Viva Saddam! Che viva

Si è più volte sostenuto che il Partito Radicale non sia in grado di sostenere un progetto politico e che la sua rilevanza si sia sempre limitata alle battaglie trasversali sulle libertà collettive ed individuali, etiche e sui diritti umani. La situazione politica nella quale i radicali si trovano in questo momento conferma ancora una volta questa opinione. Nel Centro Sinistra solo l’on. Capezzone potrà incidere nelle scelte politiche in campo economico ma è altresì chiaro che l’obbietivo che i radicali si pongono è quello di portare istanze nell’agenda della maggioranza di governo su temi che altrimenti sarebbero ignorati.
E’ di queste ore l’appello al governo di Marco Pannella di essere incaricato per avviare un negoziato con le autorità giudiziarie irachene al fine di evitare che sia decisa la condanna a morte di Saddam Hussein.
C’impressiona il silenzio dei nostri politici, a destra come a sinistra, quando tacciono sulla questione del processo a Hussein, ormai quasi terminato. Gli alleati hanno voluto portare la democrazia in quel paese con l’obbiettivo di porre fine ad un regime sanguinario nel quale il rispetto dei più elementari diritti umani era un concetto sconosciuto. Hanno voluto avviare il paese verso l’evoluzione delle strutture dello stato ponendo i presupposti per le libere elezioni e per la costituzione d’organismi parlamentari rappresentativi. Hanno speso quantità enormi di risorse finanziarie ed umane per la ricostruzione del paese ed hanno infine pagato questo sforzo con migliaia di vite umane, così come gli irakeni continuano a pagare con la propria vita il prezzo della conquista democratica.
Quali sono le ragioni di questa debolezza ed indecisione per fare applicare un principio di civiltà quasi sconosciuto in quell’area geopolitica? Un principio che, questo sì, mostrerebbe a milioni di musulmani ed ai loro teocrati, monarchi o dittatori che in occidente abbiamo superato la sindrome di Norimberga e vogliamo trattare il peggiore dei dittatori come abbiamo fatto con il suo parente Slobodan Milosevic e che potrebbe essere capitalizzato con un’azione mediatica nei paesi arabi per suscitare una reazione non-violenta verso una pratica che, in tutte le sue possibili sfaccettature, in quell’area è all’ordine del giorno.
Ma a parte queste consederazioni di ordine politico e di opportunità, noi vogliamo che Pannella sia urgentemente incaricato di recarsi a Baghdad per discutere a nome di tutti i paese del nostro continente con il governo e con i giudici perché sappiano che l’occidente non ha tollerato un processo comunque ingiusto nel quale chi giudica appartiene solo alle etnie contrarie a Saddam e che, in questi termini, non sarebbe possibile svolgerlo nei nostri paesi.
Vogliamo soprattutto che Pannella ribadisca il nostro rifiuto di principio alla pena di morte perchè questo sentimento è condiviso dalla maggioranza dei popoli occidentali i quali non fanno differenza se si tratta di un dittatore o di un cittadino qualsiasi ma segnano un solco tra la vita e la morte, un solco invalicabile. Marco Pannella potrà essere accusato da molti di impersonificare l’assassino dei nascituri e il salvatore di assassini e non possiamo evitare che questa corrente di pensiero abbia la sua legittimità ma possiamo allo stesso tempo esportare un concetto di libertà difficile forse da comprendere per qualcuno, ma necessario. L’occidente non può e non deve scivolare nel conformismo e nei comportamenti opportunistici in una questione vitale come quella del processo a Saddam, che offre un’opportunità unica per provocare una riflessione ed un cambiamento nel pensiero comune degli iracheni.
Esiste un dubbio sulla possibilità di Marco Pannella di essere nominato per quest’incarico, dubbio che va oltre il superamento dell’inerzia e del conformismo dei nostri politici: con quale legittimità potrebbe rivolgersi alle autorità irachene il rappresentante di un governo che sta abbandonandoli con una precipitosa fuga dalle motivazioni incomprensibili?
Allora possiamo comprendere il silenzio degli uni, ormai troppo occupati a battere in ritirata ed il silenzio degli altri, ligi nella loro fedeltà all’alleato americano che forse sostiene la pena di morte. Se Pannella rimanesse incastrato in questa tenaglia, avremmo perso un’occasione unica, un’opportunità che non si presenterà più.


anonimo ha scritto:
Parole sante. Se l’Italia non fosse un paese di merda (scusa il francesismo) probabilmente ora sarebbe in corso un alto dibattito politico e culturale. Se fossimo l’Inghilterra, o la Francia. Invece siamo l’Italia, un paese perso dietro alle
Pubblicato il 25-Giu-06 alle ore 23:05 | Permalink
Cantor ha scritto:
Scusato
Pubblicato il 25-Giu-06 alle ore 23:33 | Permalink
Cantor ha scritto:
Siccome quello attuale non è un governo serio, lo incaricheranno.
Pubblicato il 26-Giu-06 alle ore 0:01 | Permalink
anonimo ha scritto:
Il Ministro per le politiche comunitarie On. Emma Bonino ha dichiarato che invece di andar via dall’ Afghanistan,occorre rafforzare la nostra presenza in quel Paese,così come richiesto,del resto,dal leader Karzai.Ma quando si andrà al voto su questa situazione come si comporteranno la Bonino e Capezzone e Pannella e Cappato?Voteranno come Diliberto,Rizzo e Casarini o no?
Pubblicato il 26-Giu-06 alle ore 9:42 | Permalink
www.mariniello.net ha scritto:
Sinceramente la fine che farà Saddam non la deciderà Pannella, ma l’interesse concreto e realista degli USA e del Governo Irak a tenerlo in vita o meno. GM
Pubblicato il 26-Giu-06 alle ore 10:21 | Permalink
Lucetta ha scritto:
Che roba, sempre in giro a spese nostre. Che gli mandi una e-mail se proprio ci tiene
Pubblicato il 26-Giu-06 alle ore 18:11 | Permalink
panka ha scritto:
Il solito pannella che propone iniziative surreali, come quella dell’esilio di Saddam. Un governo serio gli risponderebbe di non dire cazzate
Pubblicato il 26-Giu-06 alle ore 23:54 | Permalink
Cantor ha scritto:
Eh si Lucè, meglio mandare in giro le cariatidi parlamentari con codazzo di veline, pagate da noi, ovviamente.
Pubblicato il 27-Giu-06 alle ore 13:24 | Permalink