Non tutte le aggressioni vengono per nuocere

Nella vicenda dell’aggressione subita da Gianpaolo Pansa a Reggio Emilia in occasione della presentazione del suo libro “revisionista”, a molti è sfuggito un aspetto non di poco conto. Pansa non è stato attaccato tanto per in contenuti dei suoi scritti ma per ciò che la sua persona rappresenta e cioè l’incarnazione dell’intellettuale che cerca di riscrivere la storia in chiave obbiettiva, rompendo i tabù ed i blocchi ideologici della sinistra post-comunista.
Lo scrittore si è chiesto chi poteva sapere di questo marginale avvenimento, organizzato in un piccolo albergo, alla presenza di un numero limitato di ascoltatori e tenuto conto che i 12 facinorosi provenivano da Roma ed avevano fatto la trasferta a bordo di un pulmino. Il sospetto che dietro di loro si siano celati dei manovratori è più che legittimo, viste certe posizioni politiche di una parte delle sinistra, temeraria al punto da definire Bertinotti un venduto revisionista.
Il metodo usato ben lo conosciamo. Si è trattato di un’azione intimidatoria ed intollerante, con la quale questo gruppo di facinorosi ha tentato di chiudere la bocca a chi cerca da anni di aprire uno spiraglio di verità su uno dei capitoli più tristi della nostra storia contemporanea e lo fa da sinistra.
Le reazioni sono state immediate. A partire dai presenti che hanno risposto in coro all’intonazione di “Bella ciao” scadendo da alta voce la parola “libertà!”, per finire al Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, solidale con Pansa. Ma tutto ciò non serve e non servirà a cambiare certi atteggiamenti, il cui utilizzo spazia dai più accaniti antisemiti che non permettono ad illustri intellettuali israeliani di apparire nelle aule universitarie, per finire agli islamofascisti, ben organizzati quando di tratta di censurare con le minacce qualsiasi tentativo di fornire un punto di vista obbiettivo all’osservazione delle violenza islamica. Per tutti questi intolleranti, i responsabili sono sempre “gli altri”, i provocatori. Se Pansa tocca la storia dei partigiani, lo fa a suo rischio e pericolo e se l’estrema destra vuole manifestare pacificamente per le vie di una città, se l’è andata a cercare. E se un occidentale cristiano sostiene che vi è una pericolosa deriva di violenza insita nella genesi del Corano, ci scappa subito il morto.
Azioni dimostrative che intimidiscono e non ci permettono di dimenticare i pericoli che corrono le democrazie, tanto solide quanto fragili se si tratta di difendere la libertà di espressione. Alla fine, comunque, chi ci guadagna, paradossalmente, è lo stesso Pansa, al quale questa vicenda ha portato un’insperata ascesa alla ribalta delle cronache, che gli frutterà un aumento immediato della sua popolarità ed un impennata delle vendite dei suo ultimo libro, la cui attrattiva si somma ora con la voglia di portargli solidarietà. Alla faccia degli anticapitalisti.


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