Sull’immigrazione la Svizzera gira la vite

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I cittadini svizzeri hanno deciso chiaramente: con quasi il 68% di voti favorevoli al mantenimento della nuova legge sul diritto d’asilo (LAsi) e sugli stranieri (LEtr), hanno confermato la tendenza storica degli elvetici a tenere ben chiuse le loro frontiere, marcando ancora una volta una logica di funzionamento dello Stato-nazione e della sovranità nazionale, che in Svizzera si esprime attraverso una maggiore solidarietà verso gli interessi interni del paese che verso quelli esterni.

È stata una sconfitta sonora del Partito Socialista di Hans-Jürg Fehr, una dèbacle riconosciuta alla quale adesso le organizzazioni non governative vicine al PS cercheranno di opporre una ferma vigilanza sui principi di applicazione della legge da parte delle autorità nazionali e locali.

Le nuove norme sull’asilo prevedono un’inasprimento delle sanzioni per chi non si presenterà con i documenti o non collaborerà alla sua identificazione e il carcere fino a due anni per chi si oppone al rimpatrio ma gli elementi di questa nuova legge che potrebbero interessare la politica europea sono molteplici ed interessanti e riguardano soprattutto le norme di entrata e l’integrazione.

In Svizzera vige un accordo con la UE secondo il quale i cittadini residenti nei paesi dell’Unione possono ottenere il permesso di residenza permanente nello stato elvetico alle stesse condizioni vigenti tra stati comunitari. L’irrigidimento delle nuove norme riguarda quindi solo gli ingressi di cittadini provenienti da stati extra-europei. Per questi la tempistica per l’ottenimento del cosiddetto “Permesso C” (un permesso di residenza definitivo), è stata ridotta da 10 a 5 anni ma è subordinato a delle condizioni più stringenti: in sostanza si tratta di dimostrare di avere fatto degli sforzi per integrarsi e se questo non è possibile, scatta l’obbligo di frequentazione dei corsi di lingua e di “integrazione”. Un altro aspetto toccato dalla legge riguarda i permessi di entrata (non quelli occasionali per turismo, lavoro o cure mediche). D’ora in avanti saranno fortemente limitati alle persone “culturalmente e professionalmente evolute”; potranno entrare per motivi di lavoro solo i “blue collars”, gli specialisti, le personalità scientifiche, culturali o sportive, ma solo a condizione che il datore di lavoro possa provare l’impossibilità di trovare queste figure professionali all’interno della UE.

Anche il diritto di famiglia per gli extra-comunitari sarà modificato. I ricongiungimenti saranno possibili solo alle coppie che vivono sotto lo stesso tetto e i figli fino a 12 anni dovranno ricongiungersi entro 5 anni dall’arrivo in Svizzera dei genitori, mentre per quelli da 13 a 18 anni entro un anno. Inoltre i funzionari di stato potranno rifiutarsi di celebrare un matrimonio se sospettano che sia contratto per convenienza. Saranno infine migliorate le norme sulla mobilità per chi ha un permesso di soggiorno di lunga durata in quanto non avrà più bisogno di un’autorizzazione per cambiare lavoro o cantone di residenza.

È chiaro che gli svizzeri non vogliono diventare l’ennesimo serbatoio europeo di mano d’opera non qualificata ed a basso costo. Puntano ad attrarre cervelli e a contenere i rischi di un aumento delle tensioni sociali e della criminalità. Resta irrisolto il nodo della permeabilità dei suoi confini verso la UE e restano alti i rischi di un’immigrazione di extra-comunitari già residenti nei paesi della comunità.

Ai nostri politici l’esempio svizzero dovrebbe essere utile, soprattutto a quelli che ritengono pericolose le recenti norme varate dal governo Prodi; tuttavia non crediamo che i politici italiani siano in grado, da una parte come dall’altra, di parlare serenamente di carcere per chi si oppone al rimpatrio o di rifiuto del permesso di entrata per chi non è un blue collar“. Né tantomeno crediamo che si possano fare di questi argomenti la motivazione per un referendum.

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Comments (3) lasciato to “Sull’immigrazione la Svizzera gira la vite”

  1. Abr ha scritto:

    Quoto senza riserve: “Ai nostri politici l’esempio svizzero dovrebbe essere utile”; non capisco le tue cautele successive che trovo eccessive (allittero): va ben che siamo tornati ai riti democristiani della prima repubblica, però …
    Sul referendum, concordo (sappiamo che fine rischiano da noi).
    ciao, Abr

  2. Cantor ha scritto:

    Rileggendo volevo dire un’altra cosa: parlavo dei politici.
    Adesso correggo.

  3. mauro ha scritto:

    e oltre ai politici, pensiamo a come i nostri magistrati interpreterebbero (svuoterebbero) tale legge, se mai si riuscisse a fare.

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