In questo articolo intitolato a Mario Scialoja, ho voluto introdurre un osservatorio sulle vicende della Consulta Islamica. L’ex ambasciatore, con la sua dichiarazione contraria all’insegnamento del Corano nella scuola pubblica italiana, ha, forse involontariamente, lanciato un sasso nella palude di questa vicenda che rischia di fornire alle organizzazioni vicine all’oltranzismo islamico uno strumento per scardinare dall’interno i fondamenti del nostro sistema educativo e scolastico.Il primo errore è stato commesso proprio il 10 Settembre dello scorso anno con la costituzione di questo gruppo di lavoro che doveva essere, almeno nelle intenzioni, un organismo consultivo con il quale dialogare per affrontare e discutere alcuni problemi di convivenza con la comunità islamica, ormai molto numerosa nel nostro paese.
Il Ministro degli Interni Pisanu infatti, cercando di “tenere conto dei diversi orientamenti dottrinali, delle diverse sensibilità culturali e delle diverse esperienze civili” e quindi con l’inserimento, tra gli altri, di un rappresentante dell’UCOII e dell’imam di Salerno, Rachid Amadia, ha legittimato tra i suoi interlocutori personaggi ed organizzazioni che ben sappiamo con quali intenzioni manipolative abbiano l’abitudine di dialogare con i loro contraltari.
Che “orientamenti dottrinali, sensibilità culturali ed esperienze civili” possiedono questi interlocutori per potere sedere ad un tavolo con un rappresentante di uno stato sovrano e dialogare su proposte ragionevoli che aiutino i musulmani ad integrarsi nella nostra società? Sarebbe sufficiente dare a questa domanda una risposta aperta e scevra da ideologismi precostituiti per comprendere quanto sia rischioso avere intrapreso una strada dalla quale, difficilmente, si potrà tornare indietro.
L’UCOII è la mano lunga dei Fratelli Musulmani (qui e qui), una delle più antiche organizzazioni islamiche di mutua assistenza ed educazione che, nel tempo, si è trasformata in un partito politico presente in molti stati Medio Orientali e della cintura Nord Africana e che, di fatto, dietro alle sue posizioni moderate, sta costruendo una rete d’appoggio in molti paesi europei con obbiettivi, spesso dichiarati, che dovrebbero insospettire i nostri servizi di sicurezza.
Se vogliamo esaminare i loro “orientamenti e sensibilità”, ci possiamo presto accorgere che, come ha fatto rilevare M. Allam, i Fratelli Musulmani sono molto orientati all’eliminazione dello stato di Israele. Con un’esemplare dimostrazione di ambiguità e con il loro atteggiamento astuto, hanno più volte sostenuto d’essere contrari al terrorismo, cercando di apparire allineati alle posizioni giuridiche del nostro paese che, oltretutto, ha recentemente emanato una legge con la quale l’apologia di terrorismo è divenuto reato. Purtroppo nella loro visione delle cose, i terroristi palestinesi, irakeni, o algerini, non sono tali in quanto “resistenti” e quindi combattenti giustificati dalla loro causa.
Pisanu, per opportunità o per viltà, non si è accorto che la loro legittimazione pone lo stato italiano in una posizione subordinata rispetto agli obbiettivi che queste organizzazioni si pongono nel lungo termine: la creazione di uno stato nello stato, un’”entità islamica”, come la definisce Allam, con il suo censimento, le sue scuole, moschee, banche e, soprattutto, leggi.
Non sappiamo i veri motivi che hanno spinto Scialoja a prendere le distanze dalla richiesta dell’UCOII di rendere possibile l’insegnamento del Corano nella scuola pubblica ma le nostre ragioni, per quanto piuttosto radicali, si rifanno direttamente all’esperienza di quest’insegnamento in molte scuole di paesi musulmani, come il Pakistan o l’Egitto. Lì, molto spesso, scuola e Corano sono un tutt’uno ed anzi possiamo affermare che l’unica materia di insegnamento propinata ai ragazzi sia proprio quella religiosa, per di più in una forma che non è accettabile in una società come la nostra.
Il Corano però in Italia dovrebbe essere solo una materia tra le tante e quindi non dovremmo temere per il destino dei nostri figli. Io credo, invece, che dovremmo riflettere con attenzione e chiederci se un primo passo, apparentemente innocuo, non possa essere l’inizio di un’infiltrazione di personaggi pericolosi negli ambienti scolastici ed educativi i quali, una volta legittimati, potrebbero tentare un’opera di proselitismo nei confronti di tutti gli scolari ed anche del corpo insegnante.
A questo proposito non dobbiamo dimenticare che, per fare un esempio, nello stato palestinese questa pratica sta crescendo alla cultura della morte un’intera generazione che, una volta raggiunta un’età matura, sarà pronta a marciare verso i nemici dell’islam con una cintura di esplosivo legata intorno al torace. Non stiamo parlando di leggende metropolitane ma di fatti di dominio pubblico e riscontrabili in molteplici documenti a disposizione di chiunque (i martiri, shahid, qui, qui e qui).
La Consulta Islamica rischia di diventare il cavallo di Troia che permetterà alle frange più oltranziste ed avvezze alla pressione politica e pubblica di raggiungere obbiettivi che, oggi, si propongono solo come richieste un po’ folkloristiche ma che, in realtà, dovremmo prendere molto seriamente.
Il problema di fondo è che l’unico schieramento politico che in questo momento si oppone fermamente a questa deriva è la Lega la quale, oltre ad essere spesso considerata razzista in certe sue posizioni e quindi non degna di considerazione, probabilmente passerà tra poco nelle file dell’opposizione e non potrà più disporre dei necessari strumenti per influenzare l’azione di governo.
Prodi ed i suoi alleati non ci rassicurano quando mostrano di essere troppo orientati verso un mellifluo dialogo invece che verso una chiarezza e fermezza di posizioni. Paradossalmente il Centro Destra, ha steso un tappeto rosso a quella parte del Centro Sinistra che ha sempre mostrato di volere soprattutto un rapporto con i dittatori anticapitalisti, gli oligarchi e i terroristi difensori dell’oppressione sionista.
Le dichiarazioni di Hamza Picardo, segretario generale dell’UCOII, sono la logica dimostrazione di quello che ci aspetta se continueremo a permettergli di utilizzare la Consulta come il suo organo governativo: 40 o 50 nuove moschee, luoghi di culto religioso che, tristemente, sappiamo avere spesso una connotazione ben diversa da quella per la quale sono state costruite.