Indro Montanelli tra coerenze ed incoerenze

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La ricorrenza della morte di Indro Montanelli mi spinge a scrivere qualcosa su quest’uomo che ha segnato profondamente la vita intellettuale del nostro paese per più di mezzo secolo. La mia memoria va all’inizio degli anni ‘70 quando mio padre, lettore affezionato del Corriere della Sera, decise di cambiare e cominciò ad acquistare il neonato “IlGiornale di Montanelli“. Ricordo che per lui fu amore a prima vista, un amore per la vita che continua tutt’oggi. A quei tempi ero studente liceale e quindi il fatto di leggere ogni giorno il quotidiano montanelliano ha plasmato in modo irreversibile la mia visione politica del mondo.

Montanelli era un feroce oppositore delle deriva cattocomunista, imperante in quegli anni. Era un liberale di destra, ultimo ed unico bastione a contrastare quel conformismo intellettuale che vedeva nei Piero Ottone ed in molti altri gli esponenti di una linea di pensiero che possiamo giudicare ex post uno dei mali principali del nostro paese.Indro scriveva per quella “maggioranza silenziosa” formata dalla piccola borghesia che soffriva profondamente interrogandosi sulle ragioni della nascita e della crescita di un intreccio politico tra la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e quello Socialista, un mènage a tre contro natura, protagonista dei dissesti economici, sociali e morali del periodo a cavallo degli anni ‘70 ed ‘80.

Era un personaggio scomodo e minaccioso per molti, pronto a pagare in prima persona con un attentato sul marciapiede di via Manin la sua inflessibile volontà di coerenza nei suoi ideali e nelle sue convinzioni. La stessa volontà che lo spinse a dissociarsi da Silvio Berlusconi nel 1993, quando gli fu chiesto di scendere in politica con IlGiornale, affiancando il Cavaliere nella sua avventura in Forza Italia.

Il rapporto tra i due si può ben riassumente con una frase detta da Montanelli durante un suo intervento telefonico in una trasmissione televisiva del 2001, in risposta ad una dichiarazione di Vittorio Feltri che gli aveva dato del voltagabbana: (Feltri ndr)

«Dice che la mia condotta verso Berlusconi è stata ambigua. Gli rispondo che ho conosciuto due Berlusconi: il Berlusconi imprenditore privato che comprò il Giornale e noi fummo felici di venderglielo su questo patto: “Tu, Berlusconi, sei il proprietario del Giornale; io, direttore, sono il padrone del Giornale, la linea politica dipende solo da me”. Questo fu il patto fra noi due».

In effetti le cose andarono proprio così. Berlusconi era interessato ad entrare nel mondo dei quotidiani per dare lustro alla sua figura di editore, svilita dallo sviluppo commerciale delle televisioni. Berlusconi tenne la sua promessa, ripianando per molti anni le perdite del Giornale senza mai entrare nel merito delle scelte editoriali e gestionali di Montanelli. Non lo fece neanche quando rifiutò l’utilizzo esclusivo di un gioco a premi di matrice americana - assoluta novità per il nostro paese - acquisito poi da LaRepubblica con grande successo.

Montanelli si sentiva appunto “il padrone“, altra cosa rispetto a Berlusconi, il “proprietario“. Il suo era un diritto innato, la paternità di un oggetto sentito come una sua creatura. Il suo ruolo di padrone era comunque piuttosto anomalo perché esercitato con i soldi di qualcun’altro ma nonostante ciò, la vanità di Berlusconi unita alle sue disponibilità economiche, permettevano questa convivenza in un contesto equilibrato.

Ma…c’è un ma. Alla fine del 1993 Berlusconi decide di scendere in politica e chiede a Montanelli di seguirlo con il quotidiano. La richiesta del Cavaliere è una rottura del patto, annunciata con una frase perentoria: «Da oggi il Giornale deve fare la politica della mia politica». Montanelli rompe il sodalizio perché non accetta compromessi e ordini da un personaggio a quel punto considerato poco più che un imprenditore arricchito e, davanti al blitz del Cavaliere in redazione, decide di andarsene sbattendo la porta. D’altra parte, pur “tenendo famiglia”, i miliardi con i quali Berlusconi lo aveva coperto, gli permettono di prendere questa decisione senza preoccupazioni.

Il Montanelli post 1993 non lo abbiamo mai capito e ciò che ci sconcerta è il silenzio sulle sue vicende editoriali e politiche da parte dei suoi sostenitori. E’ una specie di giustificazionismo in nome del glorioso passato sul quale non può e non deve aleggiare nessuna ombra. Montanelli non solo ha deciso in quel frangente di non appoggiare la coalizione di Centro Destra ma ha poi ceduto alle lusinghe del fronte anti-berlusconista. Il suo è stato un atteggiamento di chi preferisce affondare con la nave piuttosto che riconoscere la bontà di un progetto che ha cambiato in meglio la storia del nostro paese.

È in questo atteggiamento che i ricordi degli albori del Giornale svaniscono. Montanelli non è più lui, partecipa ad iniziative promosse da quelli che fino a pochi anni prima non esitava ad attaccare a chiamare con il loro nome, i comunisti. Che ci piaccia o no, senza la discesa in politica di Berlusconi il comunismo tentacolare consociativo, presente a tutti i livelli della vita economica e sociale, sarebbe oggi alla guida di un paese senza libertà e ci avrebbe trascinato in un baratro senza fine.

Mi sono sempre chiesto come Montanelli non abbia mai compreso il senso delle decisioni di Berlusconi rispetto alla gestione del Giornale ed il mutamento improvviso e risoluto del suo atteggiamento, dovuto ad una situazione unica ed emergenziale e non certo alla necessità di occuparsi in prima persona di un quotidiano. Oggi il quotidiano esiste ancora anche senza Montanelli e continua a rivolgersi a quei lettori silenziosi, gli stessi ai quali si rivolgeva lui. Sono elettori di Centro Destra, quelli che Indro ha abbandonato per qualche meccanismo psicologico sconosciuto, espressione di una debole coerenza.

(hat tip: TheMoteinGod’sEyeHarry , YetAnotherPajamasBlog , ILoveAmerica)

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Comments (17) lasciato to “Indro Montanelli tra coerenze ed incoerenze”

  1. harry ha scritto:

    Bella lettura, anche se continuo a non condividere l’opera di riduzione della vicenda montanelliana agli ultimi sei anni della sua vita. E’ una storia lunghissima, con fasi piacevoli e momenti meno chiari, ma non facciamo di Montanelli uno spezzatino disorganico. Ciao!

  2. john Christian Falke ha scritto:

    Non vengo per lodare Indro, ma per seppellirlo :)

    Sono uno dei “sostenitori” di cui sopra. A posteriori e’ facile criticare la scelta di Montanelli, che personalmente apprezzai poco anche ai tempi, ma alla quale mi adeguai come molti: comprando “La Voce”, ma votando a destra. Montanelli fece un colpo di testa dettato dall’orgoglio; Berlusconi commise un errore strategico clamoroso: trasformo’ “Il Giornale” in un organo di partito, di cui aveva tanto poco bisogno da non definirlo mai tale; in cambio, si privo’ di una risorsa che, grazie alla propria fama di assoluto indipendente, avrebbe potuto fornirgli prestigio e legittimazione anche al di la’ dell’elettorato naturale di FI. Senza contare quanto un Giornale ancora diretto da Montanelli sarebbe stato utile quale custode dello “spirito del ‘94″, quello spirito liberale il cui affievolimento si e’ dimostrato rovinoso, per l’Italia quanto per la CdL.

  3. harry ha scritto:

    Concordo. All’epoca appoggiai la scelta di Berlusconi, ma col senno del poi penso che un Giornale meno forzitaliota e più autonomo avrebbe fatto solo del bene al centrodestra.

  4. Cantor ha scritto:

    Berlusconi poteva scegliere? Io penso di no. Non aveva alternative se non quella di chiedere ed ottenere da Montanelli di seguirlo perchè la posta in gioco era troppo alta.

    Se non avesse avuto successo politico, pensiamo che il Giornale oggi esisterebbe ancora? E ancora: non aveva Berlusconi un legittimo diritto in una situazione unica ed emergenziale, di mettere all’incasso, nell’interesse di tutti, il credito del quale aveva beneficiato per anni Montanelli?

    Su una cosa solo d’accordo. Il Giornale forzitaliota non fa bene al centro destra. Più che un giornale è un giornalaccio. L’ideale sarebbe stato un giornale montanelliano naturalmente allineato, senza forzature. Un’utopia, purtroppo.

  5. The Mote in God's Eye ha scritto:

    Non vengo per lodare Indro, ma per seppellirlo .

    Nel quinto aniversario della morte di Indro Montanelli, non poteva mancare  una riflessione sul suo ultimo …

  6. JimMomo ha scritto:

    Concordo con JCF, ricostruzione esatta.

  7. john Christian Falke ha scritto:

    Cantor, IMHO e’ possibile che Berlusconi non avesse scelta, nella sostanza della necessita’ di avere un giornale amico. Questo pero’ non esclude che avrebbe potutto impiegare una forma ben diversa e che avrebbe fatto propbabilmente meglio a lasciare ampi spazi di autonomia ad un Montanelli, che di sicuro non li avrebbe impiegati per aiutare la sinistra.

  8. Cantor ha scritto:

    Mi pare che ampi spazi di autonomia glieli abbia lasciati per molti (troppi) anni.

    Ora proviamo ad immaginare: Berlusconi scende in politica; Montanelli è contrario e gli dice di non farlo perchè secondo lui è un errore. Berlusconi non lo ascolta, fonda Forza Italia ed inizia la sua avventura senza nulla chiedere a Montanelli.

    Siamo convinti, conoscendo Indro Montanelli, che da quel punto in poi gli “spazi di autonomia” che gi avrebbe lasciato sarebbero stati a beneficio esclusivo di Berlusconi e del suo spirito del ‘94? O forse non sarebbe più corretto immaginarci un Montanelli a briglia sciolta, magari inasprito dal rifiuto di Berlusconi a stare lontano dalla politica? Insomma un direttore PADRONE un pò fuori controllo?

    Se fossi stato in Berlusconi non avrei avuto dubbi. E comunque mi risulta che oggi il Giornale abbia più lettori di allora.

  9. mois ha scritto:

    Beh, la scelta di Montanelli non é difficile da comprendere. In quegli anni l´Italia si divise tra persone perbene con un profondo senso dello stato e della comunitá da un lato, e una banda di cialtroni aveva intenzione di assaltare il paese come si fa con una diligenza.
    Montanelli, in quanto persona perbene, fece la sua scelta.

    Poi certo, c´é anche un´intera parte del paese che continua a credere che se non scendava in campo Lui, sarebbero arrivati i cosacchi.

  10. abr ha scritto:

    Ricostruzione inappuntabile.
    La scelta senile di Montanelli io me la giustifico sulla base di elementi psicologici.
    Come dici giustamente tu, lui si sentiva “padrone”.
    Aveva campato una vita senza l’ombra di un leader (gioventù fascista a parte, come Bocca e tutta la sua generazione del resto); l’incontro con una figura anomala come il Cav., che voleve “fare” e “guidare”, da subito, senza rispettare i riti e il teatrino, non lo capì, lo sconvolse e offese, e lo rifiutò.
    Montanelli altro tratto psicologico, era un profondo pessimista, e come molti altri (anche stranieri: Carter, Kissinger) considerava il socialismo come la sua senescenza: un cancro il cui corso poteva esser rallentato forse ma mai fermato.
    Alla fine, caduto il Muro, si rassegnò, così come si rassegnò al suo malmostoso declino fisico-mentale: tra la morte e un imprenditore con poche idee ma ben precise, scelse la prima.
    Altro che dualismo cosacchi/perbene da fumetto giapponese.
    ciao, Abr

    Ps: entrare con IlGiornale sottobraccio al liceo negli anni ‘70 era una sfida. Chi l’ha provato, non può comunque che rispettare al massimo il vero grande Montanelli.

  11. john Christian Falke ha scritto:

    Abr, concordo con te sui motivi psicologici del colpo di testa.
    Cantor, forse mi sbaglio, ovviamente, ma continuo a credere che vi fosse la possibilita’ di trattenere Montanelli nel progetto di Berlusconi. Entrambi commisero un errore IMHO, that’s all.

  12. Metafisico ha scritto:

    Inutile giraci intorno, Montanelli era un grande giornalista ma pure molto vanesio e bugiardo.
    Ecco spiegate le sue presunte incoerenze.

  13. Cantor ha scritto:

    @ Mois
    Che Berlusconi abbia avuto l’intenzione di assaltate il paese, avrei qualche dubbio. Avrebbe potuto farlo meglio prima a braccetto del suo amico Craxi. Perchè ha scelto di farlo combattendo contro un’orda di post comunisti?
    Dopodichè il concetto di persona perbene è molto soggettivo. Certo è che se chi è ricco non è una persona per bene a prescindere, allora non ci potremo mai capire.

    @ JFK
    Sono d’accordissimo su una cosa: trattenere Montanelli sarebbe stata la cosa ideale. L’errore è stato quello di non esserci riuscito.

    @Abr
    Il Giornale sottobraccio entrando a scuola? Sì, una sfida. Purtroppo (o per fortuna)ho frequentato scuole nelle quali questo privilegio (la sfida) era riservato a quelli che entravano con l’Unità…. :-(

  14. Lucetta ha scritto:

    Giusto dice Metafisico. Sono convinta che sia stato molto meglio che Montanelli se ne sia andato, non credo affatto sarebbe stata, a quelle condizioni, una convivenza proficua. Tanto più che Il Giornale diretto da lui non è mai riuscito a superare le 60.000 copie mentre adesso è sulle 240.000. Devo dire che, avendo iniziato a leggerlo poco prima che lasciasse lo trovavo un po’ antiquato.
    Saluti.

  15. rip ha scritto:

    E’ tristemente patognomonico notare che si fatica a capire la posizione di un direttore che non voglia essere eterodiretto mentre i manganellatori mediatici di rito forzitaliota siano considerati perfettamente sani, anzi paradigmi della libertà di espressione. Libero chiunque di tenersi Belpietro. Io tengo Montanelli.

  16. Lambeth ha scritto:

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  17. Maury ha scritto:

    scusate ma mi pare pocoelegante, e forse anche ingiusto, spiegar ela scelta di Montanelli con elementi psicologici o anagrafici. Montanelli era un conservatore liberale molto legato a valori quali la sobrietà, il realismo, il disinteresse. Berlusconi, senza entrare nel merito, non mi pare abbia improntato la sua avventura politica a questi valori. Il disaccordo mi pare percio’ non solo legittimo ma anche del tutto naturale.

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