Mastella fa il garantista. Garantisce i magistrati
Il primo atto del neo Ministro della Giustizia Clemente Mastella è stato quello di
“annunciare che sarà lui a recarsi presso la sede dell’ANM, nell’intento di ricostruire un’armonia tra i poteri dello stato e che, a tal fine, ha in animo di sospendere alcune parti della riforma su cui i magistrati sono recalcitranti“.
Questa la premessa.
Mastella concerta ma, tanto per mettere il sindacato dei magistrati in una posizione di forza, annuncia la sua intenzione di una moratoria dei provvedimenti sulla giustizia che dovranno entrare in vigore tra pochi giorni. Un esempio di concertazione suicida.
I garantisti avevano gridato alla vittoria con la nomina di Clemente, allevato alla scuola di De Gasperi e Moro e considerato un appartenente alla loro corrente di pensiero. In effetti avevano ragione sul termine ma non sulla sostanza perché fin qui l’unica garanzia che abbiamo è che Clemente si appresta a seguire le orme dei suoi colleghi ed a sfasciare tutto ciò che in termini di giustizia è stato riformato dal precedente governo.
I decreti attuativi dell’ex ministro Castelli non sono gli unici provvedimenti nel mirino del bazooka demolizionista del governo. Ormai anche la sorte della legge sulle impugnazioni, la cosiddetta Pecorella e quella della legge Cirielli sono segnate. Ed a nulla valgono le opinioni di Giuliano Pisapia che plaude al metodo concertativo ma è d’accordo con l’errore tattico di volere aggredire le leggi ad personam e le riforme mentre si dovrebbe procedere per priorità e indica fra queste la legge restrittiva sul possesso di droghe. Sarà perché pare accertato che all’interno dei rami del Parlamento il 50% dei rappresentanti appartenga proprio al partito trasversale ombra, quello della cannabis.
Mastella cerca di rimediare e annuncia la tanto invocata visita al presidente delle Camere Penali, Ettore Randazzo che qualche giorno fa tuonava:
“Siamo arrivati alla coalizione dei “magistrati ueber alles, l’inizio di Mastella pone problemi molti seri e molto gravi. Uno su tutti: una riforma che pure contiene molte parti più che criticabili non può e non deve risolversi con una delega in bianco nelle mani dell’Associazione Nazionale dei Magistrati. L’aspetto più grave della vicenda è che Mastella è andato a rendere i suoi omaggi ai magistrati come se al governo ci fossero loro.”
Già. Forse Randazzo era un po’ distratto rispetto agli avvenimenti politico giudiziari degli ultimi 15 anni e non si è accorto che c’è un governo del paese e poi ci sono tanti governi ombra, ognuno con poteri e prerogative diverse, spesso in lotta fra di loro ma più sovente attenti a spartirsi gli equilibri di potere ed i privilegi. I magistrati non fanno un’eccezione da questo punto di vista, anzi, se vogliamo parlare di governo non possiamo ignorare la loro propensione a surrogare quello della Repubblica nei momenti in cui la questione morale ha costituito un buon motivo per spazzare via dalla scena politica interi partiti.
Quello che ci sorprende è che Mastella non è un ultrà di sinistra come l’ex Ministro della Giustizia Oliviero Diliberto ma appartiene ad un partito figlio della Democrazia Cristiana e sa bene quanto sia pericoloso attuare una politica che mostri il fianco a possibili tentativi di prevaricazione delle prerogative costituzionalmente assegnate al Parlamento.
Ma tant’è il buon Clemente fa di testa sua e mette un atto la sua politica dei primi cento giorni, anzi non ha aspettato nemmeno un giorno e, ricordandoci quei devoti tibetani che percorrono decine di chilometri camminando in ginocchio per andare in pellegrinaggio al loro monte sacro, si è inginocchiato pure lui davanti alle toghe. Inginocchiato e prostrato.
Noi crediamo che per questa maggioranza la strada del dialogo con l’opposizione si faccia sempre più difficile. La Giustizia è un terreno sul quale il governo Berlusconi è stato molto criticato e quindi questa premessa poteva essere un elemento fondamentale per discutere e modificare molte cose insieme all’opposizione.
Invece la strada dell’azzeramento è tracciata e sembra che non si possa tornare indietro.


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