Floyd Landis: una conferma (se ce ne fosse bisogno)

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Il Giro di Francia miete un’altra illustre vittima. Dopo l’esclusione di Ivan Basso e di Jan Ullrich ora è la volta nientemeno che del vincitore Floyd Landis, americano, trovato positivo al testosterone nella tappa di Morzine.

Quindi niente di nuovo sotto il sole dello sport più dopato del mondo. Nessuno è immune, come avevamo già detto ai tempi della squalifica di Basso. Si attendono le conferme delle analisi che, se positive, porteranno al licenziamento di Floyd Landis da parte della sua squadra ed all’esclusione dalla competizioni per due anni.

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Conflitto mediorientale, i link del giorno 16

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Diario di guerra, Giorno 16 Tblog (resoconto del 16° giorno di conflitto dal blog di Tony Baruch)

Grazie Roma Deborah Fait (un articolo sulla conferenza di Roma visto da chi vive in Israele)

The Nasrallah Blues Captain’s Quarter Blog (novità sul morale di Nasrallah, in inglese)

Conferenza di Roma vista dagli USA Liberali per Israele (un blogger americano vede la conferenza di Roma)

D’alema fa l’americano ma è nato in Italì Jim Momo (un blogger italiano vede la conferenza di Roma)

Conflitto mediorientale, i link del giorno 15

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Abbiamo deciso di fornire giornalmente ai nostri lettori i link ad articoli di blogger cittadini di Tocqueville che si occupano dell’andamento del conflitto mediorientale nel quale Israele è opposto alle milizie di Hezbollah e a quelle di Hamas.

Tblog, il blog di Toni Baruch, segue quotidianamente il conflitto sotto forma di un diario. E’ la fonte più veritiera, attendibile ed aggiornata degli avvenimenti del giorno: l’articolo di oggi è qui

Un bellissimo articolo di Stefano Magni titolare del blog Oggettivista che parla del parallelismo tra la conferenza di Roma di questi giorni e quella di Monaco del 1938: qui

Wellington scrive del redivivo pacifista Noam Chomsky, difensore indefesso di Hezbollah: qui

Bisquì sul suo blog I Diavoli Neri ci racconta la verità sui rumours fatti girare ad arte per ingannarci sull’uso del fosforo da parte delle truppe israeliane: qui

Liberali per Israele riporta una commovente lettera di una donna israeliana: qui

Ogni giorno, almeno una volta, scriveremo questo articolo con i link ai postl che riteniamo più significativi. Ovviamente li potete trovare tutti sull’aggregatore Tocqueville.

Indulto tra pro e contro

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Michele Ainis dalle pagine del Riformista, scrive oggi che l’indulto marcia veloce sui binari. Il mondo politico e l’opinione pubblica sono divisi su questo tema e noi vogliamo provare ad esaminare le ragioni degli uni e degli altri.

Cominciamo da chi è favorevole. I motivi sono tanti ma riguardano in generale la condizione del nostro sistema giudiziario e carcerario, gravato da 9 milioni di processi aperti. L’unico modo per mettere mano al disastro che sta davanti ai nostri occhi sarebbe quello di varare un provvedimento d’indulto e successivamente un’amnistia. Quest’ultima non sembra all’ordine del giorno in tempi brevi ma, una volta rotto il primo argine (quello dell’indulto), i sostenitori di questa linea potrebbero fare pressioni per arrivare all’amnistia. Di questa si è discusso molto negli ultimi anni a partire dal 2000, anno del Giubileo, per arrivare alla visita del Papa in Parlamento nel 2002 ed alla convocazione straordinaria delle Camere nel 2005.

La situazione del sistema giudiziario/carcerario negli ultimi anni è notevolmente peggiorata. Questo è dovuto ad un impennata della curva di occupazione delle carceri a fronte della quale il sistema non si è adeguato. Perché questo aumento? Le cause convergenti possiamo individuarle in due elementi: il primo l’aumento dei condannati destinati al carcere, derivante soprattutto dal dilagare della criminalità extra comunitaria. Il secondo dalla modifica effettuata nel 1992 dell’articolo 79 della Costituzione che ha reso necessaria una maggioranze dei 2/3 del Parlamento per i provvedimenti di indulto ed amnistia. Precedentemente infatti era uso concedere un paio di indulti o di amnistie all’anno il che permetteva di mantenere in equilibrio il numero dei carcerati  con le strutture e gli organici (dal 1861 al 1990 sono stati fatti 333 provvedimenti).

Ma è così disastrosa questa situazione? I numeri ci danno risposta affermativa. Nel 2000 è stato emanato un nuovo regolamento penitenziario che non è mai stato applicato per mancanza di risorse. Un’altra legge del 1999, che prometteva ai detenuti il diritto alla salute, non è applicabile perché le spese sanitarie per il sistema carcerario si sono costantemente ridotte. Nelle carceri il numero dei suicidi è 19 volte più elevato che fuori, la disponibilità di educatori è circa un terzo di quella necessaria, gli assistenti sociali sono 1 ogni 48 detenuti e gli psicologi 1 ogni 148 detenuti.

Il problema principale è comunque il sovraffollamento. Negli ultimi 7 anni la popolazione carceraria è cresciuta di 10.000 unità su un totale che oggi supera i 61.000 carcerati. Il tutto in un sistema che dovrebbe accoglierne non più di 40.000. I penitenziari sono spesso fatiscenti, hanno celle concepite per essere singole e in alcuni il sovraffollamento arriva a livelli estremi. Questa situazione determina l’impossibilità di rispettare la garanzia costituzionale della riabilitazione (la maggioranza dei detenuti sono recidivi) ed il dilagare di malattie (anche quelle da terzo mondo come la scabbia).

La situazione impone quindi l’intervento del Parlamento anche se chi è favorevole lamenta che la situazione politica, condizionata dalla necessità della maggioranza dei due terzi dei votanti, determina il sorgere di posizioni di ricatto da parte di molte fazioni, causando uno stallo.

Su questo argomento si posiziona la convergenza tra favorevoli e contrari.

L’opposizione al provvedimento d’indulto (e, di conseguenza dell’amnistia) è condotta dal Ministro Antonio Di Pietro.

Nelle sue parole alla camera ha detto che:

«Oltre ad aver sottoscritto il programma dell’Unione, so anche leggerlo. E invito gli alleati a rileggere la parte in cui c’è scritto che i provvedimenti di clemenza devono essere fatti solo in concomitanza con provvedimenti che intervengano sul sistema giudiziario e carcerario, e che quindi possano essere solo un punto finale di un processo di ristrutturazione.»

La tesi di Di Pietro ha la sua legittimità perché messo così e senza una volontà politica, questo provvedimento rischia solo di mettere in circolazione persone che hanno commesso dei crimini senza che i veri problemi siano affrontati in un’ottica di riforme strutturali.

Di Pietro non è il solo ad opporsi. Eugenio Scalfari dice la sua in chiave politica ed introduce il problema dei reati contro la pubblica amministrazione:

«In tutti gli indulti che sono stati approvati in precedenti occasioni sono stati sempre esclusi dai provvedimenti di clemenza i reati di corruzione e di concussione commessi contro la pubblica amministrazione. Invece nel provvedimento Mastella - e per la prima volta nella nostra legislazione - questi reati beneficeranno della clemenza approvata dal Parlamento. Di qui il rifiuto di Di Pietro di votare in favore … La verità che sta dietro all’estensione dell’indulto ai reati di corruzione e concussione contro lo Stato è presto detta: senza quell’estensione i voti di Forza Italia verrebbero a mancare e quindi non si raggiungerebbe il “quorum” necessario. Mastella e la maggioranza di centrosinistra si sono trovati di fronte a questa “impasse”; per superarla hanno trangugiato il rospo.» (qui l’articolo).

Tra le file dei giornalisti Scalfari non è l’unico a dichiararsi contrario. Anche Marco Travaglio su Repubblica esprime le sue ragioni da non sottovalutare.

Pare quindi che ognuno abbia le sue ragioni.

La domanda è: da dove cominciamo? Vogliamo lasciare il sistema in questa situazione di putrefazione mentre operiamo per le riforme che saranno effettive tra qualche anno? E nel frattempo che succederà nelle carceri? Oppure diamo un sollievo alla vita dei carcerati con un provvedimento di indulto e creiamo una finestra di tempo all’interno della quale operare per le riforme?

Le risposte non sono facili. Probabilmente non abbiamo scelta se non vogliamo che la situazione diventi esplosiva e non è possibile evitare un compromesso con l’opposizione: dobbiamo attuare un provvedimento d’indulto. Il vero problema è l’ incapacità di mettere mano ad un percorso di riforme in un settore dove quelle scritte sulla carta non sono state attuate. Il motivo è che quando parliamo di popolazione carceraria ci riferiamo ad un universo di persone dimenticate, spesso considerate non in grado di vivere una vita dignitosa e di tentare un percorso di reinserimento nella società. Un argomento politicamente poco interessante. Se c’è uno schieramento geneticamente più adatto a riformare questo sistema è quello di sinistra, all’interno del quale gli esponenti del Partito Radicale, da sempre vicini ai carcerati, possono svolgere un ruolo di pressione. Speriamo e nel frattempo ricordiamoci di non commettere reati, almeno per un po’.

Conflitto mediorientale: le prime conclusioni

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Il conflitto mediorientale che vede Israele coinvolto in una guerra contro le milizie di Hezbollah volge alla seconda fase. Stiamo passando dalla guerra guerreggiata al primo summit coordinato dagli Stati Uniti, durante il quale si cercherà un compromesso finalizzato al cessate il fuoco. Intanto si possono tirare le prime conclusioni.

La prima è che la politica di Israele dei ritiri unilaterali ha mostrato dei pesanti limiti e prima che si possa parlare di abbandono definitivo della Striscia di Gaza ma soprattutto di manovre in Cisgiordania, dovranno passare degli anni.

Un’altra evidenza è data dalla sorprendente preparazione militare di Hezbollah del quale non si potevano prevedere le reazioni e la determinazione a resistere alla reazione violenta dell’esercito israeliano. Segno che il rapimento e le uccisioni di pochi soldati israeliani non erano provocazioni finalizzate allo scambio di prigionieri ma rappresentavano un tassello di un piano più vasto.

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