Libano: il conflitto vittima di incoerenze strategiche

Gli errori di Israele nella campagna militare contro Hezbollah, sono stati inaspettatamente rivelati sotto una nuova luce dall’intervista a Ghassan Darwish, un importante esponente di Hezbollah, pubblicata in Libano. A quanto pare, Israele era ad un passo dalla vittoria ma, inspiegabilmente, sotto la pressione degli Stati Uniti, il presidente Olmert ha deciso di fermarsi, proprio dopo avere lanciato l’ultima grande campagna di terra contro il gruppo terrorista. Ora, dopo che la Francia ha dovuto uscire allo scoperto e rinunciare ai suoi intrighi politici, l’ONU invierà una guarnigione di 7000 unità, i cui scopi non si sa ancora quali siano, visto che l’unico obbiettivo ragionevole per la soluzione del conflitto, sarebbe stato quello di smilitarizzare Hezbollah. Ma tant’è.
Lo Stato libanese può essere catalogato in una delle 4 (¹) categorie, elaborate dalle ideologie neo conservatrici americane della fine degli anni ‘90; la sua situazione corrisponde a quella di uno stato “weak” (debole) che non riesce a fare prevalere la propria sovranità e di dotarsi dei mezzi necessari per controllare tutto il territorio e la totalità della propria popolazione (Hezbollah ne è l’esempio). L’impostazione americana alla lotta al terrorismo si basa in gran parte su questo teorema, postula, nel caso degli stati “deboli”, la necessità di rinforzarli e nonostante le critiche, l’evoluzione mondiale in senso globale, le organizzazioni sovrannazionali e le ONG, questa visione è ancora prioritaria all’interno degli USA che in questo cammino si sono spesso uniti ad altre potenze, di volta in volta interessate a mantenere o rafforzare certi equilibri.
Le opinioni contrarie alla teoria e alla pratica statiunitensi non abitano solo tra chi fa dell’antiamericanismo una ragione di vita ma anche tra i sostenitori della della difesa dei diritti umani e del mantenimento dei principi democratici nei paesi in cui l’intervento da parte dei potenti può portare, in prima istanza, ad azioni che provocano danni collaterali e morti di civili. Sicuramente Israele si è comportato e continua a comportarsi in linea con questa visione, sia verso la comunità palestinese che verso lo stato libanese, quest’ultimo da circa trent’anni vittima delle decisioni della Lega Araba (che hanno portato all’egemonia siriana) e dell’intervento israeliano negli anni ‘80, inizialmente mirato a costituire una leadership politica più moderata e capace di assicurare maggiore stabilità.
Nel caso del conflitto appena cessato, il sacrosanto diritto dello stato ebraico a difendersi ha portato i politici ed i militari israeliani ad una nuova occupazione, con l’obbiettivo di indebolire o annullare la forza militare e quindi politica di Hezbollah e di ridare quindi una maggiore legittimità e forza al governo centrale. Purtroppo l’inspiegabile arresto delle operazioni di terra ad un soffio dal raggiungimento dei suoi scopi, non solo ha privato Ehud Olmert e i suoi cittadini di una sicura vittoria ma paradossalmente ha ottenuto l’effetto contrario sugli equilibri politici interni allo stato libanese. Hezbollah si è trasformato da organizzazione politica fuorilegge (per le sue attività militari) nell’unica entità in grado di assicurare la sovranità libanese e solo il tempo ci mostrerà se un suo riarmo potrà eventualmente permettergli di tentare un colpo di stato, magari con l’aiuto della Siria.
Si potrebbe quindi sostenere che l’ideologia neocon e le azioni finalizzate a combattere gli elementi destabilizzanti all’interno di uno stato, siano controproducenti e pericolose ed il caso libanese ne dovrebbe essere un esempio; in effetti lo è stato ma solo grazie agli errori di chi avrebbe dovuto applicarle, cioè gli israeliani e di chi avrebbe dovuto appoggiarle, cioè gli U.S.A..
Il grande interrogativo è quindi se sia più opportuna la teoria americana, che mira alla stabilità degli stati e poi, eventualmente, a favorire la democrazia e i diritti umani oppure se si debba dare la priorità a quest’ultimi, evitando iniziative militari o la repressione di minoranze. Recenti esperienze come quella del Libano, suggeriscono che il successo o l’insuccesso di tali strategie si basano innanzitutto su un equilibrio di fattori politici e militari, che miri massimizzare gli effetti destabilizzanti sui gruppi ribelli, a preservare l’integrità delle popolazioni civili e a raccogliere il massimo dl consenso politico internazionale; il tutto nel perseguimento di tattiche militari e di intelligence coerenti.
(¹) a) stati forti: dispongono di istituzioni politiche ed economiche che assicurano la coesione ed il benessere della popolazione (gli Stati Uniti); b) stati deboli: sono incapaci di fare prevalere la loro sovranità, di dotarsi dei mezzi per controllare la totalità della popolazione sul territorio (il Libano); c) stati in disgregazione: hanno istituzioni politiche che non riescono più a controllare alcuna parte della popolazione e i propri confini (alcuni stati africani); d) stati canaglia: non rispettano la sovranità degli altri stati tentando di conquistarli o di intervenire nei loro affari interni, sostenendo fazioni o sviluppando e sostenendo formazioni terroristiche (l’Irak di Saddam Hussein).
Week-end Open Trackback: The Right Nation


iiii ha scritto:
Israele, uno stato guidato da una leadership razzista che minaccia ed inneggia costantemente alla guerra contro tutti i vicini , continua a vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non la trave nel suo.
Israele, uno stato che ha invaso (Libano) e continua ad invadere i territori dei mussulmani (la Palestina), sentenzia su chi gli rende la pariglia.
Sono certo che se la politica israelo - occidentale cambiasse, di conseguenza cambierebbero totalmente gli scenari in tutta l’area e nel mondo.
Rifiuto la politica dei due pesi e due misure, poichè, se usassimo un po’ di logica, capiremmo che in una tale bilancia non avremmo mai un equilibrio equo.
Più sovrastante sarà la differenza di peso e misura, più pesante sarà l’azione di riequilibrio sull’altro piatto della bilancia.
Nessuno è disposto a soccombere senza combattere.
Pubblicato il 27-Ago-06 alle ore 21:36 | Permalink