Con l’eutanasia va in onda lo spettacolo dell’indegnità

La discussione sull’eutanasia e sul testamento biologico si amplificano. Ad aumentare al temperatura ci pensa Piergiorgio Welby (questo il link al suo blog, il “Calibano) con il suo appello al Presidente della Repubblica, il quale risponde con una presa di posizione accorata verso la politica ed il Parlamento, e vede l’impellente necessità di un confronto approfondito sul tema.
Ma un confronto sarà mai possibile? Vi sarà mai la possibilità di convergere sulla necessità di dialogare sul tema della vita e della morte, della malattia e della sofferenza, se lo scenario politico resta inchiodato su due fronti opposti, sostenuti solo dai condizionamenti ideologici? Abbiamo quelli che escludono qualsiasi possibilità di discutere, abbiamo i Giovanardi, gli Introvigne, abbiamo Gianni Alemanno che giudica l’invito di Napoletano “irricevibile e istituzionalmente sbagliato” e c’è anche chi nega che la morte sia un possibilità come Eugenia Roccella. Per contro gli altri chiusi al dialogo sostengono l’assoluta necessità di dare a tutti la possibilità di scegliere e l’inevitabilità di promulgare una legge, o sostengono che “negare la possibilità di scegliere l’eutanasia è come infliggere una tortura“, come fa il Prof. Umberto Veronesi.
Il dialogo, quello vero, può avvenire solo se entrambi i dialoganti discutono senza preconcetti. Non è possibile iniziarlo se, sedendosi di fronte al proprio interlocutore, si piantano i paletti e si dettano condizioni irrinunciabili, come fa il Cardinale Tonini, disposto a dialogare ma non quando dice che “in nessun caso si può ammettere l’eutanasia“.
In queste ore il botta e risposta tra Welby e il Presidente Napoletano stanno provocando uno spettacolo poco edificante. Tra i politici tutti si dicono pronti al dialogo ma nessuno lo vuole veramente. La ragione? Qui si tratta di qualcosa di troppo grande, si tratta della morte, una cosa che fa paura e che è meglio lasciare ben chiusa nell’armadio. E, si sa, i più paurosi sono i politici, che dialogano con il bilancino da posizioni calcolate sulla base di criteri opportunistici e che orientano o annichiliscono le possibilità di un dibattito pubblico con le loro strilla pro o contro, facendo finta di elevare il dibattito alla difesa dei valori salvo poi far rimbalzare sulla nostra pelle la “questione di coscienza”.
«Il punto è che, per l’eutanasia come per l’aborto e il divorzio, è necessario che la legge rinunci alla pretesa di incarnare o promuovere “valori”, perché in tal modo non potrà far altro che far vincere una parte e perdere un’altra; mentre invece, dato che la libertà e dignità non stanno da una parte sola, la legge dovrà anche in questo caso offrire opportunità e tutti, alla luce di principi rigorosi e ragionevoli.»
Carlo Galli
No, non è un parlamentare e neanche un politico. E’ un cittadino comune, Carlo Galli, un giornalista che esprime il suo sentire scrivendo. Bisognerebbe che i politici lo leggessero.


Nilo ha scritto:
Proprio quello cxhe non serve a chi richiede pietà e libertà è il solito teatrino politco nostrano , con le solite posizioni oltranziste della Chiesa e con i politici di area cattolica che vorrebbero già chiudere il discorso in partenza.
Pubblicato il 26-Set-06 alle ore 11:43 | Permalink
L@R@dice ha scritto:
Welby : dibattito aperto
Piergiorgio Welby con la sua lettera al capo dello Stato , ha riaperto il dibattito politico sull’eutanasia. I pompieri politici e cattolici sono già a lavoro per spegnere subito la fiamma del dibattito. Per molti è già “discorso chius…
Pubblicato il 26-Set-06 alle ore 11:46 | Permalink
zanzara ha scritto:
La realtà tragica è che il laico chiede una regolamentazione che permette di scegliere ma non impone.
Il cattolico vuole imporre la sua visione anche a chi non si riconosce.
La chiesa può, è un su diritto dettare regole morlali a chi in lei si riconosce.
La politica deve legiferare per tutti i cittadini, i laici, atei saranno , saremo, pure una minoranza, ma abbiamo gli stessi diritti di essere ascoltati e non emarginati o ignorati.
Su questa storia la senzazione è di una strumentalizzaione.
Welby gia scrisse tempo fà al parlamento sullo stesso argomento ma fu ignorato.
Pubblicato il 26-Set-06 alle ore 17:16 | Permalink
Abr ha scritto:
Bah.
Trovo che la tua raccomandazione andrebbe adottata. Ma da ambo le parti.
A maggior ragione su un tema dove, a differenza di altri, la divisione è più nominalistica che nei fatti.
Un lato parla infatti di eutanasia, l’altro rifiuta l’accanimento terapeutico ..
ricordo che papa Woitila rinunciò a farsi ricoverare al Gemelli per morire in Vaticano: chiese se l’avrebbero guarito, e alla risposta NO, disse, allora che ci verrei a fare … più lampante di così che di spazio ce n’è …
Basterebbe un minimo di volontà d’ascolto e di dialogo da ambo le parti per trovare un tradeoff convincente.
Bah.
ciao, Abr
Pubblicato il 26-Set-06 alle ore 23:20 | Permalink
Cantor ha scritto:
Infatti, basterebbe un pò di buona volontà.
Pubblicato il 26-Set-06 alle ore 23:45 | Permalink
GIAMBA ha scritto:
PROMO DEL POST DI OGGI
Consapevolezza della morte e nascita della mistificazione nell’animale terreno consapevole Homo Sapiens
La tendenza alla mistificazione nasce, nel cervello umano, come risposta al bisogno di cancellare la realtà della propria esistenza,cioè del proprio “vivere” racchiuso tra una nascita non voluta ed una morte necessaria ed inevitabile.
Il problema nacque nel momento in cui un esemplare della specie Homo Sapiens,a seguito dell’evoluzione del proprio organo cerebrale, fu in grado di proporre per la prima volta nel suo cervello,di fronte ad un altro esemplare della propria specie morto,la deduzione logica:
“Se lui muore,io,che sono simile a lui,morirò ugualmente.”
Pubblicato il 27-Set-06 alle ore 10:05 | Permalink
GIAMBA ha scritto:
Il cardinale Tonini ha detto esplicitamente:
“Ammettere l’eutanasia vuol dire far passare l’idea che una vita fatta solo di sofferenza non valga la pena di essere vissuta”.
Questa frase bisogna analizzare per capire il motivo per cui la religione cattolica si oppone all’eutanasia.
La funzione della religione cattolica è quella di “far rassegnare” i sudditi alla sofferenza e di “indirizzarli al perdono” in quanto “instrumentum regni”.
Creare l’idea che la “vita sia sofferenza” se diffonderla tra il “popolo bue” serve a fargli ingoiare qualunque cosa,indirizzandolo poi al “perdono” perchè “la giustizia non è di questa Terra” ed i ricchi ed i potenti saranno puniti dopo la morte.
UNA GENIALATA DEL POTERE,CHE SERVE A FAR ACCETTARE TUTTO AL POPOLO BUE.
Se si toglie l’idea della “vita come sofferenza” tutta sta merda non passa più e la gente comincia a “pretendere la felicità” ed ad incazzarsi con chi la fa soffrire per farsi i cazzi suoi e a non perdonare.
LA RELIGIONE E’ OPPIO DEI POPOLI ED INSTRUMENTUM REGNI.
Stordisce,fa rassegnare alla sofferenza,fa perdonare,rimanda la giustizia a dopo la morte (tanto chi controlla ?) ed in questo modo assolve alla sua funzione di “instrumentum regni”.
Pubblicato il 27-Set-06 alle ore 10:11 | Permalink
GIAMBA ha scritto:
Mi spiego in parole povere..
Se si toglie l’idea che la vita è solo sofferenza,gli individui cominciano a chiedere la felicità come scopo della vita terrena,considerano la felicità come un diritto,come qualcosa a cui ognuno ha il diritto di tendere.
E di conseguenza “si incazzano” contro chi gliela toglie,non si “rassegnano più alla sofferenza” e non “perdonano più in attesa di un improbabuile vecchietto bianco con la barba bianca” che punirà i cattivi,i ricchi e i potenti (quelli che fanno soffrire) dopo la morte.
(i cammelli,le crune dell’ago et ecteras…)
SI CHIEDERA’ LA FELICITA’ TERRENA COME DIRITTO,E DI CONSEGUENZA SI CHIEDERA’ DI APPLICARE LA GIUSTIZIA TERRENA CONTRO CHI LA TOGLIE AGLI ALTRI FACENDOLI SOFFRIRE.
Per evitare tutto questo esiste la “cultura della vita come sofferenza,della rassegnazione alla sofferenza e del perdono verso chi fa soffrire”
Pubblicato il 27-Set-06 alle ore 10:34 | Permalink
Mauro ha scritto:
Mi spiace Giamba, ma sei fuori bersaglio.
La religione cattolica non coltiva l’idea che la “vita sia sofferenza”. Sta con chi soffre perché sta con i più deboli.
Il cristiano non si compiace del dolore altrui, ma compatisce (patire-con), cioé si fa partecipe della sofferenza altrui, cercando di alleviarla, stando vicino a chi soffre.
Perché anche una vita sofferente ha valore e va rispettata. Indipendentemente dal credere o meno in Dio.
Certo, che se uno pensa (come Veronesi) che la vita umana sia solo un “ammasso di cellule” frutto del “caso” (che culo!), allora le persone diventano numeri nel bilancio dello Stato. Se non sono più utili ce ne possiamo disfare senza problemi.
Ho citato un bel racconto di un altro blogger sul mio blog.
ciao
PS: Sul rifiuto dell’accanimento siamo già tutti d’accordo. Siano i medici a dire quando il paziente è clinicamente morto. Da liberale mi disgusta l’idea che lo Stato metta il becco in queste cose.
Una persona in stato vegetativo non è morta.
Si investa invece in tecniche per stimolare e riabilitare chi sta in queste condizioni e anche nella terapia del dolore.
Pubblicato il 27-Set-06 alle ore 12:59 | Permalink
inyqua ha scritto:
Mauro se permetti i link che hai messo per definire ‘lo stato vegetativo’ non è corretto ed è disinformativo. Un caso studiato con una tecnica nuovissima (ed ancora tutta da definire) non vuol dire un bel niente, anche se è corretta l’attenzione verso la miglior definizione di questo stato….
Lo stato vegetativo è forse ancor peggiore della morte, quando è conclamato, soprattutto per coloro che assistono (familiari e curanti). Ma dire che nello stato vegetativo ci sia spazio SEMPRE per una riabilitazione è un’affermazione scorretta.
Pubblicato il 27-Set-06 alle ore 22:18 | Permalink