Rispondiamo al telefono

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Mi chiedo se qualcuno abbia letto l’illuminante libro di Geminello Alvi che parla dell’Italia delle rendite. Le rendite nel nostro paese sono una specie di ragnatela che spesso si dispiega laddove meno ci aspettiamo. Sono silenti ed a volte nascoste e non ci accorgiamo della loro presenza se non quando ci rechiamo in banca o in posta per pagare i conti: quelli che paghiamo ai detentori di molte posizioni di privilegio sono salati, in alcuni casi i più che nel resto d’Europa.

Questo ragionamento ha una sua validità se parliamo dell’uomo della strada. Egli infatti non sa o non vuole interessarsi, quindi non legge Alvi e quindi non si chiede il motivo per il quale anche i settimanali di gossip parlino del rischio di rimanere al freddo durante l’inverno. Paga e basta. Si lamenta, giustamente, dell’aumento del costo della vita susseguente all’entrata in vigore dell’euro e qualcuno gli ha insegnato che oltre al governo Berlusconi la nuova moneta è la causa di tutti mali. Se sapesse la verità, forse, si stupirebbe come un bambino o forse non capirebbe perché la questione delle rendite nel nostro paese ha dell’incredibile se si pensa che stiamo parlando della sesta economia mondiale inserita in un contesto, quello europeo nel quale chiunque potrebbe essere sfidato a trovare dei parallelismi con la nostra situazione, senza riuscirci.

Di Eni e del gas abbiamo già scritto e mentre la primavera ha magicamente ricacciato le speranze degli spaccalegna nel mondo dei sogni, l’Ad della società dell’energia mette le mani avanti e manda un messaggio al governo: dice che tra le proliferazioni di sottosegretari e ministri, tra le polemiche sui ponti sullo stretto che non si faranno mai e le ritirate irakene il governo dovrebbe fare un briefing, anche piccolo piccolo, durante il breakfast consumato in un caffè del centro romano e chiacchierare amabilmente del problema energia. Così lui, Scaroni, nume tutelare della rendita delle rendite, mandato il messaggio torna ai casi suoi lasciandoci ad ascoltare le lezioni di estetica di qualche illustre ambientalista sull’infinita bellezza della pianura salentina piantumata di eliche.

Tra le necessità fondamentali dello sprovvisto animale italiano non vi è solo quello dell’energia. Ve ne sono tante altre per le quali paga un prezzo intollerabile in una cosiddetta economia libera e di mercato; è proprio di una di queste vogliamo parlare: le telecomunicazioni. Già vediamo il sussulto di chi legge questa parola e pensa che si tratti di un settore “liberalizzato” e che lì di la parola rendite sia verboten: abbiamo infatti la 3, Tele2, Skype, Wind, Albacom, Colt. Fastweb e chi più ne ha più ne metta. Invece la questione non è così semplice.

La Telecom la conosciamo tutti e ci mancherebbe. Ciò che molti non sanno è che questa società è stata privatizzata all’italiana ed ha potuto mantenere una situazione di preminenza e di vantaggio rispetto ai suoi concorrenti i quali sono costretti a prendere in affitto i suoi cavi che collegano le centrali di smistamento con le nostre abitazioni. Gli esperti ci spiegano che le tariffe all’ingrosso, quelle che Telecom applica agli altri operatori, sono regolate da indicazioni dell’autorità per le telecomunicazioni ma la società di telefonia continua a comportarsi come se non ci fosse nessuna autorità e ha sviluppato delle astute tattiche per tenere tutti i concorrenti sotto scacco per la gioia dei suoi conti di bilancio.

Pare invece le cose non stiano proprio così o per lo meno che in Telecom i conti non li sappiano fare bene perché l’esempio dell’Inghilterra potrebbe insegnarle che se la smettesse di restare arroccata a questa posizione di rendita e di potere e mettesse sul mercato tutta o parte della sua rete “fisica” ne avrebbe dei benefici notevoli. Il primo sarebbe quello di incassare parecchi miliardi - le valutazioni parlano di 8 o 9 - che permetterebbero una riduzione significativa del suo gigantesco indebitamento. Il secondo di vedere i propri introiti derivanti dalle tariffe di interconnessione aumentare.

Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le TLC ha rilasciato un’intervista al Sole 24Ore nella quale auspica il modello inglese per Telecom Italia e quindi invita implicitamente ad un passo autentico di deregolamentazione e di liberalizzazione. Evidentemente qualcuno gli ha suggerito di gettare un sassolino nello stagno e vedere l’effetto che fa. L’effetto si è subito visto e nella notte successiva all’intervista il povero Calabrò ha dovuto precipitosamente gonfiare il canotto che teneva in garage e cominciare a remare perché la sua villetta è stata sommersa dall’onda di ritorno. Si sono svegliati tutti, senza esclusione: parlamentari, sindacati, poteri forti, banche e così via. Nessuno ha interesse a rompere questo tabù, retaggio del monopilismo “SIP” che oggi rappresenta un anacronismo del quale i cittadini in primis pagano quotidianamente il prezzo. Stufo di remare per ore ed ore, Calabrò si è precipitato il giorno dopo a smentire il tutto chiudendo per i prossimi anni il capitolo rete. “Period”.

Marco Tronchetti Provera è l’icona vivente di quest’Italia delle rendite e, ancor di più, rappresenta la capacità di difenderle. Paga ogni tanto una sorta di pizzo allo stato italiano sotto forma di multe per abuso di posizione dominante ma poi riceve in cambio una protezione che obbliga perfino il Presidente dell’Autorità per le telecomunicazioni a chiudere la bocca quando la dice troppo grossa. Il tutto senza che qualcuno, se non lui stesso con i suoi amici e parenti, abbia deciso di nominarlo ai vertici della società anche se si potrebbe erroneamente pensare che Telecom sia roba sua: in realtà lo è solo per lo 0,8%. È quindi un campione di risiko o di giochi di scatole cinesi e di questo dobbiamo rendergliene atto ma ci sentiamo anche in diritto di essere un po’ scocciati perché di questo giochino dobbiamo pagare noi i costi.

Ora che abbiamo una nuova maggioranza inzuppata di anticapitalisti e antimodernisti Tronchetti Provera dovrebbe cominciare a tremare, direte voi. Noi crediamo invece che ormai i Tronchetti abbiano messo radici profonde in questo paese e che sarà difficile tagliarle e chi ci ha provato con scalate e raid azzardati è finito in galera o in bancarotta. Quindi teniamoci pure il Marco Magno e usiamo Skype o Fastweb, cercando di barcamenarci in un mercato che per adesso non c’è.

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Comments (8) lasciato to “Rispondiamo al telefono”

  1. Calamity Jane ha scritto:

    letto, letto. lo trovi recensito sul numero di Ideazione di Maggio, nella “Biblioteca di Babele”.
    ciao
    CJ

  2. daniele ha scritto:

    Comprendo la tua posizione volta a creare vera concorrenza e ispirata ai principi liberisti.

    Ma le cose vanno viste anche in funzione delle condizioni geopolitiche del momento.

    Non sono un esperto di telecomunicazioni però, anche a me, sembra che Tronchetti Provera goda di una rendita immeritata e senza giustificazione.

    Ma riguardo all’ENI, siamo sicuri che più concorrenza sia la strada giusta? (ripeto, guardando l’attuale periodo storico)

    L’energia sarà il “core issue” della politica mondiale dei prossimi anni.
    Spostare enormi masse di soldi e cambierà gli equilibri tra le nazioni.
    I primi movimenti strategici, già adesso, sono ben visibili (a chi vuole vedere).

    Faccio alcuni esempi
    - investimenti nell’estrazione di petrolio in Canada (pari a 2/3 delle risorse stimate dell’Arabia Saudita)
    - possibile accordo SONATRACH/GAZPROM per il gas da fornire all’Europa (italia compresa)
    - Tenaris acquista MAVERICK TUBE diventando “key provider” per i servizi alle industrie petroliferi (pozzo e gasdotto chiavi in mano…per intenderci)
    …e mi fermo qui…

    L’ITALIA ha un tesoro di competenze, forza contrattuale, servizi che si chiama ENI.

    Forse non è poi così sbagliato mantenerla monopolista considerando che solo così si tutelerebbero al meglio gli interessi della nazione.

    BADA BENE! ho scritto “interessi della nazione” non “interessi del consumatore”.

    Mi accorgo di scrivere contenuti contrari a principi liberisti.
    Ma è giusto parlare di concorrenza se il nostro competitor (Russia, Cina, Medio Oriente,…) non rispetta le regole del gioco?

  3. Bruno Stucchi ha scritto:

    Cantor, per quanto riguarda Telecom
    hai scoperto il filo di rame!
    A tutti i concorrenti Telecom/ENEL/ecc.
    daro’ loro retta solamente quando si presenteranno a casa mia con un doppino nuovo, con una fibra ottica di proprieta’ ecc. ecc. Tutto il resto e’ fuffa.

  4. Cantor ha scritto:

    L’unico che si presenta in molte case con il suo doppino (di fibra ottica) è Fastweb, progetto innovativo e rischioso al quale va dato atto di avere, nel suo piccolo, spezzato il monopolio di Telecom nell’ultimo miglio. Io lo uso a casa e in ufficio da 3 anni e non me ne separerei neanche se mi pagassero.

  5. Bruno Stucchi ha scritto:

    Conosco Fastweb.
    Peccato che la sua copertura e’ ancora molto parziale; comunque ho parenti/amici che hanno lasciato Fastweb per ragione di costi, visto che la concorrenza sta abbassando i prezzi, almeno per l’ADSL.

  6. Cantor ha scritto:

    Si i costi sono altini ma il servizio è incomparabile con gli altri fornitori di accesso

  7. Andrea ha scritto:

    Letto e riletto….

    Suggerisco di approfondire questo autore, non c’e’ di meglio attualmente in Italia….

  8. Cantor ha scritto:

    Alvi l’ho letto e riletto. Leggo anche i suoi articoli sul Corriere. E’ illuminante ma che fatica, ha uno stile molto particolare.

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