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D’Alema a braccetto di terroristi o di rappresentanti politici?

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Massimo D’Alema ha trovato quello che cercava. Voleva mantenere il governo italiano in posizione di “equivicinanza” tra Israele ed i suoi nemici e ci è riuscito. Voleva un cessate il fuoco senza disarmo e l’ha avuto. Voleva l’invio di truppe di pace a condizione che cessassero i bombardamenti e l’ha avuto. Voleva irrompere da protagonista nella scena politica di questa crisi internazionale e c’è riuscito.

Per capire le posizioni che ha assunto in queste ultime ore e comprendere cosa vuole ora, dobbiamo andare indietro di qualche giorno e ricordare le dichiarazioni rilasciate il 3 Agosto al quotidiano la Stampa nel corso di un’interessante intervista fatta dal bravo Maurizio Molinari. In quell’occasione D’Alema aveva cominciato ad avventurarsi in certe considerazioni sulle strategie diplomatiche e politiche da perseguire per uscire dalla crisi mediorientale e combinare le esigenze dei protagonisti in modo da assicurare una pace duratura.

Prima di tutto aveva dichiarato che

«…non abbiamo prove del diretto coinvolgimento di Iran e Siria agli attacchi…tuttavia è chiaro il loro sostegno politico agli Hezbollah».

Questa affermazione che riflette le posizioni assunte da D’Alema in sede parlamentare, rappresenta l’errore di fondo delle posizione dalemiana, tipica di una certa sinistra negazionista che tende a non riconoscere la realtà per quella che è. Si potrebbe sostenere che in quel momento non ci fossero prove inconfutabili del coinvolgimento militare dei due stati canaglia con Hezbollah ma allora ci dovremmo chiedere da dove venivano le centinaia di missili di fabbricazione iraniana e da quali confini passavano i rifornimenti di armi e non solo.

Ancora, in tema, aveva aggiunto:

«Si tratta di Paesi che possono giocare nella regione un ruolo positivo…la mia impressione è che Siria e Iran cercano un riconoscimento del loro ruolo e status. E’ evidente che da parte di Damasco si rivendica il diritto a partecipare ad un processo di pace in Libano che comporti anche la ricerca di soluzioni per il Golan…ciò che abbiamo detto ai siriani è che se avranno un ruolo positivo, se contribuiranno ad isolare l’estremismo, anziché incoraggiarlo, ciò gli consentirà di difendere anche i loro interessi.»

Il negoziatore D’Alema aveva quindi preparato il suo ruolo chiave di mediatore in questa vicenda, offrendo ai siriani le alture del Golan in cambio di un impegno ad isolare l’estremismo anziché incoraggiarlo. La questione non è stata minimamente discussa con Israele, entro i cui confini sono racchiusi questi territori, il che pare quantomeno bizzarro.

Allo stato ebraico invece il ministro aveva invece dispensato un paio di consigli paterni:

«Israele dovrebbe avere interesse ad un impegno della comunità internazionale in Libano invece, nel nome di un’offensiva militare da obiettivi ed esiti incerti, rischia di andare contro i suoi interessi.»

Israele, pensando di fare i suoi interessi, ha cercato soluzioni diplomatiche internazionali che non hanno migliorato la situazione. Ha inoltre preso iniziative diplomatiche e militari unilaterali, lasciando spazio all’intervento fallimentare dell’ONU nel sud del Libano, dove “l’impegno della comunità internazionale” aveva previsto il disarmo di una banda di terroristi. Ma D’Alema anche qui aveva dimenticato e ci faceva capire che Israele ha giocato una partita sbagliata e che l’unica via di uscita non è la sua diplomazia ma quella degli altri paesi.

E ora veniamo ad Hezbollah; alla domanda se li considera terroristi, D’Alema aveva risposto:

«Questo tipo di classificazioni non ci hanno mai fatto compiere passi in avanti. Non c’è il minimo dubbio sul fatto che Hezbollah sia anche un’organizzazione terroristica ma è anche un partito politico…bisogna chiedersi perché gruppi come Hezbollah ed Hamas, ovvero forze che predicano la violenza, abbiano raggiunto ruoli così grandi nel mondo arabo ed islamico.»

Molti sono quelli che si sono posti queste domande e molti sono quelli che hanno trovato risposte plausibili sulla vera essenza di Hezbollah e sulle cause del suo ruolo ma ciò che a D’Alema non preme è di prendere una posizione chiara rispetto al terrorismo; altrimenti qualsiasi formazione che predica il terrore potrebbe essere legittimata a farlo solo per il fatto che si struttura come partito politico. E quindi noi ci chiediamo: perché se “non c’è il minimo dubbio che siano un’organizzazione terroristica” dobbiamo avere un atteggiamento di benevolenza solo perché rappresentano una parte della popolazione libanese? Allora perché non siamo benevoli con le Brigate Rosse o Prima Linea? O con i violenti dei Centro Sociali? O con l’Ira? O con i separatisti baschi? D’altra parte non dobbiamo dimenticare che lui appartiene ad una generazione di politici che un quarto di secolo fa flirtava con chi gambizzava. Ora non abbiamo più terroristi nostrani e flirtiamo con i terroristi stranieri.

In questi ultimi giorni il ministro degli Esteri si è prodigato in critiche ad Israele, sostenendo che a causa della reazione militare, è molto cresciuta la popolarità di Hezbollah nel mondo musulmano. Ha passeggiato a Beirouth a braccetto con un esponente politico di rilievo di Hezbollah. La sua vicinanza con le formazioni e gli stati anti-occidentali non è quindi più solo nelle parole ma nei fatti, a testimoniare uno smarcamento dalla politica filo-israeliana del governo Berlusconi. Ha sostenuto posizioni in gran parte accolte dall’ONU e ha guadagnato una leadership politica in seno alla maggioranza di centro-sinistra. Gli va pronosticata una posizione di protagonista nella funzione di mediazione europea del problema mediorientale, su una linea filo-araba che il nostro paese ha conosciuto per decenni all’epoca dei governi democristiani e craxiani.

Il suo successo non è riscontrabile solo nelle accattivanti dichiarazioni degli esponenti di Hezbollah ma anche in quelle di illustri esponenti della sinistra massimalista e terzomondista come Oliviero Diliberto, “molto contento della diagnosi di D’Alema” e attento a non recargli un danno dicendo che il Ministro degli Esteri “fa proprio bene”.

Ora vedremo cosa ci porteranno i prossimi giorni, una fase di transizione delicatissima dalla quale difficilmente il medioriente uscirà senza ulteriori ferite. Aspettiamo il ministro D’Alema alla prova di un compito difficile che ha scelto di svolgere schierandosi su un fronte che non è il nostro. E gli consigliamo di guardarsi alle spalle quando passeggia da quelle parti, anche se sta a braccetto.

Round-up: The Right Nation

Comments (3) lasciato to “D’Alema a braccetto di terroristi o di rappresentanti politici?”

  1. Esperimento ha scritto:

    D’Alema mi preoccupa ogni giorno di più

  2. Cantor ha scritto:

    A chi lo dici…manie di grandezza e una bella tigre da cavalcare. D’Alema dovrebbe fare un monumento ad Israele ed Hezbollah per avergli dato la possibilità di essere catapultato nel mezzo di questa vicenda.

  3. g213 ha scritto:

    la meteorite che distrusse i dinosauri è un pezzo di Luna
    che cadde sulla Terra a causa dell’inquinamento atmosferico
    prodotto dalla vorace fame dei dinosauri.
    Ora decide voi mascalzoni antieolici se è giusto inquinare e
    tirare la corda a quel sottile equilibrio che tiene la Luna alla
    Terra oppure promuovere l’eolico l’energia piu conveniente
    al pari dell’idroelettrico tra le energie che non inquinano …
    stiamo attenti che i 100000 morti della birmania e solo l’inizio
    il peggio deve venire le temperature marine lo confermano .
    si prevede aumento di aids e impotenza se va bene se va male altre catastrofi da virus e batteri o addirittura lo spostamento dell’orbita lunare che provocherebbe la morte di tutte le piante terrestri .

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