ONU: un’altra occasione perduta
16-mar-06

Il “Trattato Anti Terrorismo†internazionale è stato, negli ultimi mesi, uno dei principali obbiettivi di un certo numero di importanti capi di stato. La sede nella quale questo documento, fondamentale in questa fase storica, doveva essere partorito è, udite udite, l’ONU.Ma le Nazioni Unite sappiamo sono troppo spesso influenzate ed ingessate nelle loro iniziative dalle lobby degli stati che fanno del terrore un’arma utilizzabile quando essa sia ritenuta più utile ed opportuna.
Per questo motivo, molti hanno ritenuto fosse significativa la 60° sessione, tenutasi lo scorso autunno, per cercare di dare un decisivo impulso ai lavori di tutti i 191 membri su questo tema . Seduti intorno ad un tavolo, hanno lavorato con l’obbiettivo di trovare un consenso sulla definizione di terrorismo.
Purtroppo sembra che le difficoltà abbiano ormai portato ad uno stallo dei lavori dopo che, il 3 marzo, il gruppo di lavoro che si era formato 6 mesi fa con lo scopo, tra l’altro, di esaminare misure risolutive per eliminare il terrorismo internazionale, si è lasciato senza neanche fissare una data per un prossimo incontro.
Il cuore della discussione di trova nel prima bozza stilata dai Coordinatori del gruppo, nella quale, all’art. 2 si dice:
“1. Qualsiasi persona commetta un crimine secondo i dettami della presente Convenzione, nel caso in cui, con qualsiasi mezzo, al di fuori delle leggi ed in modo intenzionale, sia causa di:
(a) Morte o gravi ferite corporali a qualsiasi persona; oppure
(b) Danni gravi alla proprietà pubblica o privata, comprendendo in ciò uno spazio di utilità pubblica, una struttura di proprietà dello Stato, un sistema di trasporto pubblico, un sistema di infrastrutture o l’ambiente in senso lato; oppure
(c) Danni alla proprietà , ai luoghi, alle strutture o a sistemi di cui al paragrafo 1 (b) del presente articolo che abbiano come conseguenze, presunte o accertate, degli ingenti danni economici; quando l’intenzione degli atti, per sua natura o per il suo contesto, è di intimidire la popolazione o di costringere un Governo o un’organizzazione internazionale a compiere o non compiere determinati atti.
2. Qualsiasi persona commette un crimine anche quando rende credibile e seria la minaccia di compiere atti così come descritti nel paragrafo 1 del presente articolo.â€
L’Organizzazione della Conferenza Islamica (O.I.C.) ha subito protestato contro la bozza, sostenendo che costituisce un elemento pregiudiziale nei negoziati.
I motivi sono riconducibili alla richiesta che è sollevata da quella parte, con l’appoggio dei paesi non allineati, di aggiungere un paragrafo la cui intepretazione possa permettere di escludere i gruppi di resistenza armata che sono impegnati in quelle che, con un termine trendy, sono definite le “lotte contro l’occupazione colonialeâ€.
Come ha più volte detto e scritto Magdi Allam, “Non tutti i musulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono musulmaniâ€.
Partendo dal presupposto che i paesi che formano l’O.I.C. siano tutti a maggioranza musulmana, questa presa di posizione non potrebbe fare sorgere il dubbio che il terrorismo di matrice islamica possa godere di certe libertà in quanto beneficia di coperture e complicità a livelli governativi?
Non si potrebbe spiegare altrimenti la bislacca richiesta di questi paesi i quali, ci pare, (ma ci potremmo sbagliare) hanno terminato le loro battaglie di libertà coloniale ormai da molti anni.
E siccome a pensare male, a volte, ci si azzecca, ci chiediamo: se un’organizzazione di stati liberi dal colonialismo vuole proteggere con un trattato ONU gruppi armati che lottano per questa nobile causa, quali sono i paese nei quali questi gruppi potrebbero agire?
Sì perché, oltretutto, il concetto di “colonialismo†è pure un po’ troppo vago ed ambiguo se riferito in questo contesto e non vorremmo essere nella condizione di trovarci in casa nostra dei guerriglieri che combattono, protetti dai trattati, per liberare i nostri paesi, “colonizzati†dal sistema capitalistico occidentale con un po’ di condimento di colonialismo cattolico cristiano e di doverli contrastare, sotto condanna delle Nazioni Unite per avere violato un loro trattato.
Sì perché in casa nostra i guerriglieri, che già protestano contro gli “l’oppressione delle leggi anti-terrorismo†(…), ci sono già e sono presenti in numero impressionante.(Video qui)
Non so se mi spiego. Forse esagero, o forse no.



