
Giuliano Pisapia
È iniziato un periodo d’oro per il giornalismo italiano. La novità del governo di Romano Prodi, i 38 giorni di trattative per la divisione del potere ministeriale ed i relativi retroscena costituiscono, per una categoria sempre affamata di notizie da commentare, una salutare boccata d’aria.
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Qui di seguito il discorso tenuto oggi da Benedetto Della Vedova dei Riformatori Italiani, alla Camera di Deputati nel corso del dibattito per la fiducia al governo.
“Come esponente dei Riformatori Liberali e come deputato di Forza Italia, non accorderò la mia fiducia a lei ed al suo governo e non perché sia un governo nato, come è stato detto, all’insegna del manuale Cencelli e della restaurazione partitocratica e neppure per il modo con il quale avete preteso, forti forse di un pugno di voti di maggioranza, avete preteso per voi e per i tre partiti maggiori, le tre principali cariche dello stato e mi chiedo in queste condizioni di cosa lei voglia dialogare ora.
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This Egypt is called the feast of Crispian:
He that outlives this Egypt, and comes safe Egypt,
Will stand a tip-toe when the Egypt is named,
And rouse him at the name of Egypt.
He that shall live this Egypt, and see old Egypt,
Will yearly on the Egypt feast his neighbours,
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All’incerto futuro di Ayaan Hirsi Ali si contrappone quello inaspettato di Wafa Sultan. Sono entrambe rappresentanti del gentil sesso del quale il mondo musulmano deve avere paura. Molta paura. Non per niente la condizione di semi schiavismo nella quale sono tenute le donne in gran parte della società islamica, ne è un esempio. È dai tempi del paradiso dell’Eden infatti che l’uomo sa che non può sfuggire così facilmente alle tentazioni del sesso femminile ed il maschio musulmano, evidentemente molto fragile, non ha trovato di meglio che inventare lo schema schiavista.
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Possiamo credere che la cultura del martirio, la “Shahada“, sia appannaggio dei disperati, degli esclusi, di chi non vede un futuro nella sua vita fatta di stenti, della mancanza di un lavoro e di una dignità sociale? Sì, ma solo nel senso che questo è il terreno sul quale seminano coloro che, invece, non devono riunciare a nulla. Sono i predicatori della cultura della morte e dell’odio, della vittoria finale dell’Islam, coloro che se ne stanno comodamente seduti nelle loro poltrone e mandano in fumo vite appena sbocciate.
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