Due storie parallele tra giustizialismo e garantismo
Questa è la storia di un ex magistrato, giovane brillante con una tradizione famigliare comunista ed una militanza nel PCI. Fino al 1977 è stato giudice istruttore a Torino dove ha fondato una linea di pensiero in magistratura che ha dato vita a quella che potremmo definire la “lotta politico-giudiziaria” della giustizia alla mafia ed alla politica. Docente universitario, lavora fino alla fine degli anni ‘70 al Ministero della Giustizia dove si occupa prevalentemente di terrorismo.
Dal 1979 diventa deputato nelle file prima del PCI, poi del PDS e infine in quelle dell’Ulivo. Da allora non è mai uscito dalle aule del parlamento. Ha fatto parte di numerosi comitati e commissioni parlamentari. Ma la sua più grande opera è quella di avere formato e poi orientato un gruppo di magistrati in una della più discusse procure d’Italia, quella di Palermo, che hanno imposto alla nazione una moltitudine di processi a sfondo politico collaborando in modo attivo a perpetrare quella specie di colpo di stato che è stato alla base della rivoluzione politica di tangentopoli. Il pool di magistrati di quella procura ha dato vita ad alcuni dei processi più sensazionali dello scorso secolo, tra i quali quello a Giulio Andreotti, quelli alla “cosca” Berlusconi”, all’ex prefetto Contrada e al giudice Carnevale. Tutti fallimentari.
Il magistrato il questione è sempre stato il referente politico della procura di Palermo e con la sua posizione di parlamentare ed i suoi importanti incarichi nelle varie commissioni ha collaborato con i magistrati allo svolgimento delle loro azioni giudiziarie i cui fondamenti si sono radicati in una ideologia politica volta a colpire non ben identificati settori della politica, rei di essere collusi con la mafia. Possiamo senza dubbio definirlo il principale protagonista del tentativo politico, perpetrato con l’uso di strumenti giudiziari, di imporre una superiorità morale ed istituzionale della categoria agli altri poteri dello stato. Un simbolo del giustizialismo.
Quest’altra storia, invece, è quella di un altro magistrato, siciliano, anche lui giovane brillante ma non di tradizione comunista. La sua carriera in magistratura, iniziata a 23 anni, è stata fulminante tanto da portarlo al primo incarico in Cassazione a 42 anni ed alla sua presidenza a 55, il più giovane presidente di tutti i tempi. Le qualità che gli hanno valso questo cammino di successo sono state di essere un garantista, di esaminare con particolare scrupolo le sentenze e non fare dell’attività di magistrato uno strumento politico.
I suoi guai sono cominciati quando la “sua supremazia intellettuale e la sua capacità di essere persuasivo” sono entrate in collisione con certe sentenze di certi giudici siciliani, molto impegnati a dimostrare a suon di provvedimenti giudiziari il loro teorema politico-mafioso.
È stato quindi processato per concorso in associazione mafiosa ed accusato dai soliti pentiti e da molti suoi colleghi, i quali mal sopportavano che “con la sua preparazione, il suo prestigio e la sua autorità difficilmente si potevano fare prevalere opinioni contrarie“. Insomma era troppo bravo, una spanna sopra gli altri. In primo grado è stato assolto con formula piena, in appello condannato a 6 anni e nel 2002 la Corte di Cassazione a sezioni unite ha annullato senza rinvio la condanna della Corte di Appello di Palermo dichiarando che “il fatto non sussiste e che al magistrato spetta la riparazione dovutagli.”
Questo calvario è durato 10 anni durante i quali non ha potuto esercitare la sua professione perché sospeso. Ha chiesto nel 2004 la riammissione in magistratura, secondo quanto previsto dalla legge. Un simbolo del garantismo.
Il primo magistrato è ancora nel parlamento della Repubblica e continua a esercitare la sua influenza su molte procure e sull’attività politica dei suoi potenti e temuti colleghi. Siamo sicuri che uscirà dal parlamento solo per andare in pensione. Il suo nome è Luciano Violante.
Il secondo magistrato, nonostante il termine perentorio che obbligherebbe il Consiglio Superiore della Magistratura a rispondere entro 60 giorni alla sua richiesta di riammissione, dopo due anni non ha ancora ricevuto risposta. La mancanza del suo contributo nelle aule giudiziarie è senza dubbio una grande perdita per la vita di questo paese e per la sua giustizia malata. Siamo sicuri che andrà in pensione tra non molto, avendo perso le speranze e visti i risultati delle ultime elezioni politiche. Il suo nome è Corrado Carnevale.


animalfarm ha scritto:
uscirà dal parlamento solo per andare…alla corte costituzionale…
Pubblicato il 25-Mag-06 alle ore 19:56 | Permalink
Bender ha scritto:
Carnevale? Parli proprio di Carnevale? Il sollievi dei mafiosi? Così garantista da lasciarne in libertà decine e decine? Quello assolto dalla Cassazione non perchè il fatto non sussistesse ma perchè fu stabilito che le testimonianze dei giudici che lo accusavano non potevano essere utilizzata? Quello che di Falcone e Borsellino disse che ‘avevano una professionalità prossima allo zero’? No, sicuramente parli di un altro Corrado Carnevale. Ma non riesco proprio a spiegarmi chi sia.
Pubblicato il 26-Mag-06 alle ore 11:32 | Permalink
Cantor ha scritto:
Bender tu non sai di cosa parli o meglio lo sai benissimo ma straparli
Pubblicato il 26-Mag-06 alle ore 22:30 | Permalink