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L’ eutanasia non è una poesia

Il Partito Radicale ha indubbiamente cambiato la mia vita. Nel passato ero indifferente a molti temi di politica, d’etica o che riguardassero la società. Poi ho cominciato, casualmente, ad ascoltare Radio Radicale, senza neanche sapere bene chi fossero i Radicali. Ho capito che facevano una battaglia ideologica e di principio su molti temi sui quali mi sentivo visceralmente d’accordo con le loro opinioni.

È stata, la mia, una scoperta di me stesso ed una presa di consapevolezza del mio sentire su molti aspetti della vita che mi ha poi avvicinato alla politica.

Allo stesso tempo non ho mai condiviso il metodo con il quale questo partito ha fatto politica; non ho mai capito i motivi che li hanno spinti a spendere tante energie in battaglie su temi che interessavano a pochi ed il risultato si è visto: un confinamento ad una posizione marginale nell’arco costituzionale italiano. Potremmo quasi sostenere che non si tratti nemmeno di partito politico ma di un movimento per la vita e per la libertà.

Oggi Pannella ed i suoi fedeli si trovano nello schieramento che non voterò e che non potrei mai votare. Ne sono deluso e me ne dispiaccio perché penso che da quella parte non potranno portare a compimento tutte le battaglie che si propongono mentre in seno al Centro Destra avrebbero potuto, forse, risvegliare un certo spirito liberale del quale la CDL ha molto bisogno.

Comunque restano spesso un faro per la mia ispirazione e quando sono sottoposti ai linciaggi nelle discussioni che vertono su argomenti etici, non posso fare altro che schierarmi dalla loro parte.

Ne è un esempio quello che è successo qualche sera fa durante la trasmissione Otto e Mezzo condotta da Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni nella quale il tema trattato era il “Protocollo di Groningen che in Olanda regola l’eutanasia per i bambini di età inferiore ai 12 anni.

I presenti erano, da una parte, Daniele Capezzone e Sophie In’t Veld, europarlamentare olandese e dall’altra il Ministro Giovanardi, Giulio Meotti giornalista del Foglio esperto di eutanasia e lo stesso Ferrara che ultimamente, quando si tratta di discutere di etica e religione, veste i panni del censore delle posizioni laico liberiste.

Le ragioni dei sostenitori dell’eutanasia, infantile e non, sono state attaccate con toni minacciosi e sprezzanti prima di tutti dal direttore del Foglio. Ferrara non ha accettato le spiegazioni della In’t Veld, accusandola di appartenere ad una sorta di congiura neo-eugenetica e sostenendo che ciò che si cela dietro all’orientamento giuridico olandese ed al Protocollo di Groningen, concepito come una linea guida per l’eutanasia infantile, altro non sia che un tentativo di resuscitare pratiche tanto tristi quanto orribili.

A poco è servito sostenere che non è di questa pratica che si occupa la politica dei Paesi Bassi ma piuttosto di uno sforzo teso a fare emergere dalla clandestinità l’operato di medici e genitori ed alla definizione di procedure rigorose per garantire ai bambini, per quanto possibile, un destino migliore di quello che le loro malattie incurabili gli riserverebbero in quella parte della loro esistenza che gli resta da vivere.

Eduard Verhagen è direttore clinico del dipartimeno di pediatria all’Università di Groninga. E’ laureato in medicina ed in legge ed è considerato uno dei maggiori esperti di eutanasia. Questo perchè è uno dei pochi medici al mondo che può disporre di un’esperienza al riguardo ma in un contesto di leggi e procedure codificate come quelle dell’Olanda, paese nel quale la legalizzazoine della “dolce morte” per le persone con più di 16 anni risale al lontano 1985.

Il pragmatismo tipico delle civiltà nord europee ha portato Verhagen ed i suoi colleghi a fare adottare nel 2002 il cosiddetto “Protocollo di Groningen” che regola le procedure attraverso le quali i medici, i genitori e le autorità giudiziarie possono decidere, in condizioni estreme, di togliere la vita ad un bambino d’età inferiore ai 12 anni.

Ciò che gli ospiti di Otto e Mezzo hanno cercato di fare comprendere ai loro interlocutori ed al pubblico è che quando si tratta della vita di un infante e cioè di un essere vivente nel quale i genitori, i parenti e l’intera società hanno profuso un patrimonio immenso di speranze, affetti, amore, cure e parte della loro vita, le decisioni che la comunità olandese prenderà nei confronti del suo destino non sono dettate da motivazioni ideologiche.

Ciò che gli ospiti di Otto e Mezzo hanno cercato di fare comprendere ai loro interlocutori ed al pubblico è che quando si tratta della vita di un infante e cioè di un essere vivente nel quale i genitori, i parenti e l’intera società hanno profuso un patrimonio immenso di speranze, affetti, amore, cure e parte della loro vita, le decisioni che la comunità olandese prenderà nei confronti del suo destino non sono dettate da motivazioni ideologiche.

Si tratta invece di processi nei quali la profondità della riflessione, dei controlli medici, delle diagnosi e le assunzioni di responsabilità tolgono qualsiasi dubbio su ciò che ci si appresta a decidere. L’unico criterio seguito è infatti quello di non sottoporre quell’esserino a tremende quanto inutili sofferenze per una vita che non avrà mai la possibilità di migliorare.

Inoltre il principio fondante del protocollo è stato quello di garantire il consenso dei genitori ma sulla base di un’esaustiva spiegazione diagnostica e delle prospettive di trattamento medico, di avere l’accordo del personale medico curante e anche di un medico terzo non coinvolto direttamente nel caso in questione e di disporre di una precisa e definitiva diagnosi e delle relative possibilità di cura, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Infine, dopo che è stata tolta la vita al bambino, il caso deve necessariamente essere sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria che ha l’obbligo di esaminarlo a vari livelli di competenza, fino ad arrivare al parere finale della Procura Generale la quale, se identificasse delle anomalie in ciò che è successo, potrebbe iniziare un processo, con gravi conseguenze, nei confronti del medico.

In Olanda nascono circa 200.000 bambini ogni anno. Dei 1000 che muoiono nel primo anno di vita circa 600 sono soggetti ad eutanasia. Di questi circa 15-20 ogni anno appartengono al cosiddetto “terzo gruppo” e cioè quello con le caratteristiche che hanno fatto esplodere le polemiche in tutto il mondo. Ad esempio qualcuno ha scritto che in questi casi si tratta di “sistematica eliminazione di tutti i bambini con spina bifida” (cit. Christian Rocca).

In realtà non è corretto liquidare questo argomento con affermazioni così approssimative. Verhagen scrive chiaramente che i fattori che stanno alla base della decisione d’eutanasia per qualsiasi situazione che rientri nei parametri del Protocollo, sono la sofferenza e le aspettative di vita.

I medici devono quindi considerare entrambi i fattori e solo nei casi più estremi (anche di spina bifida, ma non solo), in cui nonostante i trattamenti anti-dolore ed un’accurata prognosi relativa alle aspettative di qualità di vita, possono decidere, con il consenso dei genitori, che la morte sia più umana della continuazione della vita.

Ci possiamo chiedere come sia possibile determinare quando e quanto soffra un infante che non è in condizione di esprimere questo stato alla pari di un adulto. Anche in questo caso dobbiamo fare uno sforzo logico e di fiducia e non fermarci alle rappresentazioni ideologiche. Il dolore fisico è misurabile medicalmente in modo sufficientemente preciso anche nei neonati. I medici, oltre alla semplice osservazione del paziente, misurano il suo respiro, la pressione sanguigna, il ritmo cardiaco, il pianto, la reazione all’assunzione di cibo ed il movimento.

Questo approccio rigoroso, unito al fatto che nessuno di noi può avere dubbi sulla buona fede di un’ intera categoria medica di un paese che non ha mai dato segni di squilibrio mentale, dovrebbero essere degli elementi sufficienti ad evitare che Ministri della nostra Repubblica facciano affermazioni del tipo: “La legislazione nazista e le idee di Hitler riemergono in Europa. Ad esempio in Olanda con l’eutanasia. Quello che fa l’Olanda è esattamente quello che Hitler ha cercato di fare negli anni trenta. A mio avviso in Olanda è peggio: Hitler lo faceva in segreto (sic!), loro invece lo vogliono fare alla luce del sole“.

Già qui Giovanardi esprime in modo inconsapevole l’inganno di una posizione contradditoria ed ideologica: pur se condannabile, la pratica eugenetica di Hitler è meno grave perché clandestina; meglio quindi confinare il problema nell’oblio e nell’ignoranza piuttosto che affrontarlo responsabilmente e tentare di trattarlo in una cornice medico-scientifica.

Il Ministro ha poi dichiarato che “Il governo italiano non può accettare una legge che consenta di sopprimere i bambini“.

Le nostre domande a questo proposito sono: può il governo italiano accettare di ignorare l’eutanasia che si pratica al di fuori di qualsiasi controllo ed all’interno delle mura delle abitazioni, effettuata da medici più o meno responsabili? Evidentemente sì. Può Giovanardi spiegarci i motivi che lo hanno indotto a non occuparsi del problema sin dal 2002 (data dell’entrata in vigore del Protocollo), che gli hanno fatto perdere quasi 4 anni di battaglie e che lo hanno convinto a sfoderare la spada a 15 giorni delle elezioni? Evidentemente no.

Vogliamo però lasciare da parte ogni polemica, critica o sostegno agli ideologismi clericali e, parimenti, a quelli iper laicisti.

Vorremmo invece indirizzare il nostro pensiero a tutti i genitori che si trovano in questo momento in un reparto neo natale e che, davanti ad un neonato in gravi condizioni fisiche, con segni vitali minimi, una deformazione congenita ed una sofferenza probabilmente poco sopportabile, si trovano ad affrontare un dilemma tanto inaspettato quanto insuperabile.

Gli chiederemmo se vorrebbero vivere in un paese nel quale possono (ma non devono) dare il consenso ai medici affinché pongano termine alla vita di quell’esserino che, comunque, è un miracolo della vita. Vorremmo chiedere loro se in questo paese preferirebbero che i dubbi che sorgono prima della decisione, quando guardano negli occhi il loro figlio con la speranza che tutto ciò non sia mai successo ed i dubbi che sorgono dopo che gli si è tolta la vita, non siano quelli di avere fatto qualcosa che, da un punto di vista medico, non andava fatto o se invece siano quelli che garantiscono il rispetto della deontologia professionale e della veridicità delle diagnosi e delle prognosi e che residuano quindi solo nella loro personale e libera assunzione di responsabilità.

Vorremmo ribadire loro che in quel paese che è l‘Olanda, non devono lasciare che i medici decidano autonomamente il destino di vita e di morte del loro piccolo (come sostengono Ferrara e Giovanardi) ma hanno la libertà di dare il loro consenso o il loro veto.

La libertà, appunto.

Di questa parliamo, signor Ministro, non di siringhe hitleriane con le quali il regime nazista uccideva i bambini ebrei e zingari facendoli poi scomparire. Non parliamo di ciò che scrive l’emerita associazione “Cry for Life” quando sostiene che in Olanda“…Il bambino viene ucciso o lasciato morire, con o senza il consenso dei genitori ed il medico, invece di spiegare cosa è successo, scrive “morte naturale”. E la vittima non può più testimoniare“.

Tutto ciò ha a che fare con il rapporto con la vita ma soprattutto con la morte.

Siamo terrorizzati di vivere (con il rimorso di avere dato la morte a nostro figlio) e siamo terrorizzati di morire (e questo evento possibilmente non dovrebbe fare parte della vita, va illusoriamente ignorato e quindi meglio un figlio sofferente che un figlio morto, come se la morte non fosse un evento ineluttabile).

E se non vogliamo restare su un piano pragmatico, come fanno gli olandesi, ma vogliamo andare su quello ideologico tanto vale che, in barba ai Ministri della Repubblica, vi dica come la vedo io: io credo che il motivo per il quale siamo su questo pianeta è quello di percorrere un cammino alla fine del quale avremo raggiunto la perfezione e l’immortalità.

La perfezione della mente-spirito, immortale ma imperfetta e l’immortalità del corpo, macchina perfetta ma mortale.

Dopodichè, in quello che per i lettori religiosi potremmo definire il Giudizio Universale (giudizio che però daremo noi e non qualcun altro…), ci dissolveremo nel nulla, con tutto ciò che ci appartiene, mente e corpo.

E poi….chissà.

Con la libertà di commentare.

P.S. vi consiglio di leggere su questo argomento un bellissimo post di mia “sorella” Inyqua

Comments (8) lasciato to “L’ eutanasia non è una poesia”

  1. Inyqua ha scritto:

    Un ottimo post che tutti dovrebbero leggere. Per non fermarsi alla superficialità delle cose. Per dire basta agli slogan da nausea che in questa campagna elettorale ci stanno estenuando. Per dire le cose come stanno…Ora faccio un’aggiunta al mio post sull’argomento linkando il tuo…
    Visto che su TV vanno di moda le parentele virtuali, ti rivendico come fratello….:-)

  2. Cantor ha scritto:

    Quando si è fatta l’esperienza diretta della morte lenta e dolorosa di un caro, forse il rapporto che abbiamo con questo momento cambia.
    Quindi in fondo non posso biasimare quelli che hanno un atteggiamento così rigido nei confronti dell’eutanasia.
    Biasimo quelli che parlano ed aggrediscono chi non la pensa come loro anche se non sanno di cosa stanno parlando.
    Ho scritto questo post anche per onorare quello che avevi scritto sull’argomento prima di me…sorella!
    Ciao.

  3. Jinzo ha scritto:

    http://www.italianlibertarians.splinder.com/post/7589155

    Supportaci Cantor. Segnala anche tu l’iniziativa, stiamo ottenendo un successo incredibile.

  4. abr ha scritto:

    Condividiamo al 100% la storia, la scoperta e il giudizio sui Radicali.
    E dopo averti conosciuto, non me ne stupisco …
    Sul resto, non ho le tue certezze. Non so non so non so.
    ciao, Abr

  5. Cantor ha scritto:

    Pure io non so….ci credo e basta.
    Ciao!

  6. lostrillone ha scritto:

    “Queste affermazioni mi fanno venire alla mente l’atteggiamento di un certo clero che, pur conoscendo la sofferenza alla quale i sacerdoti ed i vescovi pedofili sottopongono le loro vittime, preferiscono ignorare questi orrori invece di farli emergere dalla clandestinità, codificarli e risolverli.”

    Per essere coerente l’esempio dovrebbe finire in modo diverso: farli emergere dalla clandestinità, codificarli ed accettarli come pratica legale.

    Perchè il protocollo di G. legalizza l’eutanasia infantile.

    Mi sa che però adesso come esempio non funziona più.

  7. robinik ha scritto:

    Lo Strillone 10 e Lode :D

  8. Cantor ha scritto:

    Si dovrebbe finire come dici tu Strillone, ma invece non finisce così perchè io non strillo.

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