Tariq Ramadan: not in my backyard

Tariq Ramadan.jpg

Prima o poi colpiranno ancora gli Stati Uniti. Ma intanto gli Stati Uniti sanno meglio di noi come difendersi, non solo dalle minacce degli attentatori che vorrebbero fare esplodere qualche aereo o edificio ma anche da chi, in nome della cultura islamista, vorrebbe insinuarsi nelle menti dei musulmani d’America e guadagnarsi una legittimazione immeritata. Si tratta di Tariq Ramadan, nipote di Hassan al Banna, fondatore della Fratellanza Musulmana in Egitto.

Recentemente un’università americana lo ha invitato ad occupare una cattedra per un semestre ma le autorità statunitensi hanno definitivamente rifiutato di rilasciargli il visto. Le ragioni, quelle vere, ce le spiega Douglas Farah in questo articolo; le possiamo sintetizzare in una parola: dissimulazione. Ramadan, infatti, è particolarmente abile nell’arte della “taqya” e mostra continuamente un volto moderato, mentre gli esperti di intelligence continuano a sfornare prove dei suoi rapporti con vari leader dell’Islam radicale e con terroristi accusati e spesso condannati per i loro atti criminali. Le ragioni, quelle false, le troviamo invece nell’articolo da lui scritto e ospitato sull’innominabile Washington Post; si sintetizzano con l’affermazione che “le autorità americane cercano di sopprimere le voci dissenzienti“.

Il signor Ramadan è un serpente pericoloso, come tutti sappiamo. Gli Stati Uniti in questo caso non cercano di sopprimere nulla perché la voce di Ramadan non è ancora arrivata negli States. Semmai vogliono evitare che Ramadan cerchi di sopprimere la ragione nelle menti di molti dei musulmani americani, con i suoi suadenti discorsi che hanno effetti subliminali parecchio pericolosi. I suoi rapporti con i terroristi sono stati descritti più volte negli ultimi tempi da TheTerrorFinanceBlog, PrWeb, JCBBlog, Olivier Guitta, Lorenzo Vidino e BillWest: che ancora una volta i blog abbiano reso un servizio all’umanità?

Per chi ha un po’ di tempo, consigliamo la lettura di questo istruttivo articolo di Steve Emerson, tanto per capire bene con chi abbiamo a che fare. Ci chiediamo però: nel caso di quell’università americana che lo ha invitato, con chi abbiamo a che fare?

Condividi:

Comments (2) lasciato to “Tariq Ramadan: not in my backyard”

  1. GIAMBA ha scritto:

    PROMO DEL POST DI OGGI

    Perchè ci sono così tante femmine troie e puttane nella società di oggi?

    Il caso Vittorio Emauele di Savoia ha riproposto tempo fa una situazione molto diffusa nella nostra società: il gran numero di troie e puttane esistenti.
    Questo post ha come scopo quello di spiegare,senza alcun intento moralistico,ma ponendosi come una trattazione scientifica,quali siano le motivazioni di questa larga diffusione di “femmine troie e puttane” nella nostra società.
    Partirò da una definizione terminologica,che abbia come scopo quello di distinguere il termine “troia”dal termine “puttana”.

    A tale scopo dividerò innanzittuto la trattazione in due paragrafi iniziali:

    Il paragrafo A,riservato alle troie,e quello B,riservato alle puttane.

    Successivamente,nel paragrafo C e nel paragrafo D,tratterò delle differenze e delle somiglianze tra la “troia” e la “puttana”.

    Nel paragrafo D,infine,mostrerò come avviene il passaggio dal ruolo di “troia” a quello di “puttana”.

  2. Falkenberg ha scritto:

    Tariq Ramadan puo’ sempre contar,e ionvece, sull’appogigo di ceri europei. Il gruppo l’Espresso, dal paludato Limes in giu’, lo tratta normalmentecomeun oracolo del moderatismo e della “anima” musulmana. Beata ignoranza.

Scrivi un commento

(Non verrà pubblicato)
 

Iscriviti senza inserire commenti

Chiudi
Invia e-mail