Caso Robert Lanza: una pietra sulla tomba dei giornalisti

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Se avevamo dubbi sulla vicenda delle scoperte del dott. Robert Lanza, ce li siamo tolti. Grazie a Giuseppe Regalzi e del suo blog Bioetica, citiamo un articolo apparso su Repubblica a firma di Carlo Alberto Redi, genetista e direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell’Università di Pavia.

Citiamo, per semplicità, le sue conclusioni:

«Lanza non mente né falsa i dati ma, con grande senso di responsabilità e senza voler creare false aspettative, dichiara che si dovrà lavorare per migliorare la tecnica prima di impiegarla. Che si chiede di più alla impresa scientifica? Ebbene, in Italia questa storia viene raccontata in modo del tutto falsato. Vengono riprese le obiezioni ideologiche del rappresentante delle attività Pro-Vita della Conferenza cattolica episcopale americana, Richard Doerflinger, e presentate non come legittime critiche ma come se Doerflinger avesse dimostrato che il lavoro è falso solo per averlo così etichettato. Ciò non aiuta il dibattito, ma lo falsa pesantemente.
Il giornalismo scientifico ha precise responsabilità di informazione dei cittadini, responsabilità alle quali non si può sottrarre in nome dello scoop. Per di più un falso scoop: che innesca una reazione a catena di impoverimento culturale che porta influenti testate a dedicare editoriali denigratori dell’impresa scientifica tout court, senza verificare le fonti. Dichiarando “bufale” importanti lavori scientifici, paragonando Lanza a Totò nella vendita della fontana di Trevi. L’impresa scientifica merita rispetto, è fatta di tanti idealisti e tanti giovani che si sacrificano quotidianamente nei laboratori senza interessarsi degli indici di borsa. Se oggi combattiamo con successo tante malattie lo dobbiamo all’impresa scientifica.»

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Commenti (1) lasciato to “Caso Robert Lanza: una pietra sulla tomba dei giornalisti”

  1. inyqua ha scritto:

    Occhi che mò arriva qualcuno e ti taccia di scientista….magari l’Anarca….;-)

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