Eutanasia e preservativo: con Martini c’è party

Che quello dell’Aids fosse un problema di educazione ci voleva proprio Antonio Socci a spiegarcelo. Infatti già lo sapevamo che, per i cattolici più oltranzisti come lui, chi si becca questa terribile malattia è proprio un bel maleducato che si è permesso di infilarsi un ago nel braccio o di avere un rapporto sessuale (con una donna o con un uomo, poco importa), contravvenendo alle basilari regole della buona educazione indicateci dal Vaticano.

Vogliamo però dare al buon Antonio il beneficio d’inventario e convincerci che egli intenda, con il termine “educazione“, la parola anglo sassone “education“, e quindi ne deduciamo che le vittime di questa malattia siano coloro che, in quanto “not educated” e cioè ignoranti in materia, quando danno sfogo ai loro istinti naturali sessuali, possono infettarsi con maggiore probabilità.

In realtà, anche se questa fosse la spiegazione, l’ignorante sarebbe comunque lui in quanto appunto ignora che ormai gli unici ad occuparsi di AIDS sono proprio i prelati e alcuni medici o istituti di ricerca che riescono ancora ad utilizzare la paura di questa malattia per farsi versare fiumi di denaro da dedicare alla “ricerca” che da oltre 20 anni non trova nulla o a mantenere ingenti “crediti” morali per esercitare sulla popolazione una forte influenza su un tema del quale poco sanno per esperienza personale (almeno così dovrebbe essere…), ma molto dicono di sapere per grazia divina ricevuta: il sesso. Socci si sarebbe ormai dovuto accorgere che anche i media, sempre attenti a cavalcare temi generatori di audience, hanno smesso di occuparsene perché come la mucca pazza, la sars, l’aviaria e tante altre pesti, anche questa bolla si è sgonfiata.

Ed è proprio su questo argomento di fondo, l’AIDS, che il Cardinale Martini, in un dialogo con il Professor Ignazio Marino ci sorprende per i suoi toni spesso pacati e scevri di quel dogmatismo che continua a caratterizzare le posizioni della Chiesa su temi come quello della procreazione o della vita sessuale.

I quotidiani hanno dato risalto a questa pubblicazione dando interpretazioni dell’atteggiamento dell’alto prelato che più si confano alle diverse linee editoriali. Anche noi ne abbiamo una ed è quella di chi pensa che una toga ed un cappellino purpureo non debbano necessariamente far perdere i lumi.

Martini può avere sostenuto delle posizioni piuttosto rivoluzionarie e di apertura su questi temi sia perché ne è personalmente convinto o anche per un sentimento di rivalità o di rivalsa verso l’attuale Papa e la parte della Chiesa che lo sostiene e continua ad avere un atteggiamento di chiusura sui temi legati alle libertà personali sessuali, in linea con quello dei suoi predecessori.

La differenza fondamentale nei due atteggiamenti è data da cosa noi poniamo al centro del discorso e dal modo in cui lo facciamo. Martini oggi è un rivoluzionario nel senso che pone al centro la vita e l’essere umano con la sua coscienza.

Quindi quando si riferisce agli embrioni congelati esistenti fa considerazioni del tipo “Là dove c’è un conflitto di valori, mi parrebbe eticamente più significativo propendere per quella soluzione che permette a una vita di espandersi piuttosto che lasciarla morire” oppure che in mancanza di una famiglia “…anche altre persone, al limite anche i single, potrebbero dare di fatto alcune garanzie essenziali“.

Le considerazioni in tema di aborto suonano come provenienti dalla bocca di un esponente Radicale piuttosto che da quella di un prelato. Conclude il suo discorso su questo argomento dicendo che “Ma in ogni caso ritengo che vada rispettata ogni persona che, magari dopo molta riflessione e sofferenza, in questi casi estremi segue la sua coscienza, anche se si decide per qualcosa che io non mi sento di approvare” Un esempio incredibile di sganciamento dai dogmi e di aggancio al principio della libertà personale di decidere.

Il tema più ostico, per ovvie ragioni, è quello dell’AIDS. Martini fa un’affermazione shoccante, sdoganando, di fatto, l’uso del preservativo. Lo fa con toni attenti e mitigando dietro l’espressione di “male minore” l’utilizzo spregiudicato del contraccettivo. E sta ben attento a non dare alla Chiesa la responsabilità della divulgazione di questa nuova possibilità di comportamento. In pratica comunica agli stati, alle autorità e alle organizzazioni educative e mediche un messaggio semplice: non escludiamo l’uso dei profilattici, non vanno consigliati sempre ma solo quando gli altri mezzi (l’astinenza…ndr) non sono consigliabili, la divulgazione non è compito della chiesa perché ciò potrebbe ingenerare una pericolosa confusione.

L’apoteosi della sterzata di Martini però, arriva quando i due passano dai dialoghi riguardanti i temi della vita a quelli riguardanti la sua fine. Argomento spinoso in quanto la Chiesa, così come cerca di porre dei limiti al modo in cui i cristiani vivono quando vivono, così, a maggior ragione, lo fa quando la gestione della loro esistenza passa da un ambito terreno ad uno ultraterreno e cioè il modo in cui i cristiani vivono quando muoiono.

Il prelato fornisce ex ante l’assoluzione ai medici che, in certe condizioni, praticano l’eutanasia: “Neppure io tuttavia vorrei condannare le persone che compiono un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo, come pure quelli che in condizioni fisiche e psichiche disastrose lo chiedono per sé“. Più che un’assoluzione ci sembra una benedizione e pur facendo dei distinguo e ponendo delle condizioni ben precise che lo separano ancora dalle pratiche accettate in stati come l’Olanda, Martini fa un riconoscimento personale dell’operato dei medici che praticano l’eutanasia nei malati terminali e senza speranza ma, soprattutto, toglie il connotato di suicidio e di peccato mortale alla decisione personale di chi è in condizioni “disastrose”.

Adesso dobbiamo aspettare le reazioni. Saranno di cauta approvazione nei settori di sinistra, progressisti e laici; la destra cattolica tenterà di dare una interpretazione che mitighi la vera portata di queste dichiarazioni e infarcirà i suoi discorsi di sì e di ma.

La cosa più interessante sarà la posizione ufficiale della Chiesa su temi che hanno costituito fino ad oggi un tabù antico come la creazione: nel mito dell’Eden il primo peccato si ingenera con il morso della mela, atto simbolico che trasfigura il rapporto sessuale tra uomo e donna. Se il preservativo, opportunamente assunto a strumento d’utilizzo, spazzasse via in un sol colpo il peccato d’Adamo ed Eva, come farebbe il Concilio a riscrivere 2000 anni di storia?

Se fossi Martini comincerei a preoccuparmi.

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Comments (2) lasciato to “Eutanasia e preservativo: con Martini c’è party”

  1. inyqua ha scritto:

    Il tutto si sta riducendo con la sconfessione per ‘quello’ (Martini) che già strizzava l’occhietto ai progressisti in tempi non sospetti… Insomma invece di riflettere meglio demonizzare…è di gran moda…:-)

  2. Perla ha scritto:

    Grande post! :-)
    Però per me Martini o Ruini pari sono.

    La bioetica non dovrebbe neppure esistere come scienza (parola di una famosa bioeticista) per cui il fatto che se ne occupi un religioso mi lascia sempre interdetta.

    Ciao Cantor

    Perla

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