Montezemolo sterza a destra. Ma fuori tempo massimo

Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo, a due mesi dalla burrasca della riunione confindustriale di Vicenza, parla davanti ai suoi confederati. La sua è una sorta di imitazione di Prodi con il quale condivide il vezzo del cerchiobottismo. Prima delle elezioni ha blandito la sinistra con discorsi catastrofisti sulla situazione socio economica del paese e adesso cavalca il malumore degli imprenditori per l’esordio controriformista del nuovo governo e difende ciò che di buono ha fatto il centro destra.

Le sue affermazioni di difesa di ciò che è stato fatto suonano come dei chiari avvertimenti per l’attuale maggioranza che ora conosce la posizione di Confindustria, non disposta a rinunciare tanto facilmente ai benefici che talune riforme hanno procurato alle imprese. Gli applausi più scroscianti sono arrivati proprio quando Montezemolo ha detto cose di «destra». La prima è stata la difesa della legge Biagi sulla riforma del lavoro della quale ha detto che:

Noi difenderemo questa riforma che va completata con gli ammortizzatori sociali“.

Poi uno stop ad aumenti delle tasse:

Il risanamento dell’economia italiana e dei conti pubblici deve essere perseguito con un taglio drastico degli sprechi di spesa e non con aumenti di pressione fiscale“.

Infine un altolà al demolizionismo ministeriale del momento con il motto

non mettiamo mano alle cose buone solo perché sono state fatte dagli altri.”

Questi sono i concetti che ci aspetteremmo espressi da un Presidente della Confindustria. Quindi abbiamo il Presidente giusto? Si è guadagnato i meriti sul campo? No. Semplicemente ha fiuto per il vento. Il fiuto di un animale selvatico che sente a distanza l’odore del suo predatore.

Prima delle elezioni politiche il vento soffiava a sinistra e gli occhiolini erano diretti da quella parte. Adesso Montezemolo fiuta la base ed il suo malcontento palpabile verso l’oscena presentazione delle intenzioni dei ministri e la reazione di Prodi a questo spettacolo, un Primo Ministro che invece di intervenire con decisione sta in platea a guardare. La base nord industriale è forte a tutti i livelli dell’associazione e non ci sono più né gli Agnelli né i De Benedetti né tantomeno i Della Valle a prevaricare i sentimenti della maggioranza degli imprenditori. Montezemolo lo ha capito e si barcamena con un colpo qui e uno lì. E così tiene salda la sua supremazia e i predatori non possono coglierlo di sorpresa. Un vero maestro.

Quindi tutto bene, almeno per lui. A noi restano gli interrogativi ai quali vorremmo risposta, standocene a destra e con il vento in poppa. Vorremo chiedere al magnifico Luca Cordero se era veramente convinto due mesi fa, a Vicenza e prima ancora, che una coalizione composta da un’accozzaglia numerosa di partiti e partitini non avrebbe finito per fare prevalere chi strilla di più e chi si alza in piedi per primo gridando “Comando io!“. Ci piacerebbe sapere se non era possibile prevedere che chi grida di più sono i più abituati ad usare il megafono, quello strano apparecchio che si tiene nel ripostiglio salvo poi estrarlo e rotearlo quando si scende in piazza. Vorremmo che ci dicesse se non pensava anche lui che chi è più avvezzo alla piazza non siano proprio quelli che trattano le sedi istituzionali e quindi il Parlamento proprio come una tribuna da comizio. E che fanno degli slogan demolizionisti e dell’antiberlusconismo una ragione di vita ed uno strumento di lotta politica. Questo ci piacerebbe sapere.

Per non offendere la sua intelligenza ci siamo convinti che lui abbia riflettuto su queste cose e che sia giunto alle stesse conclusioni. E allora gli vogliamo fare la domanda finale: perché ha fatto il cascamorto con Prodino ed i suoi “prodini”, e tra occhiolini e miagolii gli ha dato una manina confindustriale?

Per un attimo ci viene un dubbio e ci ritroviamo a pensare che a lui della Confindustria e del destino delle imprese italiane poco importi. Sennò avrebbe agito diversamente. A poco serve che adesso, fiutato il vento, sterzi a destra il volante della sua potente Ferrari e bandisca il catastrofismo. Già lo vediamo prossimamente con una spilla con il faccione di Berlusconi sul petto.

Caro Luca, ore è troppo tardi e non c’è più tempo per tornare indietro. Questa è la maggioranza che governerà, questo è il suo esecutivo. E non pensi che Alessandro Bianchi, Ministro dei Trasporti in quota comunista, con quella faccia da compagnuccio spaventapasseri o Paolo Cento, sottosegretario all’Economia con quei modi da caciottaro ascolteranno le raccomandazioni che lei ha fatto in doppiopetto gessato fumo di Londra: perché lei, caro Luca, è fuori tempo massimo.

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Commenti (1) lasciato to “Montezemolo sterza a destra. Ma fuori tempo massimo”

  1. friggitrice ha scritto:

    GIUSTO

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