Il ministro Bersani non è Olmert

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La teoria cospirazionista sostenuta da chi vedeva nel decreto liberalizzazioni un tentativo di punire le categorie politicamente nemiche della sinistra e vicine al centro-destra, è crollata alla prova dei fatti. I tassisti duri e puri ce l’hanno fatta a smontare l’iniziativa del ministro Bersani, attuando una strategia che nel nostro paese continua a pagare. Hanno imposto ai cittadini ed alle istituzioni un braccio di ferro con manifestazioni di intolleranza e con il blocco del servizio pubblico al quale sono preposti.

Il decreto cambierà ed al cumulo delle licenze si è preferito negoziare la possibilità di fare guidare l’auto anche a familiari o dipendenti. Le indicazioni alternative di alto profilo, come quella dell’Istituto Bruno Leoni, e gli emendamenti presentati da un presidente di commissione, (more…)

Israele scopre il fallimento dei ritiri unilaterali. Ormai è tardi

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Dal 2000, anno in cui Israele si è ritirato dal sud del Libano, al 2005, anno del ritiro dalla striscia di Gaza, la situazione dei rapporti dello stato ebraico con i suoi nemici è indubbiamente peggiorata. Questa evidenza rafforza oggi le tesi dei politici e dell’opinione pubblica israeliana, di destra e di sinistra, che allora come adesso è stata contraria alla politica dei ritiri unilaterali, voluti con risolutezza e tenacia da Ariel Sharon. La visione dello statista, ancora in lotta con la morte, era quella di potere favorire un processo di pace rafforzando la parte della leadership politica palestinese considerata pragmatica e cercando di indebolire con queste iniziative le fazioni più estremiste che volevano - e ancora vogliono - la distruzione di Israele.

I fatti accaduti dopo i rapimenti dei soldati israeliani nella striscia di Gaza, evidenziano invece un fallimento di questa visione che ha portato all’effetto contrario da quello per il quale era stata messa in opera. Le falangi più estremiste si sono rafforzate ed i ritiri, attuati in modo unilaterale e senza contropartita, hanno aumentato nell’opinione pubblica palestinese il convincimento dell’efficacia della lotta armata. (more…)

Su Repubblica la saga delle password continua

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La saga della password continua. Non capiamo perché ma i “formidabili giornalisti investigativi“, questa volta grazie alla penna di Giuseppe D’Avanzo, insistono a tenere alta la guardia sulle dichiarazioni di Giuliano Amato. Lo fanno con un articolo a tutta pagina su Repubblica, dopo avere denunciato la denuncia di Amato e sostenuto che i pubblici ufficiali poco affidabili che forniscono informazioni e chiavi di accesso ai giornalisti devono essere individuati e cacciati. E avere chiesto ad Amato di attivarsi per fare luce su questi oscuri episodi…

Venerdì 14 luglio Repubblica lascia quindi spazio a D’Avanzo per un lungo articolo nel quale riprende le considerazioni del ministro dell’Interno seguite alla sua prima uscita. Amato non ci sta, non vuole essere tacciato di superficialità, lui che è conosciuto come il “dottor sottile“, non accetta un’immagine semplificatoria.

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Parlamento poco onorevole

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Beppe Grillo è un populista, si sa. Però è l’unico a tenerci al corrente di una situazione della quale, obbiettivamente, non possiamo andare fieri: la popolazione dei parlamentari pregiudicati.

Ne scrive ancora una volta citando una lettera di Marco Travaglio nella quale “l’esperto” di vicende giudiziarie fa il punto della situazione di questa legislatura con una ricerca contenuta nel libro appena scritto insieme all’immancabile Peter Gomez.

Gli onorevoli non tanto onorevoli sono di nuovo arrivati alla quota di 25 e hanno eguagliato la scorsa legislatura. I partiti in testa alla classifiche sono quelli, purtroppo, di Centro Destra ma il Centro Sinistra, scrive Travaglio, “ce la sta mettendo tutta“.

Che dire? Non è un bello spettacolo. Soprattutto per chi ci guarda dall’estero. Non sono un esperto di gestione delle liste e dei candidati ma, mi chiedo, è proprio necessario? Non sarebbe meglio fare la stessa indagine di Travaglio e, escludendo a monte chi non è “onorevole” e fregiarsi del titolo di “Partito pulito“? Nella CDL in questo momento nessun partito può dirsi pulito e poi non lamentiamoci.

Qui l’articolo sul blog di Beppe Grillo.

Elezioni in Kuwait: come piantare un piccolo seme di democrazia

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A proposito di democrazia nei paesi islamici, la notizia è che certe aperture hanno il potere di rivelarsi un boomerang. Il Kuwait ha ratificato un emendamento al 1° articolo della legge elettorale e ha permesso alle donne di partecipare per la prima volta alle elezioni politiche. Le 198.000 elettrici, il 58% degli aventi diritto al voto, non hanno eletto neanche una delle 29 candidate a rappresentarle il parlamento. Al contrario hanno eletto solo uomini dando la maggioranza il parlamento al partito islamista.

Un buon indice per misurare il progresso di un paese verso la modernità è certamente quello di analizzare la condizione della donna. Quello per misurare la capacità di una società a trasformarsi in democrazia è la verifica dell’inclinazione dell’elettorato a votare i partiti che includono nei loro programmi elettorali intenzioni riformiste nell’ambito dei diritti civili. (more…)

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