
Grazie a The Right Nation scopriamo ancora la verve anti-occidentale dei nostri amici d’oltralpe, ai quali, per fortuna, abbiamo insegnato come si gioca al calcio:
“E’ chiaro che non accetteremo mai la destabilizzazione del Libano, che potrebbe portare ad una destabilizzazione dell’intera regione. Una regione in cui c’è un paese come l’Iran: una grande nazione, un grande popolo e una grande civiltà, che noi rispettiamo e che gioca un ruolo stabilizzatore nella regione”
(Philippe Douste-Blazy, ministro degli Esteri francese in visita a Beirouth)

La strage di civili a Qana sta facendo il giro del mondo e comincia ad influenzare pesantemente gli atteggiamenti dei politici e dell’opinione pubblica. La prima osservazione dell’evento è semplice: Israele non è in grado di evitare pesanti effetti collaterali ai suoi bombardamenti volti a colpire le postazioni missilistiche di Hezbollah; Israele è colpevole di avere esagerato nei modi in cui ha scatenato il suo esercito per difendere il territorio e pretendere la liberazione dei soldati rapiti.
Ma c’è una cosa, solo accennata dai mainstream media, che continua a rimanere misteriosa. Se l’immobile è crollato per lo spostamento d’aria causato dallo scoppio della bomba sulla strada prospiciente, come è possibile che si sia afflosciato otto ore dopo l’attacco? E soprattutto, se così è perché i civili rifugiati nella casa non l’hanno evacuata dopo lo scoppio della bomba e prima del crollo?
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Mel Gibson sembra essere il personaggio che più di ogni altro occupa le cronache in questi giorni. E’ stato arrestato venerdì scorso mentre guidava ubriaco e, oltre ad avere resistito all’arresto, si è reso protagonista di invettive anti-semite. Forse che la recitazione nel film “Passion” gli abbia dato alla testa?
I fatti in breve: Gibson sta guidando ubriaco e la polizia lo ferma sulla Pacific Coast Highway vicino a Malibù (California). Gli viene intimato di salire sull’auto della polizia ma si rifiuta ed inizia ad inveire. I poliziotti lo fanno salire a forza mentre filmano e registrano la scena e, una volta sull’auto, Gibson continua ad insultarli e a minacciarli, sostenendo che “lui è padrone di Malibù“. Poi, improvvisamente, comincia a urlare degli epiteti antisemiti:
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