Il Riformista sceglie lo schieramento anti occidentale

Antonio Polito, neo senatore della Margherita, è stato uno dei fondatori del quotidiano di opinione il Riformista. Ne è stato anche il direttore fino alla sua elezione in Parlamento e ora scrive occasionalmente articoli di politica che sono pubblicati su questo giornale, riformista anche nella linea editoriale.
L’attuale direttore, Paolo Franchi, pare sia intimo amico di Massimo D’Alema e segue spesso la linea politica del “lìder” Massimo, soprattutto sui temi di politica estera. Al punto che un articolo di Polito sulla questione israeliana di questi giorni, non è stato pubblicato, facendo scoppiare una polemica piuttosto forte, ripresa anche da altri giornali.
Cosa ha scritto di così grave Polito nel suo articolo? Ha preso una posizione netta in favore dello stato ebraico, descrivendo in modo lucido e sintetico l’attuale situazione e mettendo in crisi le posizioni del nuovo partito trasversale, il “partito del tuttavia“. Questa formazione politica ha coniato un nuovo slogan che le permette di celare il suo odio nei confronti degli israeliani con un’allocuzione furbesca: dice che gli estremisti al governo, quelli di Hezbollah e Hamas, sì, hanno fatto i birichini, tuttavia Israele è da condannare per la sua “reazione sproporzionata“. Polito si chiede allora quale potrebbe o dovrebbe essere, agli occhi dei “tuttavia“, un altro modo legittimo di difendersi.
Sappiamo che lo stato ebraico ha fatto molto per stemperare le tensioni intorno ai suoi confini. Ha attuato negli ultimi anni la politica del ritiro unilaterale con risultati fallimentari, eliminando l’equivoco della difesa da una posizione di occupazione di territori palestinesi e libanesi. Ha ottemperato alle risoluzioni dell’ONU e ha cercato la soluzione politica con accordi favoriti da potenze occidentali, senza arrivare a nessun risultato. Ora si trova con un partito alla guida dei palestinesi che vuole la sua distruzione e con un movimento nato per resistere all’occupazione dei territori libanesi, armato da Siria ed Iran, che ha iniziato una guerra di aggressione. Non ha interlocutori nell’area perché anche il Libano non è in grado di assicurare il controllo sulle milizie di Hezbollah.
Polito pone la questione sulle possibilità per Israele di difendersi e propone alternative. La prima è quella di tornare alla strategia dell’occupazione, improponibile perché è ormai stata sepolta dalla storia. La seconda è di attuare delle rappresaglie contro Siria e l’Iran, possibilità che, allo stato attuale, sarebbe criticata ancora più ferocemente dai sostenitori della reazione sproporzionata. La terza un utilizzo massiccio di azioni di intelligence con lo scopo di uccidere le menti pensanti delle organizzazioni terroristiche. Tutte queste possibilità sono citate da Polito a titolo esemplificativo e sarcastico per dimostrare che opzioni militari diverse da quella utilizzata ora da Israele, sarebbero comunque respinte dal “partito del tuttavia“.
Non resterebbe quindi nient’altro che l’opzione diplomatica, quella del riconoscimento e della creazione dei due stati, della chiusura della ferita. In realtà, tra riflessioni e opportunismi, tra Oslo e Ginevra, tra i tentativi di Rabin e Barak, oggi Hamas non riconosce gli accordi presi nel passato e qualsiasi negoziato nasce morto in partenza per mancanza di un interlocutore. Polito fa un’amara considerazione finale: se ad Israele non resta altro da fare che difendersi - e non gli resta altro - il “partito del tuttavia” lo accusa di reazioni sproporzionate perché in realtà non riconosce allo stato ebraico questo diritto; l’esistenza di Israele è un fastidio, una noia e, o prima o poi, qualcuno riuscirà a buttarlo a mare.
Antonio Polito non ha gradito la censura politica alla quale è stato sottoposto, anche vista la sua figura di “pater” del quotidiano arancione. Il suo intervento è stato pubblicato dal Foglio, nonostante le dichiarazioni polemiche e stizzite del direttore del Riformista, Paolo Franchi:
«…le parole del senatore della Margherita (A. Polito ndr) ci lasciano allibiti, ma non ci colpiscono più di tanto perché non stanno né in cielo né in terra, come chiunque sfogli il Riformista, anche senza averlo né fondato né diretto, può facilmente constatare.»
E quindi ieri, a conferma delle parole di Franchi (…), in un articolo che inizia in prima pagina a firma di Amos Luzzatto dal titolo “L’Europa la smetta di fare il tifo per il Medioriente“, l’autore lamenta la tendenza degli europei a costruire trincee e a giudicare con faziosità partigiana israeliani e palestinesi nel nome di una presunta superiorità culturale, espressione di un modello razzistico e antisemita. Insomma, niente tifo, niente stadi pieni di ultras schierati sugli opposti versanti. Il trionfo del “politically correct“.
Uno degli interessi europei in questa faccenda medio orientale, sostiene Luzzato, è sempre il buon vecchio petrolio, parte della logica
«secondo la quale al cosiddetto Occidente spetta la trasformazione delle materie prime, con la produzione di un cospicuo valore aggiunto, mentre ai popoli del terzo mondo spetta un livello inferiore, secondo progetti di sviluppo che si preparano altrove.» Secondo lui, se non usciremo da questa logica qualsiasi soluzione politica sarà «perfettamente inutile.»
E quindi
«quello che si può tentare di fare, in positivo, è di intervenire anche economicamente per favorire tutte quelle iniziative, anche le più modeste, che permettono a israeliani e palestinesi, singoli o in gruppi, a cooperare fra di loro.»
Quindi la soluzione c’è, papale papale. Ma a noi pare che Luzzatto non abbia letto l’articolo di Polito. Inoltre ci pare che gli interventi economici della Ue, di Israele e degli Usa a favore dei palestinesi, si siano protratti per anni e che non abbiano portato risultati significativi a parte la crescita degli arsenali di missili Qassam. Altre iniziative economiche capaci di pacificare quell’area non ne vediamo, anzi non crediamo neanche che l’aspetto economico sia alla base di questo conflitto perché se così fosse il popolo palestinese ed i suoi governanti avrebbero tutta la convenienza ad approfittare della florida economia israeliana per aumentare il loro livello di benessere. Ci pare pure che Luzzatto, nella sua miopia, non veda che il problema non si risolve all’interno dei confini israelo-palestinesi ma include tutto il medio oriente ed i suoi (dis)equilibri politici.
Al contrario di questo esimio opinionista, noi siamo stanchi di ascoltare termini come “iniziative”, “diplomazia”, “via politica” e ci immaginiamo, come fa Polito, un mondo nel quale, improvvisamente, Israele scompaia dalla cartina geografica. Un mondo nel quale, improvvisamente, sparirebbero anche molti confini di altri paesi medio orientali, ritenuti schiavi dell’occidente. E poi, di seguito, quelli di altri paesi ancora, a est ed a ovest.
Per cui, avendo individuato chi avrebbe interesse a cancellare i nostri confini, proclamiamo con forza il diritto di Israele a difendersi.


JimMomo ha scritto:
Però esageri: leggi l’analisi di Ottolenghi, in prima pagina oggi: http://www.radicali.it/view.php?id=66732
ciao
Pubblicato il 19-Lug-06 alle ore 22:56 | Permalink
Cantor ha scritto:
Le mie sono considerazioni intorno al comportamento del Riformista nei confronti di Polito. Per il resto con Ottolenghi mi sa che mantengono una certa verginità.
Pubblicato il 19-Lug-06 alle ore 23:00 | Permalink
vfiore ha scritto:
certo, altrimenti dovrebbero liquidarlo (in senso economico ;).
Pubblicato il 20-Lug-06 alle ore 9:38 | Permalink
Nessie ha scritto:
Con l’avvicendamento di Paolo Franchi (che è praticamente un PR del Bottegone) in un giornale di area Liberal come Il Riformista (il cui editore è lo stesso di Libero e si trova attualmente agli arresti domiciliari) abbiamo l’ennesima riprova dell’occupazione pretoriana di tutti gli ambiti della vita pubblica, istituzionale, sociale e mediatica da parte dell’attuale sinistra. Che a differenza del I Ulivo andato al potere nel ‘96, è pesantemente condizionato dal veterosovietismo di Rifondazione e dall’oltranzismo del PdCi di Diliberto. Avendo una maggioranza risicatissima sul piano della rappresentatività elettorale, cercano una revanche ovunque sia possibile.
Ancora una volta sono d’accordo con Cantor. Ovvio che sull’attuale Riformista “franchista-tiratore” anche la sua visuale in politica estera relativa al Mo e al conflitto in corso, ne sia pesantemente condizionata.
Quanto all’impostazione di Amos Luzzatto (estremamamente vetusta ed obsoleta) è stata già criticata da numerosi settori del mondo intellettuale ebraico.
Pubblicato il 20-Lug-06 alle ore 12:57 | Permalink
Cantor ha scritto:
Già ma Amos Luzzatto….non era andato a vivere nelle catacombe??
Pubblicato il 20-Lug-06 alle ore 14:10 | Permalink
Nessie ha scritto:
Si capisce che l’hanno riciclato. Come è avvenuto per Francesco Saverio Borrelli.
Pubblicato il 20-Lug-06 alle ore 14:44 | Permalink