Cavaliere, la smetta, ci vuole l’A-L
Avevo detto che lo avrei votato e così ho fatto. Avevo detto che è il migliore e ne sono ancora convinto. Nei suoi confronti ho molta ammirazione ma proprio per questo non posso tacere quando, secondo me, compie degli errori. E siccome la sua rimonta ha dimostrato che nessuno come lui ha la stoffa del politico, siccome quello che ha fatto nella vita è qualcosa di abbastanza irripetibile, siccome ha molti talenti che gli altri non hanno e siccome è un po’ vanitoso, credo che sia necessario che proprio chi lo vuole alla guida di questo paese gli sussurri ciò che non è andato per il verso giusto.Queste elezioni sono state determinate da una grande impresa e da grandi errori.
L’impresa, lo abbiamo detto, è stata la rimonta.
Vediamo gli errori.
Il primo è stato la gestione di Forza Italia. Si dice che, dopo l’era Scajola che l’aveva portata quasi al 30% nelle politiche del 2001, Dell’Utri abbia ripreso il sopravvento e con i suoi colonnelli, un po’ comici, Bondi e Cicchitto, abbia voluto tornare all’impostazione del “partito leggero”. Così leggero che Forza Italia si è alleggerito di un quarto dei suoi elettori. Noi crediamo che un partito debba invece essere un organizzazione pesante, con una struttura partecipata, un maggior grado di democrazia e libertà di scelta, che debba avere peso sul territorio, presenza, dinamicità e capacità di attrazione di personalità influenti e di trend-setter.
Il secondo è stata la legge elettorale. Personalmente, pur non essendo un esperto, sono stato convinto sin dal primo momento che con il “Mattarellum” il risultato sarebbe stato opposto. Su LaVoce.info Francesco Billari ha fatto uno studio, applicando determinati modelli statistici, che mostra che avevo ragione.
Il terzo è stato il modo con il quale è stata gestita la campagna elettorale nei confronti degli italiani all’estero. Nel senso che non è stata gestita. Un esempio, lo potete verificare qui.
Il quarto è nei numeri del Lazio e del Piemonte dove pare che il voto raccolto dalle formazioni neo-fasciste sia stato determinante per la CDL: questo per dire che si dovevano fare entrare i Radicali nell’orbita del Centro Destra.
Senza questi errori tattici oggi il risultato sarebbe diverso. Ma a noi la tattica di breve periodo interessa fino ad un certo punto. A noi interessa la strategia politica di lungo termine e ci interessa che sia vincente.
L’errore strategico, e non tattico, è stato il modo in cui la CDL ha fatto politica per 5 anni senza l’A-L, l’Anti Lobby.
Le lobby, in questo caso, sono i gruppi di cittadini aggregati in professioni, associazioni e categorie che, legati in un intreccio reciproco di rendite, protezioni e di omertà ed appoggiati per lo più (ma non solo…) dalla sinistra, cercano di dominare la vita politica e sociale del nostro paese. Berlusconi si è mostrato troppo timido per scardinare le leve che assicurano rendite, protezioni, privilegi e poteri di questa parte del paese.
Non ha riformato profondamente la magistratura, non ha tagliato la spesa pubblica superflua, ha fatto poco per eliminare gli sprechi, non ha modificato gli ordini professionali, non ha portato a termine le liberalizzazioni vere in settori strategici che avrebbero portato benefici a tutti i consumatori, e così via.
In definitiva non ha risposto nel modo migliore, provocando un certo livello di delusione, alla parte del paese che il Prof. L. De Marchi definisce i “produttori”. Sono coloro che vivono una vita “spericolata”, senza protezioni, hanno imprese o professioni esposte alla concorrenza e alla competizione, sono i dipendenti precari, possono contare solo sulle loro risorse ed abilità, gli è precluso il sostegno dallo Stato, sottostanno ad una pressione fiscale insopportabile, sono costretti a sussurrare sottovoce le loro preferenze politiche perché altrimenti rischiano di essere socialmente emarginati ed accusati di pochezza culturale, non leggono i quotidiani (neanche quelli della famiglia Berlusconi) perché non ne hanno il tempo e spesso hanno una partita iva.
Sono il popolo della CDL che aspira ad essere rappresentato da un leader che prenda a cuore le loro istanze, senza che loro scendano in piazza e minaccino scioperi. Con più libertà e meno Stato.
Cavaliere, la smetta di dare ascolto a certi suoi alleati e consigliori e tantomeno agli spin doctor.
Noi siamo gli ammalati di questo statalismo e di questa burocrazia, lei è il nostro “Doctor”.
Se lo ricordi.
(Grazie a LaVoce.info, Perla, Prof. Luigi De Marchi)


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