Giuliano Pisapia è stato una chimera. Viva Giuliano
Giuliano Pisapia
È iniziato un periodo d’oro per il giornalismo italiano. La novità del governo di Romano Prodi, i 38 giorni di trattative per la divisione del potere ministeriale ed i relativi retroscena costituiscono, per una categoria sempre affamata di notizie da commentare, una salutare boccata d’aria.
Della quantità di avvenimenti urge trovare i retroscena, verificare i “si dice“, controllare le fonti ed interpretare. Tanta quantità spesso confonde e impedisce di vedere cosa sta dietro quegli elefanti che ci passano proprio sotto casa.
L’elefante in questione è il neo ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Il suo incarico è stato una sorpresa per tutti ma soprattutto per lui. Il coro degli indignati per la nomina di un personaggio i cui trascorsi giudiziari e le cui frequentazioni alimentano dubbi si contrappone a qualche timida dichiarazione di esponenti della sinistra che, in un afflato d’ottimismo, vedono in lui una persona capace di esprimere la politica della diplomazia, schiacciato come sarà tra le necessità del paese che vuole riforme profonde per un apparato che garantisca i diritti dei cittadini ed una categoria, quella dei magistrati, arroccata su posizioni conservatrici e capace di esercitare un potere perfino esagerato nelle sedi istituzionali ed in seno all’opinione pubblica.
Questa scelta di Prodi sembrerebbe, ad una prima disamina, non così dissennata. In realtà dietro alle quinte di questa nomina, si cela uno dei peggiori avvenimenti che ha portato alla nascita del suo governo. Vediamo perché.
All’avvicinarsi delle elezioni politiche del 10 Aprile scorso la corsa verso l’accaparramento dei ministeri era già iniziata. La Giustizia, si sa, è uno dei gangli fondamentali del funzionamento del paese, vista la vocazione piuttosto diffusa della popolazione italiana alla corruzione ed alla disonestà, entrambe diffuse, ahimè, a tutti i livelli.
Uno dei candidati del centro-sinistra era Giuliano Pisapia, avvocato penalista di Milano, figlio del non meno noto Giandomenico, ormai passato a miglior vita, conosciuto per avere espresso e codificato l’ultima versione del codice di Procedura Penale.
Giuliano Pisapia è in politica ormai da parecchi anni e di politica ci capisce abbastanza. Pur militando nelle file di Rifondazione Comunista è uomo del nord, incline al pragmatismo ed ha sempre esposto le sue posizioni con onestà e coerenza. Non è schierato nelle fila dei giustizialisti, come i suoi cugini del Partito Comunista ma, al contrario, la sua visione è quella di un riformismo moderato ma profondo. Per di più il Centro Destra non avrebbe avuto nulla contro la sua nomina. Invece nulla.
Piero Ostellino dalle pagine del “Corriere della Sera” ci spiega infatti che la qualità di Romano Prodi che gli permetterà di tenere insieme questo governo per molto tempo e cioè la capacità di trovare sempre e comunque il compromesso e di accontentare tutti, egli l’ha applicata nelle decisioni per la scelta di questo Ministro ancora prima di riflettere sulla nomina.
La sua è stata una concertazione nel più ortodosso dei termini. Ha concertato tutto con una delle più potenti associazioni che influenzano la vita di questo paese, l’Anm, Associazione Nazionale Magistrati. È da loro quindi che ha ricevuto un “niet” sulla nomina di Pisapia, reo di avere manifestato apertamente le sue idee sulla necessità di una profonda riforma del Codice Penale e di avere sostenuto posizioni che i magistrati, specialmente quelli di sinistra di Magistratura Democratica, ritengono incompatibili con la conservazione delle loro prerogative e della loro indipendenza. Ma cosa avrà fatto di così criminale Pisapia? Semplice.
Ha mostrato una via che in gran parte ricalca quella voluta da Silvio Berlusconi nel precedente governo ma che è stata intrapresa solo parzialmente. Ha parlato di
“necessità di superamento del codice fascista, attualmente in vigore e di seguire le indicazioni delle commissioni giustizia degli ultimi due governi che sono concordi su questo punto“.
Soprattutto ha nominato quella frase che in magistratura non si deve mai neanche pensare, pena l’eliminazione fisica:
“Nel programma presentato dal Centro Sinistra, si propone una più netta separazione delle funzioni, in modo da evitare che possa svolgere le funzioni di giudice uno che fino a qualche mese prima aveva fatto il pubblico ministero nello stesso tribunale e spesso nella stessa aula di giustizia.”
Quindi niente Pisapia, anzi teniamoci Clemente Mastella e questo
“spregio alla costituzione, questo ennesimo tentativo di occupazione dello Stato da parte dell’Ordine Giudiziario che sta riducendo di fatto il prossimo Parlamento ad una Camera delle corporazioni ed il ministero della Giustizia ad un’ appendice della magistratura.”
Così sostiene appunto Ostellino.
Ora vedremo se il nuovo governo subirà altri ricatti da parte dei magistrati. Hanno chiaramente detto che vogliono entro i primi dieci giorni - non cento - la sospensione degli effetti dei decreti legge previsti per l’entrata in vigore il prossimo 18 Giugno e che rendono operative le norme di riforma dell’ordinamento giuridico varate dal governo di centro-destra.
Vediamo e speriamo che la possibilità di riformare questa giustizia malata e senza speranza di sopravvivere se non a sé stessa, non sia morta con l’andata al potere della sinistra.


Calamity Jane ha scritto:
Bel post, complimenti: la tua analisi mi sembra piuttosto attendibile. Condivido anche l’impressione che Mastella, in fin dei conti, potrebbe rivelarsi meno risibile di quanto non sia sembrato in principio, date le note virtù di diplomazia dell’uomo - spesso confinanti con il puro inciucio, ma speriamo che non sia questo il caso.
Ciao
CJ
Pubblicato il 23-Mag-06 alle ore 12:38 | Permalink
ubimario ha scritto:
Da elettore di sinistra, condivido in parte ciò che hai scritto.
Ritengo Mastella il peggior ministro di questo governo, e una scelta infelice in senso assoluto (senza per questo dimenticare che nei passati governi di destra la situazione era ben peggiore).
Anche io auspicavo la nomina di Pisapia per le stesse tue ragioni: onestà, coerenza, autonomia dai partiti.
Non riesco a collegare però la scelta con le motivazioni che ne hai dato: è vero, è una scelta politica, figlia della necessità di accontentare un po’ tutti i vari partiti in modo che non escano dalla risicata maggioranza. Brutta soluzione, ma purtroppo in una situazione del genere è l’unica percorribile, se si vuole un minimo di stabilità.
Però “seguire le indicazioni delle commissioni giustizia degli ultimi due governi” non significa seguire la politica dei governi Berlusconi, che quelle indicazioni le hanno sempre disattese.
E soprattutto, la pregiudiziale di ANM contro la separazione delle carriere è roba che alla destra fa comodo sostenere, ma che non è vera. C’è chi osteggia la separazione, all’interno di ANM, ma anche chi no. E non sono così pochi.
Per cui terrò sicuramente presente la tua interpretazione, che è molto interessante, ma rimane pur sempre un’interpretazione.
Ciao
Pubblicato il 23-Mag-06 alle ore 13:10 | Permalink
krenar ha scritto:
Perche On. Pisapia come difensore parte civile ai citadini Albanesi speronati nell canale di Otranto 1997 e dimesso da solo come difensore all processo penale che e stato fatto a cita di Brindisi, quali sono stati
i motivi che Avv.Pisapia a lascato dal inizzio il processo mezzo la strada?
Pubblicato il 11-Ott-07 alle ore 1:18 | Permalink