Decreto liberalizzazioni: i farmacisti desistono

Le farmacie presso le quali mi servo abitualmente nella mia città, Milano, possono essere considerate dei veri e propri centri commerciali. Entrando nei loro locali, prima di arrivare al banco medicinali, si passa lungo scaffali ed espositori stracolmi di articoli d’ogni genere: cosmetici, prodotti per l’igiene personale, infusi dalle proprietà magiche, integratori, libri sulla salute, granulini omeopatici, giocattoli e, ovviamente, profilattici di ogni tipo, colore e forma.
Sono diventate dei supermercati, hanno allargato il loro raggio d’azione in modo smisurato e nessuno ha voluto o potuto obbiettare alcunché. Anzi, questo processo è avvenuto senza che qualcuno se ne accorgesse, quasi che fosse naturale e dovuto. Ora che invece il ministro Bersani è deciso e risoluto a traghettare in porto il suo provvedimento di deregolamentazione dei prodotti farmaceutici da banco, Assiprofar-Federfarma si sono messe sulle barricate e hanno cercato di difendersi con azioni al limite della legalità contro la morsa governo-aziende farmaceutiche, entrambi uniti nell’interesse a fare decollare l’allargamento della vendita di molti prodotti al di fuori dei confini della farmacie.
La corda ha rischiato di rompersi vista anche la temeraria iniziativa di Federfarma che ha provveduto ad inviare ai suoi associati un modulo prestampato per disdire gli ordini dei medicinali senza obbligo di prescrizione non ancora evasi da ogni singola azienda fornitrice; è servito come avvertimento nei confronti di quelle case farmaceutiche magari intenzionate a rifornire i supermercati con i loro medicinali da banco. Siamo alla “salute tradita” proprio da parte di chi è considerato dal cittadino il proprio farmacista di fiducia, colui che consiglia giovani e vecchi quando hanno un dolorino o un piccolo malanno e che ora gli negherà un diritto sacrosanto. La serrata a data da destinarsi è stata una reazione spropositata, paragonabile a quella avuta dai tassisti con la differenza che qui parliamo di salute; non a caso la commissione di garanzia si è pronunciata al riguardo con una lettera al ministro Livia Turco nella quale parla di «fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti alla vita e alla salute dei cittadini riconosciuti dalla costituzione». Alla fine con la mediazione del ministro della Salute, le associazioni di categoria hanno deciso di desistere.
Giorni fa avevo chiesto ad una dottoressa gentile e carina della mia farmacia cosa ne pensasse della pratica diffusa in molti paesi nei quali i prodotti senza obbligo di ricetta sono venduti un po’ ovunque; in fin dei conti quando un utente ha mal di testa o si sente un po’ esaurito, può provvedere autonomamente all’acquisto dell’analgesico o dell’integratore vitaminico preferito. Mi ha risposto che l’Italia é un caso a sé perché “qui da noi” la maggior parte dei clienti entrano in farmacia senza sapere di quale prodotto hanno bisogno e chiedono spesso un parere al farmacista che svolge quindi un ruolo insostituibile. Non ho voluto continuare ed approfondire la discussione pur pensando che avesse ragione quando sosteneva che il nostro paese è un caso unico: non mi risulta infatti che in altri paesi la figura del farmacista mutui quella del medico come da noi, non rispettando così i principi fondamentali di deontologia. Mi è balenata invece in mente un’altra cosa che avrei voluto chiederle in tema di “pareri” e cioè se poteva fare un test che determinasse quale preservativo, tra quelli esposti, era quello che mi si adattava meglio in termini di forma, resistenza, colore e estetica in generale. Visto che la maggior parte degli utenti chiedono un parere, perché non chiederlo su un tema su cui dovrebbe essere particolarmente esperta? Poi ho riflettuto e ho concluso che non era il caso ma mi sono ripromesso di tornarci alla prossima serrata, se ci sarà.


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