Delegittimiamo il velo

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Il ministro della solidarietà sociale, Franco Ferrero, sostenendo che “il velo non è un problema“, implicitamente sostiene che la condizione di sottomissione della donna nel mondo islamico non è affar nostro. Due sono le questioni: da una parte abbiamo un simbolo ed uno strumento usato nell’Islam dal genere maschile e dall’altro abbiamo i riflessi del suo utilizzo nell’ambito della vigenti leggi italiane. E in entrambi i casi, il mondo occidentale si sta muovendo su una china molto pericolosa.

Ci sono molte voci, anche di donne, che si levano alte al di dentro e al di fuori del mondo islamico, per proclamare l’uso del velo come una libera scelta. In realtà chi sceglie deliberatamente di coprirsi il viso (e il corpo), è una infima minoranza, spesso appartenente proprio a quell’Islam intollerante contro il quale siamo schierati. La maggior parte delle donne che indossano un niqab o il burqa, lo fanno solo in pubblico obbligate da marito e familiari, prevalentemente perché “la libido è più potente nella donna che nell’uomo“, la donna non riesce a gestire la sua sessualità come l’uomo e così, velata, non farà nascere negli uomini un desiderio che potrebbe indurre in tentazione.

Come si pongono l’ordinamento giuridico italiano e l’orientamento delle autorità? Una sentenza della Cassazione del 2004 ha deliberato che “la religione musulmana impone alle credenti di portare il velo“. Nello stesso anno, una circolare della Polizia di Stato, (organo sottoposto al Ministero degli Interni, del quale, all’epoca era ministro Giuseppe Pisanu, berlusconiano di ferro), ha autorizzato l’utilizzo del burqua, “segno di una tipica fede religiosa ed una pratica devozionale“. E’ notizia di questi giorni che il Tribunale Amministrativo Regionale, con la sentenza n. 645 del 18 ottobre 2006, non solo ha respinto un’ordinanza del sindaco di Azzano Decimo (PD), con la quale si ordinava ai residenti «di adeguarsi alle norme che fanno divieto di comparire mascherati in luogo pubblico», ma ha addirittura sostenuto che “…un generale divieto di circolare in pubblico, indossando tali tipi di coperture, può derivare solo da una norma di legge che lo specifichi“. Leggi: la legge vieta di circolare in pubblico senza mostrare il proprio viso, ma la norma non vale per il burqua o il nijab perché per queste fattispecie bisognerebbe emanare una legge ad hoc. Quindi non c’è nessuna possibilità di applicazione della legge 152/1975 sulla tutela dell’ordine pubblico per le persone che indossano il velo.

A questo punto dell’evoluzione storica, ci troviamo in un paese nel quale gli organi giudicanti, paradossalmente, avvallano usi e tradizioni liberticide che violano alcuni dei principi fondanti degli ordinamenti giuridici e costituzionali del nostro paese. E ben fa l’imam delle moschea di Segrate, Ali Abu Shwaima, a sostenere che siamo ignoranti. Infatti noi non solo conosciamo poco le interpretazioni date al Corano dalle organizzazioni affiliate alla Fratellanza Musulmana, ma non possiamo certo argomentare contro personaggi come lui, quando i nostri tribunali e la Cassazione legittimano a colpi di sentenze l’uso di questo simbolo liberticida e violento,.

Che sia permesso o meno dal Corano, il velo è permesso dallo Stato. Il che, di per sé è un problema ma potrebbe essere facilmente risolto con una norma di legge. Parliamo di leggi, certo non delle pacche sulle spalle date dal Presidente del Consiglio, Romano Prodi, quando invita le donne a “svelarsi”; non sa (o fa finta di non sapere) che l’invito dovrebbe essere rivolto piuttosto ai loro mariti, veri responsabili di questo genere di coercizioni. Ciò che, invece, è problematico, sono le apparizioni di individui insidiosi e pericolosi come Abu Shwaima, militanti di lungo corso, già condannati per pratiche mediche “poco chiare” che si tenevano all’interno della moschea di Segrate e portatori di istanze non compatibili con uno stato ed una società moderna.

Non possiamo però fare una colpa né a lui né alla comunità islamica se questi ed altri episodi, sono legittimati dall’informazione via etere e se questi personaggi godono di potere, popolarità e sono in grado di fare proseliti. Se sono in quella posizione è perché nessuno li ha sottoposti ad una seria verifica delle loro credenziali di “leader spirituali all’interno di una comunità dove si sono affermati con i loro schemi e le loro interpretazioni. Nei paesi musulmani, la possibilità data ad un imam di aprire una moschea non dipende da balzelli burocratici come da noi. Per essere un leader che influenza la vita e le coscienze di molti individui devoti, occorre disporre di requisiti minimi di preparazione ed avere un curriculum di tutto rispetto. Se questo criterio fosse utilizzato anche nel nostro paese, avremmo risolto a monte molti problemi e storture e la discussione sull’opportunità della costruzione di una moschea non si limiterebbe all’altezza del suo minareto.

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Comments (2) lasciato to “Delegittimiamo il velo”

  1. JimMomo ha scritto:

    Cito il post a blogroll (stasera, ore 23,30, su RR)

    ciao

  2. Perla ha scritto:

    Ciao cuginetto lontano! -)

    Se non sbaglio la legge del ‘75 che hai citato, rientrava in un pacchetto anti-terrorismo…ironia della sorte.

    Ci sono dei risvolti strani nell’uso del velo di cui forse un giorno parleremo. (?)

    Un abbraccio

    Perla

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