Safyia Ama Jan non era figlia di un Dio minore

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Un articolo apparso in fondo pagina sul Corriere della Sera ci risveglia sulla condizione odierna di una parte dell’Afghanistan. Lo spostamento verso le zone meridionali del paese da parte della truppe americane e della Nato, sta provocando un rigurgito di intolleranza e di violenza da parte delle frange più estremiste di talebani. Bruciano scuole, ospedali e uccidono donne anche per lapidazione, nascondendo alle autorità i loro misfatti. È la descrizione di un mondo tribale, già di per sé arretrato, nel quale la componente religiosa è strumentalizzata per legittimare il dominio degli uomini sulle donne e l’intolleranza sulla libertà di espressione, dei costumi e della religione.

La storia centrale del pezzo è però l’uccisione di Safyia Ama Jan, una sorta di eroina della libertà, protagonista già prima della caduta del regime talebano per avere creato e organizzato scuole femminili di cultura di base ed altre discipiline utili per dare a tutte le donne una possibilità di essere autonome ed un’indipendenza. Con l’avvento del modello parlamentare di Karzai, era protetta dal governo ma nella zona di Kandhar ormai il clima che si vive è paragonabile a quello del regime deposto: da qui l’efferato omicidio. Il Mullah Sadullah, capo talebano della zona, aveva d’altronde avvertito: qui comandiamo noi, non riconosciamo alcun altro governo e chi lavora per Karzai sarà ucciso.

La cosa che oggi ci sconcerta un po’ è l’ennesimo tentativo di manipolare questo dramma, sul quale ognuno di noi dovrebbe riflettere, fatto dal ilFoglio a pagina 3 dell’edizione odierna, nel quale l’autore dell’articolo accosta l’omicidio a quello del caporal maggiore, Giorgio Langella, ucciso durante la sua missione in Afghanistan. Il riferimento al fatto che queste due morti non siano “inutili, vane o motivate dalla geopolitica“, ci trova perfettamente d’accordo. Dissentiamo invece quando, riferendosi ad un articolo di Alain Besançon, l’autore parla della “differenza tra il Dio ebraico-cristiano e quello islamico“, contrapponendo su due piani distinti il soldato, (cristiano) e gli assassini di Safyia, (musulmani), nel tentativo di ricondurre alla differenza religiosa, tout court, due comportamenti tenuti in uno scenario di guerra. Già la cosa ci pare un po’ spericolata, perché, come abbiamo già detto, non abbiamo certo bisogno di aggiungere carburante alla guerra di religione già in corso. In più, nell’ultima frase:

«…la funerea notizia sul caporalmaggiore, il martirio di Safia e quell’analisi culturale e teologica (di Besançon ndr), hanno qualcosa in comune»

ci si dimentica clamorosamente di un “dettaglio“, fondamentale nella vicenda: Safyia era musulmana, anche lei figlia di quel Dio “diverso” da quello del cristianesimo. E allora come ci spieghiamo che una figlia di un Dio così degenere possa assurgere a martire per la difesa della libertà e della dignità umana, mentre queste prerogative dovrebbero essere riservate solo al cristianissimo soldato italiano e ai suoi cristianissimi fratelli?

Questa considerazione non vuole in alcun modo mettere in discussione le differenze che vi sono tra il mondo cristiano e quelli musulmano quando facciamo riferimento alle libertà ed ai costumi. Le realtà e ovvia e indiscutibile, ma ciò non toglie che essendo noi convinti che la politica dei “regime change“, intesa come trasformazione delle società dall’interno, sia quella da preferire nei confronti dell’Islam in questo contesto storico, non possiamo condividere le posizioni con le quali si cerca di dipingere il mondo musulmano come granitico perché tutto figlio di un Dio minore“. Il mondo musulmano è variegato e Safyia ha cercato di dipingerlo con i colori della speranza e della libertà, cerchiamo di non oscurare la sua memoria.

Round-up: Libero Pensiero

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Commenti (1) lasciato to “Safyia Ama Jan non era figlia di un Dio minore”

  1. umberto ha scritto:

    Ciao Cantor, ti invito a leggere la mia intervista di oggi a Paolo Messa.
    Dimmi quel pensi.

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