La finanziaria delle promesse (mancate)

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Dopo che eminenti esponenti avevano sostenuto di essere contrari all’introduzione di nuove tasse ed avevano dichiarato che chi dice il contrario è un infame, siamo arrivati all’approvazione del progetto di Legge Finanziaria 2007.

Il governo ha deciso le misure necessarie a riportare il deficit sotto il 3% del PIL (il cui fabbisogno è di 14,8 miliardi) e a finanziare altre scelte economiche (per 18,6 miliardi), come il taglio al cuneo fiscale, il rinnovo del contratto del pubblico impiego, la dotazione del fondo infrastrutture ad altre. Avendo scelto di non utilizzare misure una-tantum, spesso usate dal precedente governo, ha preferito sbizzarrisi nella scelta di iniziative “creative”, come, ad esempio, il trasferimento del 50% dei flussi di Tfr dalle imprese all’Inps, l”inasprimento degli studi di settore e l’introduzione di misure anti-evasione e anti-elusione, peraltro difficili da quantificare.

Il rapporto tra maggiori entrate e minori spese, fattore fondamentale vista la composizione della nostra spesa pubblica, necessario per determinare l’andamento tendenziale del saldo primario, ha rivelato la natura politica di questa legge, che è stata chiaramente dominata dalle tendenze punitive delle frange più sinistrorse della maggioranza. Tutti gli economisti, la UE e le agenzie di rating, avevano ammonito l’Italia circa la necessità di introdurre profonde riforme della spesa, il che, tradotto in un linguaggio comprensibile, significa agire in modo strutturale sulla leva della riduzione delle spese. Invece stiamo assistendo ad una impostazione che potrà portare ad un contributo dell’incremento delle entrate fino all’84% rispetto al totale della manovra. Dipenderà dall’uso che gli enti locali faranno dei maggiori margini di autonomia impositiva (addizionali IRPEF, aumento degli estimi catastali ecc.)

Il trasferimento all’Inps del Tfr è l’esempio lampante della perversione di questa manovra. Quello che si sarebbe dovuto fare era di tagliare le spese in quei comparti che godono di rendite e privilegi (come alcuni settori pubblici, primi fra tutti il pubblico impiego, la sanità e le pensioni), utilizzando i maggiori fondi per finanziare lo sviluppo e per alleggerire la pressione fiscale. Invece si è fatto esattamente il contrario, con un innalzamento della pressione e con la destinazione della maggiori entrate anche al mantenimento delle posizioni di rendita (per esempio 3 miliardi di euro concessi ai dipendenti pubblici per il rinnovo dei contratti). Con la benedizione dei sindacati che cercano sempre e comunque di mantenere lo status quo. La destinazione del Tfr, è quindi una misura che, da un punto di vista politico, altro non fa che procrastinare ad libitum il mantenimento delle rendite della popolazione più “vecchia”, scaricando sui più giovani una maggiore porzione di debito dello stato e impedendo il decollo dei fondi pensione. Ma su questo capitolo dovremo attendere il parere di Bruxelles e vedere se questa operazione di finanza creativa sarà accettata o bocciata.

Le promesse di non aumentare la pressione fiscale fatte fin qui dai soloni del centro-sinistra, si sono rivelate quindi fasulle. E non stiamo parlando solo di “tassare i ricchi”, incidendo su una parte infinitesimale dei percipienti dei redditi ma di tassare anche chi guadagna circa 1.500 euro netti mensili. Lo dimostrano gli articoli apparsi ieri su molti giornali, primo fra tutti il Sole24Ore, nei quali le tabelle esposte ci dicono che chi dichiara un reddito di 30.000 euro lordi annui, dovrà pagare fino a 171 euro di maggiori imposte e, a salire, chi dichiara 80.000 euro avrà un maggior esborso di oltre 1.000 euro.

La demagogia caratterizza questa finanziaria e a dirlo è stato, primo fra tutti, il Presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Perché? Per esempio per i principi incostituzionali di retroattività che caratterizzano i provvedimenti relativi alle auto aziendali, il leasing immobiliare ed i fringe benefit, tutte cose da ricchi, ovviamente. Non crediamo che questa manovra passerà indenne dall’esame del Parlamento, commissioni comprese. Non lo crediamo perché già si sentono lontani i tam-tam di chi, nella maggioranza rappresenta “l’anima più riformista” (…) e prepara la fronda, scontento ed impaurito dalla reazione del proprio elettorato. DS e Margherita potranno difenderla in pubblico ma i rutelliani già fanno capire che “si dovrà discutere”.

Gli ostacoli ad una revisione provengono dall’asse comunisti-rifondaroli-verdi e dalla possibilità che qualcuno tenti di porre la fiducia sul maxi-emendamento. Ma Pierluigi Castagnetti dice:

«Credo che alla Camera ci sia la possibilità di approvare la Finanziaria senza la fiducia, perché c’è lo spazio anche temporale per poterla discutere in modo disteso.»

Speriamo in bene.

(Grazie a laVoce.info)

Update: contrordine, non ci dobbiamo preoccupare dell’aumento della tasse.

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Comments (2) lasciato to “La finanziaria delle promesse (mancate)”

  1. GIAMBA ha scritto:

    UNA RAPPRESENTAZIONE ESATTA ED ESAUSTIVA DELLA DEMOCRAZIA (?) ITALIANA

    I partiti esistono per tutelare se stessi e la propria sopravvivenza,legiferano per difendere se stessi e sopravvivere,creando le condizioni favorevoli alla propria sopravvivenza (esempio le leggi sul finanziamento ai partiti) e cancellando quelle sfavorevoli (esempio le leggi antiintercettazioni telefoniche o sull’indulto)..

    Lo scopo della loro sopravvivenza,che difendono nel modo descritto sopra, è quello di tutelare,sempre legiferando,il potere economico,che li finanzia.

    Siamo all’interno di un meccanismo definitivo,immutabile e non più controllabile.

    Le liste dei candidati da eleggere sono decise dai partiti,che stabiliscono quindi anche gli eletti,che sono ovviamente individui il cui ruolo è quello di portare avanti quel meccanismo.

    Per rafforzare il meccanismo e garantirne la riuscita,i mass media,controllati dal potere economico,orientano il voto verso quelli che difendono i loro interessi.

    Deputati e senatori sono materialmente eletti dal popolo,nelle elezioni,ma in realtà scelti e portati in Parlamento dai partiti-strumento del potere economico,con i meccanismi sopra descritti.

    Il governo,sostenuto da una maggioranza di deputati e senatori eletti con i meccanismi sopra descritti,opera per difendere gli interessi del potere economico.

    Siamo di fronte ad un meccanismo definitivo,immutabile e fuori dal controllo del popolo,che in democrazia dovrebbe essere “sovrano”.

    Quelli che dicono di volerlo cambiare o sono dei pazzi incoscienti,magari ispirati da nobili motivazioni,ma che non hanno capito l’impossibilità di modificare un meccanismo chiuso e perfettamente strutturato.

    O,peggio,individui che fingono di “voler cambiare” per assolvere alla funzione di “specchietto per le allodole” di chi ha bisogno di sfogarsi.

  2. r. ha scritto:

    Se si votasse oggi la sinistra prenderebbe i voti dei soli 5 milioni iscritti alla Cgil. Si alla camera non pone la fiducia. Perchè aveva paura di andare sotto?

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