo afghano. Buttiglione chiede addirittura di liberare il povero sventurato e di portarlo nel nostro paese.

E qui sta il punto.

Abbiamo cercato per due volte di esportare la democrazia e quindi una condizione di libertà, in due paesi islamici. Abbiamo tentato una riforma della loro struttura politica ed istituzionale che desse maggiori garanzie interne ed esterne. Abbiamo ottenuto il risultato di liberare quei popoli da tirannie che hanno provocato un numero indecifrabile di morti ed una quantità incommensurabile di sofferenza.

Ora ci stiamo accorgendo che, forse, non tutto sta andando come pensavamo e che l’Islam, forse, non è riformabile dall’esterno.

Le ragioni sono da ricercare nell’incapacità dell’Occidente di difendere, prima di tutto in casa sua, le libertà ed i diritti costituzionali sanciti nelle carte dei nostri paesi.

Non esistono infatti differenze tra i musulmani convertiti che vivono nei paesi islamici e quelli che vivono qui da noi. Sono tutti esposti a ritorsioni o a condanne che, pur inaccettabili ma comprensibili nel contesto della sharia, non lo sono in occidente dove, per il momento, non c’è traccia di leggi coraniche negli ordinamenti degli Stati laici.

Non esiste spesso neanche differenza tra la reazione dei governi degli stati musulmani e quelli degli stati laico occidentali quando si tratta di contrastare le minacce di qualche dittatore da strapazzo, di capi terroristi o di predicatori religiosi dell’odio e della cultura della morte.

Ne è prova la risposta goffa ed opportunistica del nostro governo davanti alle minacce di Muhammar Gheddafi. Invece di respingere al mittente le deliranti richieste dell’ex-cammelliere tiranno, ci siamo premurati di cacciare un ministro, telefonare, tranquillizzare, minimizzare e promettere indennizzi. Ma mentre non ci scandalizza la promessa di indennizzare chi ci ha distrutto l’ambasciata, alla cui origine c’è l’incubo di flotte di barconi colmi di immigrati che sotto elezioni non porterebbero certamente un aumento dei consensi, non possiamo spiegarci la miopia di chi non si è accorto di quei governi che, reagendo con fermezza e senza prostrarsi in inutili quanti ipocrite scuse, hanno ottenuto i risultati che il cittadino si aspetterebbe da uno stato che si definisce “laico”.

In questo frangente Danimarca e Svezia hanno mostrato di essere il “paese che voglio”.

Nella vicenda delle vignette, hanno respinto la richiesta di scuse ed hanno anzi ottenuto, essi stessi, le scuse dai governi siriano e libanese per i danni subiti presso le loro ambasciate. Non hanno poi ceduto alle richieste interne di punire i responsabili della pubblicazione delle vignette. Né sono indietreggiati in compromessi vili quanto pericolosi quando si è trattato di proclamare la centralità della libertà di espressione nella difesa dei diritti dell’individuo.

E chi in casa loro ha tentennato, ha dovuto lasciare il suo incarico: la Ministra degli Esteri svedese Laila Freivalds è tornata a raccogliere le margherite nel suo giardino di casa per avere prima ordinato la chiusura di un sito internet che pubblicava le caricature su Maometto ed avere poi, in un sussulto di viltà, negato il fatto.

In Svezia la caporetto della libertà di espressione che poteva avere inizio dalla banale chiusura di un sito, è stata evitata perché la censura è proibita dalla costituzione.

Ciò che ci salverà sono le nostre Carte Costituzionali. Sono scritte e, da sole, non si possono cancellare. Solo noi possiamo apportarvi modifiche suicide oppure, al contrario, brandirle davanti a qualsiasi tentativo di sopraffazione.

Non si tratta quindi di alimentare discussioni dialoganti e compromissorie con i tiranni o nell’ambito dell’opinione pubblica del nostro paese, già troppo confusa da una campagna elettorale dominata dagli insulti e dagli slogan.

Si tratta di piuttosto di divenire consapevoli delle origini delle minacce che minano la nostra sicurezza ed il nostro benessere. Si tratta di riaffermare con forza la centralità dei principi fondanti dello Stato. Si tratta di proclamare il diritto naturale e fondamentale alla libertà di coscienza, religiosa, di autodeterminaizone e di espressione.

Si tratta di farlo con fermezza e convinzione, sia nelle civiltà di tradizioni giudaico-cattoliche che in quelle musulmane.

Senza paura e senza viltà.

Comments (10) lasciato to “Riformiamo l’Islam. No, riformiamoci.”

  1. enzo ha scritto:

    Bellissimo post! M’e’ proprio piaciuto.
    Anche per me Svezia, ma soprattutto la Danimarca, sono “il paese che voglio”.
    I Danesi, leggevo oggi, hanno minacciato di usare l’esercito per liberare Abdul Rahman (ufficiale)!

  2. MelancoliaI ha scritto:

    Complimenti per il post. Ti ho linkato #^___^#

  3. uomodellastrada ha scritto:

    bravo!
    da dire che è stato da stolti ritenere che un’ideologia forte potesse essere riformata dall’esterno, quindi da stolti è stato assecondare la guerra irachena, specie nella sua giustificazione subordinata, che è entrata in gioco solo quando è stata svergognata la prima giustificazione, mentre è da tempo che dico che i nostri valori da proteggere sono quelli dello stato secolare e laico, cristallizzati nei diritti della persona. Non ingerenza, questo è quello che serve e tutela dei nostri interessi in casa nostra.
    Per cedere il fianco a lotte religiose ci stiamo beccando in patria una rivincita dei filoni confessionali, in danno del nostro piccolo liberalesimo.
    cordialità

  4. Nessie ha scritto:

    Post molto interessante. Io credo che alla base di tutto ci sia l’eterno ritornello di Churchill sull’appeasement, l’appeaser e il coccodrillo. Chi si genuflette pensa di venir risparmiato, ma al contrario verrà divorato per secondo. Con un po’ di fortuna, per ultimo. Sai che soddisfazione!

  5. eraclix ha scritto:

    Grande post..E’ l ora di finirla con questi atteggiamenti accomodanti e comprensivi..Reciprocità e nessuna flessione verso una religione ke vorrebbe farci ridiventare cammellieri con il sedere eternamente per aria rivolto ad occidente..Non esiste un islam moderato e questo atteggiamento italico o eurpeo prone,è visto come debolezza e legittima rivendicazione di superiorità della legge coranica e di buffoni predicanti vestiti di lenzuola e gonnelle..L essere proni ci prepara solo alla preghiera verso la mecca non a chiarire come funzionano i nostri diritti..

  6. Nessie ha scritto:

    Già. E come dicono i libanesi a prendere un bel minareto nel didietro.

  7. Cantor ha scritto:

    Per me il minareto fa male.

  8. InVisigoth ha scritto:

    L’altro giorno, in un commento a questo post

    http://valeriopieroni.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=915810

    ho definito la sharia un “cancro per il mondo”. Forse l’affermazione è forte, ma non mi sento assolutamente pentito di quella frase.

    Saluti, e buon lavoro!!

  9. eraclix ha scritto:

    La tua affermazione è tutt altro ke fuori luogo..E come per il carcinoma, anke la sharia per quanto la bombardi non viene debellata..E’ importante ke si finanzino centri di ricerka non per stimolare il dialogo..(non credo ke se si cominciasse a parlare con i tumori questi andrebbero via….)Ma per combattere in maniera efficace l islamizzazione della società,della cultura o della legge….Viva l occidente e la sua cultura superiore…

  10. oggi ha scritto:

    condivido il tuo pensiero circa il fatto che dall’esterno non si può cambiare una mentalità così chiusa. Così come penso che una grande percentuale di loro non voglia cambiarla. Per esempio, quando penso all’iraq mi viene da pensare che si sarebbero meritati saddam per altri cent’anni…

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