Eugenio Scalfari e lo sfascio

Diciamo che io sia un comune cittadino, elettore del Centro Destra e non abbia una conoscenza approfondita della materia referendaria sulla quale saremo chiamati ad esprimerci il prossimo fine settimana. E diciamo anche che, per allargare gli orizzonti di conoscenza, io abbia deciso di documentarmi leggendo anche i quotidiani vicini ai sostenitori del “no“. E diciamo che mi sia capitato di leggere il quotidiano “La Repubblica” proprio nel giorno in cui Eugenio Scalfari pubblica un articolo nel quale esprime la sua intenzione di voto. E diciamo che adesso so, più di prima, che voterò per il “si“. Perché?
Scalfari, ovviamente, tiene botta. Dichiara che non solo non si deve fare passare il nemico ma che se ciò accadrà lo stato sarà allo sfascio. Lo sfascio sarebbe la conseguenza causata - consapevolmente o inconsapevolmente - da chi ha cercato di introdurre una riforma costituzionale con una specie di colpo di mano, senza il consenso di una metà del paese e a questo scempio è necessario contrapporre il “no” che renderebbe impossibile lo sfascio e lascerebbe aperte le discussioni in Parlamento finalizzate ad «opportune modifiche per aggiornare singoli punti senza abbattere l’intero edificio». Qualcosa non torna.
Se la legge di modifica costituzionale fosse abrogata dal referendum e questa maggioranza volesse veramente legiferare in sede parlamentare per apportare le «opportune modifiche», non saremmo daccapo? Non sarebbe lo stesso colpo di mano, che magari inconsapevolmente porterebbe allo sfascio dello Stato? Per Scalfari, ovviamente, no. E neanche può ricordarsi che nella legislatura precedente a quella del Centro Destra la parte opposta fece esattamente la stessa cosa, non ci fu nessun referendum e né lui né i suoi compagni di ventura ebbero nulla da ridire.
Ma quanto costerebbe questa riforma se vincessero i “si“? Scalfari sparacchia: 250 miliardi di euro e mi fa venire in mente mia suocera che continua a ragionare in lire e a pagare in euro. Credo che se il più demente dei politici provasse a creare la riforma più costosa che si possa immaginare, non riuscirebbe a farne lievitare i costi ad un decimo di quello che Scalfari sostiene.
Il concetto che però mi ha impressionato di più è quello del “marasma“. Un marasma di cui abbiamo già sentito parlare da Umberto Eco nei giorni precedenti la conclusione della campagna elettorale, durante i quali descriveva una situazione di sprofondamento agli inferi di un paese governato per un secondo mandato da Berlusconi; mentre dichiarava, Eco dimenticava di guardarsi intorno e di riconoscere, magari in un afflato di umiltà e di decenza, che le assurdità che stava dicendo erano rese possibili da quel contesto di libertà d’ espressione nel quale, dopo 5 anni di berlusconismo demoniaco, anche lui stava vivendo. E dimenticava pure che le sue dichiarazioni erano riprese e dibattute dalla totalità degli organi di informazione, nonostante l’imperante censura di ministri fascisti.
Per concludere, è necessario riportare integralmente un passo dell’articolo scalfariano nel quale, il grande vecchio della sinistra intellettuale superiore, fa sfoggio di una sottile forma di razzismo: «…questa è la mia verità sulla riforma in questione e…essa può ovviamente essere contraddetta da una diversa interpretazione. Ma a me sembra che non vi possa essere un’altra interpretazione opposta ma ugualmente ragionevole e fondata sul testo in discussione».
Ora sappiamo che nel momento in cui metteremo una croce sul simbolo del “si“, saremo persone “non ugualmente ragionevoli” a Scalfari. E quindi avremo la conferma di essere nel giusto.


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