Conflitto mediorientale: le prime conclusioni

Il conflitto mediorientale che vede Israele coinvolto in una guerra contro le milizie di Hezbollah volge alla seconda fase. Stiamo passando dalla guerra guerreggiata al primo summit coordinato dagli Stati Uniti, durante il quale si cercherà un compromesso finalizzato al cessate il fuoco. Intanto si possono tirare le prime conclusioni.
La prima è che la politica di Israele dei ritiri unilaterali ha mostrato dei pesanti limiti e prima che si possa parlare di abbandono definitivo della Striscia di Gaza ma soprattutto di manovre in Cisgiordania, dovranno passare degli anni.
Un’altra evidenza è data dalla sorprendente preparazione militare di Hezbollah del quale non si potevano prevedere le reazioni e la determinazione a resistere alla reazione violenta dell’esercito israeliano. Segno che il rapimento e le uccisioni di pochi soldati israeliani non erano provocazioni finalizzate allo scambio di prigionieri ma rappresentavano un tassello di un piano più vasto.
Dobbiamo poi considerare la coincidenza tra i negoziati sul nucleare, ormai avviati ad una conclusione negativa per l’Iran e l’inizio delle ostilità. Questi fatti hanno evidenziato la strumentalità dell’appoggio iraniano ad Hezbollah in funzione di una strategia tendente ad affermare la sua preminenza nell’area.
Una cosa sconcertante e non prevedibile è stata anche la reazione internazionale nei confronti delle parti in campo. Le critiche più determinate contro lo stato ebraico sono arrivate dal mondo occidentale, in primis dall’Europa. Francia e Spagna hanno fatto a gara per mostrare ancora una volta l’ambiguità del loro atteggiamento verso l’unica democrazia in medioriente, seguiti a breve distanza dall’Italia e comunque, con poche eccezioni, l’aria che si respira in questi giorni nel vecchio continente è inquinata da un buon livello di antisemitismo. Il mondo arabo ha invece dimostrato un diverso livello di pragmatismo e la conferenza della Lega Araba, riunitasi al Cairo, ha visto Arabia Saudita, Giordania, Egitto ed Emirati Arabi prendere prudentemente le distanze da Hezbollah per le sue azioni contestate come «atti inattesi, inappropriati ed irresponsabili che faranno ripiombare la regione indietro di anni».
La cosa più incredibile è che tra i contestatori c’era anche il rappresentante dell’Autorità Palestinese. La stessa cosa è successa in Libano dove la parte di opinione pubblica araba che aveva alimentato la protesta per l’uccisione di Hariri - pure lui arabo - si è associata alle posizioni dell’associazione cristiana Libanese Foundation for Peace che ha pubblicato una dichiarazione indirizzata al premier israeliano Olmert dai toni chiari:
«Noi vi chiediamo di colpirli duramente e di distruggere le loro infrastrutture. Israele non è solo a fronteggiarli, ma anche tutta la maggioranza silenziosa del Libano è nemica di Hezbollah, anche se non può far nulla se non temere le loro rappresaglie terroristiche (…) Nel nome di migliaia di libanesi, vi chiediamo di aprire le porte dell’aeroporto di Ben Gurion ai volontari libanesi della diaspora, impazienti di imbracciare le armi per liberare la loro patria dall’integralismo islamico. Noi vi chiediamo sostegno, basi e supporto logistico per vincere questa lotta e per raggiungere assieme i nostri obiettivi comuni: pace e sicurezza per il Libano e per Israele».
L’opinione pubblica irachena e saudita hanno espresso liberamente le loro posizioni dalle quali risulta chiaro il sostegno ad Israele e la comprensione del suo diritto a difendersi.
Questi avvenimenti ci fanno capire quanto il mondo arabo moderato tema le intenzioni espansionistiche dell‘Iran e, censurando l’operato di Hezbollah, cerchi di isolarlo sia a livello regionale che internazionale. Le sue posizioni insieme a quelle dell’Onu e degli Stati Uniti determinano ora una nuova situazione che esclude la possibilità del ritorno allo status antecedente il conflitto.
Nel momento in cui arriveranno le conclusioni delle iniziative diplomatiche internazionali, saremo alla terza settimana di missioni militari israeliane che sommate alle posizioni critiche nei confronti di Hezbollah, dell’Iran e della Siria, fanno presagire soluzioni che indeboliranno questa alleanza nello scacchiere mediorientale. La campagna anti israeliana dei due stati canaglia e dell’organizzazione terroristica ha causato effetti contrari a quelli per la quale era stata pianificata. Invece di rafforzare la propria posizione nell’area, il prestigio verso il mondo arabo ed il supporto per la causa palestinese adesso questo trio si trova isolato a causa delle inutili sofferenze causate alla popolazione libanese ed alla distruzione di molte infrastrutture.
Inoltre l’Iran si trova privata delle possibilità di accettare le aperture americane che prevedevano l’alleggerimento delle sanzioni, l’apertura di relazioni commerciali ed il parziale sblocco dei beni congelati dagli Stati Uniti dopo la caduta dello Shah. Il tutto comprendeva la possibilità di continuare, a certe condizioni, lo sviluppo del nucleare per scopi civili. La comunità sciita non avrebbe dovuto rinunciare alla sua posizione militare in Libano e negli stati del golfo nei quali è in posizione di minoranza e l’Iran avrebbe aumentato la sua influenza. Alla fine la strategia finalizzata a rafforzare Hezbollah ed il ruolo egemone di Siria ed Iran si è rivelata un boomerang.
Questi avvenimenti ci danno la conferma di quanto sia difficile la via diplomatica e negoziale per quelle frange islamiche - gruppi o stati - che vedono nelle attività terroristiche o belliche il solo modo per assicurare la propria sopravvivenza. Ne è stato un esempio Hamas, nonostante la vittoria alle elezioni; ha mostrato che anche con le nuove possibilità di affermare una propria legittimità istituzionale in un contesto pacifico, non ha saputo rinunciare al lancio di missili verso le popolazioni inermi in una dimostrazione compulsiva di continua belligeranza e senza una ragionevole strategia di lungo termine.
Detto questo non dovrebbe essere difficile prendere quelle misure necessarie a trattare nel modo più opportuno con le organizzazioni e gli stati che mostrano comportamenti simili. Invece buona parte dell’occidente si dimostra impreparato e spesso impotente anche verso chi, al suo interno, lavora per minare alle fondamenta quei meccanismi istituzionali e giuridici fondamentali per la difesa delle nostre democrazie. In questo contesto fanno bella mostra certe magistrature e non solo, come ci spiega l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga in questa preoccupante lettera.


JimMomo ha scritto:
Ritiri multilaterali? Vuoi dire uni-
Pubblicato il 26-Lug-06 alle ore 15:57 | Permalink
Cantor ha scritto:
Si Jim volevo scrivere unilaterali Ho corretto
Pubblicato il 26-Lug-06 alle ore 17:19 | Permalink
Lucetta ha scritto:
Credo che il ritiro unilaterale dagli insediamenti fosse parte del piano che prevedeva, assieme al ritiro, la costruzione della barriera difensiva per dividere i due popoli ed evitare quindi gli attacchi dei terroristi suicidi che arrivavano dall’esterno. Per permettere cioè la sopravvivenza di Israele. Questo auspicava, supportando Sharon, anche Ottolenghi dalle colonne de Il Foglio un paio di anni fa. Effettevimanete sotto il profilo della sicurezza la barriera si è rivelata una mossa vincente, gli episodi terroristici sono calati vistosamente e con essi le vittime tra i civili. Mentre invece il ritiro unilaterale venne contestato, incredibile ma vero!, dai Palestinesi che si vedevano così privati di un grande strumento di ricatto politico e messi alle strette per la costituzione di un loro stato. Penso che in quest’ottica, con questa previsione, potrebbe essere vista la vittoria di Hamas in Palestina, prima, e il rafforzamento di Hezbollah, manovrato dall’Iran che intanto guadagna tempo per il nucleare, fino all’attacco missilistico attraverso la Siria, poi.
Pubblicato il 26-Lug-06 alle ore 20:07 | Permalink
Cantor ha scritto:
Mi piace questa analisi!
Pubblicato il 26-Lug-06 alle ore 20:17 | Permalink
Lucetta ha scritto:
Perchè altrimenti i pacifisti e i sinistri europei si sarebbero tanto mobilitati contro la barriera israeliana fino a coinvolgere il tribunale dell’Aja che ne decretò l’illegalità? ricordo i viaggi di Agnoletto che facendo il coglione si è pure beccato uno schiaffo dalla sicurezza all’aereoporto di tel Aviv, della Morgantini e dei gruppi spediti a contestare la costruzione della barriera a spese della CGIL.
Pubblicato il 26-Lug-06 alle ore 20:41 | Permalink