Niente riformismo, niente Partito Democratico

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La questione è: l’immobilismo della classe politica e la cronica incapacità di ricambio possono essere le cause delle difficoltà a fare nascere il Partito Democratico in seno al Centro-Sinistra? La risposta è sì. Il Partito Democratico, progetto forse già morto, non nasce perché nessuno rischia di potere morire, almeno da un punto di vista politico. Basterebbe osservare tutti gli esempi di alleanze e confederazioni nate negli ultimi 15 anni tra diverse identità politiche e vedere come sono andate a finire. Non ultima la Rosa nel Pugno, immersa in una crisi dalla quale non sappiamo se uscirà.

L’unica vera novità nel panorama politico degli ultimi 20 anni è stata Forza Italia ma la sua nascita è stata una specie di “caso”, una di quelle cose che avvengono una volta sola in 100 anni, favorita dall’implosione dei partiti moderati della prima repubblica e dalla loro morte. Quindi: se non muore nessuno non c’è spazio per nuovi partiti.

A queste ragioni ne va aggiunta un’altra. È la difficoltà della politica a svolgere un’azione riformista e la finanziaria 2007, che si avvia ad essere approvata, lo testimonia. Più tasse e meno tagli. Una finanziaria che, se sarà modificata in meglio, lo sarà forse grazie a Clemente Mastella ed alla sua apparente testardaggine a mettersi di traverso; il che la dice lunga.

Ma se invece passerà con l’impalcatura che l’ha costituita fin’ora, allora saremo all’ennesima sconfitta per il PD ed alla riprova che, come nel 1998, la sinistra non esiste senza l’estrema sinistra, portatrice di istanze conservatrici, stataliste e demagogiche. Eppure ci aveva provato il ministro Bersani all’inizio dell’estate con il suo decreto liberalizzazioni, quando le reazioni dell”opinione pubblica e dell’elettorato erano state positive. Colpiva il tentativo di incidere sulle rendite di chi, illegittimamente, sfrutta i diritti dei cittadini a vivere in un mondo libero perché occupa posizioni di privilegio. E quindi era da imitare in sede di Finanziaria, agendo in modo ancora più incisivo su settori che per la vita del paese sono più vitali dei taxi e dando un segnale chiaro all’elefantiaca macchina statale che la festa è finita.

Invece niente, niente lotta alle rendite e quindi questo programma di misure economiche, fatto soprattutto di aumenti di imposte e di tagli inesistenti di spese, ricadrà sui soliti noti e seppellirà definitivamente le speranze di vita di chi, a sinistra come a destra, crede nelle riforme e di chi vuole fondare il partito delle riforme, il PD.

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Comments (2) lasciato to “Niente riformismo, niente Partito Democratico”

  1. Chris ha scritto:

    http://ilrumoredeimieiventi.blogspot.com/2006/09/il-miraggio-del-bipolarismo.html

  2. ufficio stampa ha scritto:

    Il giornalista romano ha rinunciato in extremis alla candidatura

    Antonello De Pierro non correrà più per la guida del Partito Democratico

    Il direttore di Italymedia.it e storico conduttore di Radio Roma, oltre che leader del movimento “L’Italia dei diritti”, aveva deciso di candidarsi, ma come si apprende dal coordinatore nazionale del movimento stesso Dario Domenici, è stato costretto a ritirarsi per motivi personali

    Aveva accettato di candidarsi per le Primarie del 14 ottobre 2007, per concorrere alla carica di segretario nazionale del Partito Democratico, dopo che da più parti gli erano giunte richieste in tal senso, e, sostenuto da più associazioni e gruppi, oltre naturalmente che dal movimento per i diritti dei cittadini “L’Italia dei diritti”, di cui è presidente, aveva avviato in tutta la penisola la raccolta delle firme necessarie da consegnare entro il termine fissato, per accedere all’elenco degli aspiranti. In extremis però il popolare giornalista Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it http://www.italymedia.it e voce storica dell’emittente radiofonica Radio Roma, giannizzero di tante battaglie in campo sociale, sempre per tutelare i diritti dei più deboli, schierato contro l’arroganza dei potenti e la corruzione dilagante di settori deviati delle istituzioni, per motivi personali ha rinunciato a candidarsi. E’ quanto è stato reso noto dal coordinatore nazionale del movimento “L’Italia dei diritti” Dario Domenici, che non ha specificato il motivo della defezione, che come già accennato risalirebbe a motivi prettamente personali. Sembra che la decisione di De Pierro di concorrere alla carica per cui sono candidati Walter Veltroni, Furio Colombo, Enrico Letta, Rosy Bindi, Mario Adinolfi ed altri, sia scaturita dalla necessità soggettiva di apportare una ventata di forte coinvolgimento sociale in una classe politica ormai impopolare, e sempre fedele al suo motto, ripescato nell’archivio geniale di Cesare Pavese “Non bisogna andare incontro al popolo, ma essere popolo”. Ed è proprio ciò che il giornalista romano ha da sempre fatto, dalle pagine dei giornali diretti, dalle frequenze radiofoniche, ma soprattutto grazie all’indole solidale che lo caratterizza, facendosi carico di problemi che nella maggior parte dei casi, con l’impegno, la caparbietà e la forza mediatica ha brillantemente risolto, rivendicando la sua indipendenza e non preoccupandosi giammai di potersi mettere contro i cosiddetti potenti. Spesso ha pagato anche sulla propria pelle le omissioni e le falsificazioni clamorose a livello istituzionale, e successivamente le ritorsioni, solo, in virtù del suo innato senso di giustizia, per aver tentato di far rispettare dei sacrosanti diritti, che nelle circostanze erano stati spudoratamente calpestati. Italymedia.it è da sempre un portale di informazione libera che denuncia tutto il marcio che riesce a smascherare, in maniera politicamente trasversale, la giustizia e i diritti non hanno colore, anche perché è pura retorica, peraltro piuttosto patetica la convinzione che le ingiustizie e i soprusi siano peculiarità di questa o di quella classe politica. Dove esiste l’uomo c’è il pericolo di degenerazione morale, ed è dovere sacrosanto di chi si muove nella legalità denunciarlo, anche se ciò non sempre avviene, ed è un dato di fatto che spesso il delinquente è più forte dell’onesto, e muoversi nell’illecito è più agevole che addentrarsi nei vincoli che la codificazione legale impone.

    Tra l’altro il giornalista e conduttore era considerato l’unico che avesse qualche improbabile e comunque inutile chance in più, di fronte a Superwalter, che dopo il grande consenso conquistato meritatamente alla guida dell’amministrazione capitolina, ha già in tasca la leadership del nascente Partito Democratico. I candidati Rosy Bindi ed Enrico Letta, facenti parte di un governo che ha fortemente deluso anche il suo stesso elettorato, non hanno alcuna speranza a cui aggrapparsi per ottenere l’ambita posizione di vertice. Il leader de “L’Italia dei diritti” comunque sosterrà Walter Veltroni, persona che ha dichiarato in più occasioni di stimare umanamente e politicamente da sempre e in cui ripone grande fiducia, ed ha annunciato che presto, “viste le pressioni della gente e dei fedeli lettori, ascoltatori e sostenitori, non potrà esimersi dall’affacciarsi sulla scena politica romana e nazionale, per ottenere uno strumento in più al fine di tutelare gli interessi di chi spesso non ha voce, in quanto soffocata dal potere e dall’arroganza di pochi eletti”, priorità diventata ormai una missione ed una ragione di vita.

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