Messaggio per Cuba


Il 18 Marzo è stato il terzo anniversario della “Primavera Nera” (o Primavera Negra), giorno in cui 75 comuni cittadini cubani sono stati incarcerati e successivamente condannati fino a 30 anni di reclusione nelle segrete del regime castrista per avere proclamato apertamente il loro sostegno ad elezioni libere ed alla democrazia a Cuba.

Molte sono state le manifestazioni di ricordo e di protesta, come quella delle “Signore in bianco”.

Da allora molto è cambiato in peggio, soprattutto nell’atteggiamento degli europei. L’inaspettata elezione di Zapatero in Spagna, avvenuta con la complicità di Al Quaeda, è stato indubbiamente un elemento negativo per i dissidenti cubani. La politica di appeasement del Presidente spagnolo nei confronti di Castro, ha causato una nuova ondata di repressioni nell’isola caraibica.

Non solo la quasi totalità dei 75 prigionieri politici sono ancora detenuti, ma alcuni di quelli che erano stati liberati a causa delle loro condizioni di salute, sono stati costretti a lasciare l’isola o minacciati di tornare in prigione. È il caso, per esempio, di Oscar Espinosa Chepe, un economista indipendente e di Jorge Oliviera Castillo, un giornalista indipendente.

Altri, come Manuel Vasquez Portal, Claudia Marquez Linares, Raoul Rivero e Osvaldo Vales, sono ora in esilio nonostante il loro cuore sia rimasto a Cuba.

Una tattica utilizzata da Castro nell’ultimo anno è stata quella di mobilitare un numero di suoi fedeli seguaci per atti dimostrativi davanti alle abitazioni di membri dell’opposizione interna. Questi loschi individui, la maggior parte dei quali non sono dei civili ma membri delle milizie governative dedite a compiti di repressione, sono violenti ed aggressivi e molti dei loro atti si sono conclusi con violenze fisiche nei confronti dei dissidenti.

Tuttavia molti cubani hanno rifiutato di partecipare a questi atti di provocazione, assumendo comportamenti che potremmo definire di disobbedienza civile anche se ciò li ha esposti al rischio di essere imprigionati o di perdere il loro lavoro.

Anche la stampa contraria al regime castrista continua a rifiutare di essere imbavagliata, nonostante il clima continuo di repressione.

Gli atti di eroismo civile non si contano.

Forse il più impressionante e significativo è quello di Guillermo Farinas Hernandez, presidente di Cubanacan Press, il quale, circa un mese fa, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame e della sete per protestare contro la mancanza di informazione libera ed indipendente e di libero accesso ad Internet. Hernandez ha addirittura mandato una lettera aperta a molti rappresentanti dell’opposizione chiedendo loro di continuare la loro attività di dissidenti anche dopo la sua probabile morte. Qui si può leggere la sua lettera e qui si può ascoltare il suo messaggio trasmesso dall’ospedale via Radio Martì.

Il messaggio che tre anni dopo la repressione tutti noi mandiamo alle “Signore in Bianco”, ai prigionieri politici ed al movimento di opposizione, è che siamo dalla loro parte: Basta Ya! Para Cuba Ya Es Hora!

Chissà se è arrivato anche ad Oliviero Diliberto.

Consulta non ti consulto

In questo articolo intitolato a Mario Scialoja, ho voluto introdurre un osservatorio sulle vicende della Consulta Islamica. L’ex ambasciatore, con la sua dichiarazione contraria all’insegnamento del Corano nella scuola pubblica italiana, ha, forse involontariamente, lanciato un sasso nella palude di questa vicenda che rischia di fornire alle organizzazioni vicine all’oltranzismo islamico uno strumento per scardinare dall’interno i fondamenti del nostro sistema educativo e scolastico.Il primo errore è stato commesso proprio il 10 Settembre dello scorso anno con la costituzione di questo gruppo di lavoro che doveva essere, almeno nelle intenzioni, un organismo consultivo con il quale dialogare per affrontare e discutere alcuni problemi di convivenza con la comunità islamica, ormai molto numerosa nel nostro paese.

Il Ministro degli Interni Pisanu infatti, cercando di “tenere conto dei diversi orientamenti dottrinali, delle diverse sensibilità culturali e delle diverse esperienze civili” e quindi con l’inserimento, tra gli altri, di un rappresentante dell’UCOII e dell’imam di Salerno, Rachid Amadia, ha legittimato tra i suoi interlocutori personaggi ed organizzazioni che ben sappiamo con quali intenzioni manipolative abbiano l’abitudine di dialogare con i loro contraltari.

Che “orientamenti dottrinali, sensibilità culturali ed esperienze civili” possiedono questi interlocutori per potere sedere ad un tavolo con un rappresentante di uno stato sovrano e dialogare su proposte ragionevoli che aiutino i musulmani ad integrarsi nella nostra società? Sarebbe sufficiente dare a questa domanda una risposta aperta e scevra da ideologismi precostituiti per comprendere quanto sia rischioso avere intrapreso una strada dalla quale, difficilmente, si potrà tornare indietro.

L’UCOII è la mano lunga dei Fratelli Musulmani (qui e qui), una delle più antiche organizzazioni islamiche di mutua assistenza ed educazione che, nel tempo, si è trasformata in un partito politico presente in molti stati Medio Orientali e della cintura Nord Africana e che, di fatto, dietro alle sue posizioni moderate, sta costruendo una rete d’appoggio in molti paesi europei con obbiettivi, spesso dichiarati, che dovrebbero insospettire i nostri servizi di sicurezza.

Se vogliamo esaminare i loro “orientamenti e sensibilità”, ci possiamo presto accorgere che, come ha fatto rilevare M. Allam, i Fratelli Musulmani sono molto orientati all’eliminazione dello stato di Israele. Con un’esemplare dimostrazione di ambiguità e con il loro atteggiamento astuto, hanno più volte sostenuto d’essere contrari al terrorismo, cercando di apparire allineati alle posizioni giuridiche del nostro paese che, oltretutto, ha recentemente emanato una legge con la quale l’apologia di terrorismo è divenuto reato. Purtroppo nella loro visione delle cose, i terroristi palestinesi, irakeni, o algerini, non sono tali in quanto “resistenti” e quindi combattenti giustificati dalla loro causa.

Pisanu, per opportunità o per viltà, non si è accorto che la loro legittimazione pone lo stato italiano in una posizione subordinata rispetto agli obbiettivi che queste organizzazioni si pongono nel lungo termine: la creazione di uno stato nello stato, un’”entità islamica”, come la definisce Allam, con il suo censimento, le sue scuole, moschee, banche e, soprattutto, leggi.

Non sappiamo i veri motivi che hanno spinto Scialoja a prendere le distanze dalla richiesta dell’UCOII di rendere possibile l’insegnamento del Corano nella scuola pubblica ma le nostre ragioni, per quanto piuttosto radicali, si rifanno direttamente all’esperienza di quest’insegnamento in molte scuole di paesi musulmani, come il Pakistan o l’Egitto. Lì, molto spesso, scuola e Corano sono un tutt’uno ed anzi possiamo affermare che l’unica materia di insegnamento propinata ai ragazzi sia proprio quella religiosa, per di più in una forma che non è accettabile in una società come la nostra.

Il Corano però in Italia dovrebbe essere solo una materia tra le tante e quindi non dovremmo temere per il destino dei nostri figli. Io credo, invece, che dovremmo riflettere con attenzione e chiederci se un primo passo, apparentemente innocuo, non possa essere l’inizio di un’infiltrazione di personaggi pericolosi negli ambienti scolastici ed educativi i quali, una volta legittimati, potrebbero tentare un’opera di proselitismo nei confronti di tutti gli scolari ed anche del corpo insegnante.

A questo proposito non dobbiamo dimenticare che, per fare un esempio, nello stato palestinese questa pratica sta crescendo alla cultura della morte un’intera generazione che, una volta raggiunta un’età matura, sarà pronta a marciare verso i nemici dell’islam con una cintura di esplosivo legata intorno al torace. Non stiamo parlando di leggende metropolitane ma di fatti di dominio pubblico e riscontrabili in molteplici documenti a disposizione di chiunque (i martiri, shahid, qui, qui e qui).

La Consulta Islamica rischia di diventare il cavallo di Troia che permetterà alle frange più oltranziste ed avvezze alla pressione politica e pubblica di raggiungere obbiettivi che, oggi, si propongono solo come richieste un po’ folkloristiche ma che, in realtà, dovremmo prendere molto seriamente.

Il problema di fondo è che l’unico schieramento politico che in questo momento si oppone fermamente a questa deriva è la Lega la quale, oltre ad essere spesso considerata razzista in certe sue posizioni e quindi non degna di considerazione, probabilmente passerà tra poco nelle file dell’opposizione e non potrà più disporre dei necessari strumenti per influenzare l’azione di governo.

Prodi ed i suoi alleati non ci rassicurano quando mostrano di essere troppo orientati verso un mellifluo dialogo invece che verso una chiarezza e fermezza di posizioni. Paradossalmente il Centro Destra, ha steso un tappeto rosso a quella parte del Centro Sinistra che ha sempre mostrato di volere soprattutto un rapporto con i dittatori anticapitalisti, gli oligarchi e i terroristi difensori dell’oppressione sionista.

Le dichiarazioni di Hamza Picardo, segretario generale dell’UCOII, sono la logica dimostrazione di quello che ci aspetta se continueremo a permettergli di utilizzare la Consulta come il suo organo governativo: 40 o 50 nuove moschee, luoghi di culto religioso che, tristemente, sappiamo avere spesso una connotazione ben diversa da quella per la quale sono state costruite.

Io sono QUI

TVParty: nun ciè brobblema

Venerdì 17.

La scelta del giorno la dice lunga su questo gruppo di scellerati. Non potevano, almeno per una volta, sottrarsi alle regole della scaramanzia, non sfidare la sorte e partyggiare in una data meno rischiosa?

Niente da fare. Il rischio è il mio mestiere dice Andrea e poi, scusate, se non teniamo alti i livelli di adrenalina come tiriamo avanti?

Già, l’adrenalina. Se non ce ne fosse in abbondanza Tocqueville non potrebbe funzionare. Perché lì è l’unico carburante disponibile gratuitamente oltre che in quantità illimitate.

Hanno dovuto farci ricorso dopo che, circa un anno fa, in una di quelle bislacche pensate di questo gruppo di “fondaroli“, termine poco ortodosso per definire i collaboratori di una fondazione, è spuntato il progetto fusionista.

E non bastavano le voci di chi, sommessamente, suggeriva di andarci piano, di chi contava e pesava le risorse piuttosto limitate e di chi già, prima del parto estivo, minacciava ritorsioni internettiane contro un progetto rivoluzionario: era chiaramente una follia ma, tant’è, alla fine ad Ideazione hanno concluso che “nun ciè brobblema“!

I problemi, invece, sono cominciati prima del previsto.

Il numero iniziale dei bloggers, circa 160, è cresciuto in modo esponenziale, arrivando nel giro di 7-8 mesi a 700. Invece il numero dei collaboratori che gestiscono l’aggregatore è rimasto più o meno lo stesso solo che adesso dispongono di una quantità minore di ore di sonno.

Sono nati poi gli aggregatori volontari, termine usato in gergo per definire quegli individui che sottraggono alla loro vita privata e famigliare un numero non indifferente di ore per svolgere un compito fondamentale per la vita di Tocqueville. In cambio, nonostante il loro impegno ad essere obbiettivi, imparziali e omnicomprensivi, si prendono massicce dosi di critiche ed a volte di insulti, giusto per non dimenticarsi che il loro lavoro è tanto indispensabile quanto ben fatto.

Insomma, un bel disastro, tutti esauriti, insultati, stressati, criticati, emaciati, pallidi e spesso febbricitanti. E pure squattrinati ma non nel senso che non arrivano a fine mese ma che se di quattrini ce ne fossero di più…gliela faccio vedere iiiiiiiiiiiiiio!

Quindi?

Quindi, come diceva un vecchio saggio, “nun ciè brobblema“.

E per non sapere che fare, un Venerdì sera di Marzo hanno pure pensato di organizzare una cenetta tra amici romani.

La cenetta si è trasformata in un evento che pone forse una pietra miliare nella vita dell’aggregatore.

L’intervento di illustri personaggi che hanno rinfrancato i partecipanti e proposto prospettive nuove ed interressanti e l’energia, non solo adrenalinica, che sprizzava dai pori neuronici di chi rappresentava e simboleggiava un mondo non estinto di risorse intellettuali e culturali, hanno confermato che Tocqueville non è solo e non è più uno strumento facilitatore della vita digitale di un gruppo di bloggers ma è il punto di partenza di un’avventura ben più affascinante della quale, oggi, non si possono vedere i limiti.

Restano, ovviamente, gli interrogativi ed i problemi irrisolti.

Perché non mi aggregano e non mi legano? Perché questa qualità scadente? Perché così pochi aggregatori? Perché si permette ai pasdaran bigotti e integralisti di iscriversi e di scrivere le loro porcherie? Perché questo esercito di secolaristi integralisti? Perché il fusionismo e non il liberalismo laico? O il liberalismo cattolico? O magari il liberalismo socialista o comunista?

La risposta è, semplicemente, “nun ciè brobblema“.

L’importante adesso è andare avanti, pronti ad assorbire il contraccolpo del risultato elettorale che, come ha detto giustamente Neoquidnimis, potrà fare morti e feriti nell’aggregatore. Ma se ci saranno la determinazione e la volontà, anche questo potenziale evento potrà trasformarsi in una opportunità per un equipaggio che, sapientemente, naviga a vista alla ricerca di una meta alla quale andare all’ancora.

Venezuela: Hugo Chavez No Limits

Hugo Chavez non sa più cosa inventarsi per confermare a sé stesso e non solo che è onnipotente.

Nonostante i segni ormai indubitabili dello scollamento tra la sua politica populista ed il sostegno dell’elettorato che gli aveva permesso l’ascesa al potere, Hugo non si ferma a riflettere e tira dritto.

L’ultima trovata è stata quella di fare approvare con il supporto dei suoi alleati, il nuovo “design” della bandiera nazionale Venezuelana.

Il cambiamento pare sia stato dedicato a Simon Bolivar, eroe rivoluzionario sudemericano, al quale si dice esseresi ispirato.


Hugo emozionato…
La modifica grafica più significativa, presentata nel corso del duecentenario della storia della bandiera nazionale, è stata l’aggiunta di una ottava Stella, quella che Chavez ha proclamato rappresentare appunto Bolivar.

La protesta non si è fatta attendere quando centinaia di oppositori sono scesi nelle strade di Caracas mostrando sette stelle bianche e un’ottava rossa con il disegno di una falce e martello nel mezzo.

Pare che il dittatPresidente abbia cominciato a meditare su una nuova grafica quando sua figlia, un anno fa, gli aveva improvvisamente chiesto la ragione per la quale il cavallo, raffigurato nel mezzo della coccarda, galoppava proprio verso…destra guardando all’indietro…!!! Dopo avere definito quel cavallo imperialista ed invertito il suo senso di marcia nella nuova raffigurazione, Chavez ha dichiarato che “adesso il cavallo è libero” (…).

Commenti?

Io sì: il Venezuela ha due bandiere, una democratica ed una totalitarista, autocratica e comunista.

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