Letizia Moratti, prossimo sindaco di Milano, è una padrona. Quindi non gode di tutti i diritti a lei riservati dalla Costituzione Italiana. Gode solo di quelli che i “nuovi padroni” di questo paese, bontà loro, le concedono. E cioè di nessun diritto. Neanche quello di raccogliere l’invito della triade sindacale a partecipare alle manifestazioni del 1° Maggio, festa nazionale dei lavoratori.
Infatti, secondo una certa corrente di pensiero, mai scomparsa dalla scena politica e sociale italiana, gli imprenditori nulla hanno a che fare con il lavoro se non il fatto di sfruttare quello altrui. Per il resto se ne stanno a casa o al mare a godersi in panciolle i fiumi di profitti generati dalle loro aziende. E quando si annoiano troppo, allora si recano nella sede della loro impresa e prelevano dalle casse “nere” un po’ di contanti.
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Non è solo l’elezione di Ali Rashid a parlamentare della nostra Repubblica a farci preoccupare. Non è solo il fatto che questi sia stato il primo segretario della delegazione palestinese in Italia ai tempi di quel benemerito di Yasser Arafat, perito lasciando alla moglie (e chi sa a chi altro) un montagna di bigliettoni al cui confronto quelli di Paperon dè Paperoni impallidiscono. Non sono neanche le sue dichiarazioni bellicose sull’abolizione della legge Bossi-Fini che deve essere eliminata “per il bene del paese“. E neanche che Di Pietro abbia usato l’esca della candidatura di altri due islamici (messi troppo in basso nelle liste per essere eletti) per prendere un pugno di voti in più, cosa che gli è riuscita alquanto bene.Quello che ci preoccupa è che una mente così sopraffina, tanto da essere soprannominata “sottile“, come quella di Giuliano Amato, non abbia capito con chi ha a che fare. O che lo abbia capito benissimo ma, in una sorta di atteggiamento da coccodrillo Churchilliano, voglia comunque adulare qualcuno che non aspetta altro. Il che è ancora peggio.
Si chiama Tariq Ramadan e il mio parere è che questo nome dovrebbe stare al primo posto nella lista dei nemici dell’Occidente e delle democrazie. Dovrebbe stare prima di Bin Laden.
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L’articolo di Piero Ostellino nella pagina delle Opinioni del Corriere di qualche giorno fa porta il titolo “Perché i giovano USA trovano lavoro e non si ribellano“.
Gli accostamenti che possono derivarne cambiano da paese a paese. Se ci riferiamo alla Francia, ci viene in mente la ribellione degli studenti al tentativo d’introduzione del nuovo Contratto di Lavoro di Primo Impiego ma se trasliamo il concetto all’Italia, visto che il precariato non è ancora stato vittima delle rivolte metropolitane, potremmo invece riferire il termine “ribellione” a quella che un giovane laureato decide di mettere in atto non nei confronti delle autorità statali o del governo ma della propria famiglia.
Questo è il genere di ribellione che ci augureremmo perchè sarebbe il simbolo di un punto di svolta nella vita del nostro paese, rappresentando una “vera” rivoluzione anche se, in realtà. stiamo parlando purtroppo di un’utopia, soprattutto ora che una maggioranza portatrice d’istanze stataliste e corporativiste non potrà certo favorire riforme della società e del mondo del lavoro che poggino su maggiori principi d’equità ma in senso liberale.
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Marco Travaglio e Pierluigi Battista sono allineati in modo insospettabile contro quella che definiscono la “deriva deleggittimatoria berlusconista“. Lo fanno dalle pagine del Corriere scrivendo sull’iniziativa del gruppo consigliare di Rifondazione e dei Verdi che hanno cercato di presentare in Consiglio Comunale a Bologna un ordine del giorno col quale, con toni che hanno un sapore di strumentalizzazione politica, vorrebbero iniziare una stagione d’attacchi preventivi alla magistratura non allineata politicamente, attraverso l’emissione di verdetti d’innocenza nei confronti dei loro “amici compagni” e l’allontanamento di magistrati rei di avere fatto un “uso politico della giustizia“. Franceschino Caruso, da par suo, chiede per i no-global incriminati “un’ipotesi di grande intesa su due provvedimenti specifici: l’indulto e l’amnistia generalizzata“. La sua pretesa è poi di “eliminare le leggi emergenziali e la legislazione fascista ancora vigente“, tanto per farci capire che in questo paese si dovrebbe sostituire tutto ciò che ha qualche forma di fiamma con falci e martelli o simboli no-global.
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Che quello dell’Aids fosse un problema di educazione ci voleva proprio Antonio Socci a spiegarcelo. Infatti già lo sapevamo che, per i cattolici più oltranzisti come lui, chi si becca questa terribile malattia è proprio un bel maleducato che si è permesso di infilarsi un ago nel braccio o di avere un rapporto sessuale (con una donna o con un uomo, poco importa), contravvenendo alle basilari regole della buona educazione indicateci dal Vaticano.
Vogliamo però dare al buon Antonio il beneficio d’inventario e convincerci che egli intenda, con il termine “educazione“, la parola anglo sassone “education“, e quindi ne deduciamo che le vittime di questa malattia siano coloro che, in quanto “not educated” e cioè ignoranti in materia, quando danno sfogo ai loro istinti naturali sessuali, possono infettarsi con maggiore probabilità.
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